Popolazione mondiale:

Popolazione italiana:

Giovani (0-19 anni):

Anziani (64+ anni)

La grande incognita: quale sarà la dimensione del declino demografico? 

In assenza di modelli in grado di prevedere l’andamento del tasso di natalità, UN DESA ritiene che previsioni demografiche di lungo periodo siano impossibili. Michele Bruni si chiede se  le  informazioni già disponibili sull’andamento della popolazione dei paesi ormai alla fine del sentiero che li sta conducendo dal  regime demografico naturale al regime demografico del controllo consentano di avanzare ipotesi ragionevoli e su tali basi azzarda una previsione secondo la quale, verso la fine del prossimo secolo, la popolazione totale  del Pianeta ritornerebbe ai valori del 1950. 

Nell’esercizio previsivo a lunghissimo termine pubblicato da UN DESA nel 2004 si legge:

Qualsiasi proiezione demografica che si estenda 100, 200 o 300 anni nel futuro è poco più che una congettura …. Costruire proiezioni a lungo termine … è un po’ come prevedere l’esito di una partita di basket dopo i primi cinque minuti. Nessuno può farlo in modo affidabile (UN DESA, 2004).

In sostanza, per fare previsioni bisogna disporre di modelli comportamentali;  in loro assenza l’alternativa è costruire degli scenari. Tali scenari risulteranno più o meno accurati a seconda delle nostra capacità di formulare ipotesi realistiche, il che risulta tanto più complicato quanto più lunga è la durata degli scenari e quanto più breve è il periodo rispetto al quale disponiamo d’informazioni ragionevolmente affidabili.

Credo si debba riconoscere che la pretesa della teoria del capitale umano di fornire una spiegazione delle scelte riproduttive delle nostra specie (Cigno, 1994) si sia rivelata eccessivamente ambiziosa e colpevole di una visione meccanicistica della natura umana che riesce sempre a sorprenderci con la sua naturale inclinazione a seguire le proprie pulsioni. In conclusione, non abbiamo teorie sulle quali fondare previsioni delle nascite né  tantomeno delle morti. 

D’altra parte, va riconosciuto che cominciamo a disporre di serie storiche sulle principali variabili demografiche di notevole lunghezza e di crescente affidabilità e che l’adozione della narrativa della Transizione demografica come framework delle proiezioni ha portato alla produzione di previsioni del saldo naturale sempre più affidabili.

Negli ultimi due secoli, la progressiva diffusione a tutti i paesi del Pianeta di un nuovo regime demografico, il regime demografico del controllo (Bruni, 2023), sta conducendo la popolazione della Terra da una fase di espansione a tassi crescenti  ad una  fase di contrazione. In questo processo possiamo individuare le seguenti tre fasi: 

Una prima fase nella quale la popolazione mondiale continuerà ad aumentare a tassi  decrescenti a seguito della diminuzione dei saldi nazionali positivi e dell’aumento di quelli  negativi; questa fase si concluderà con la fine di un periodo di oltre quattro secoli di crescita demografica ininterrotta;

Una seconda fase nella quale la popolazione del Pianeta diminuirà per il prevalere dei saldi negativi su quelli positivi; questa fase si concluderà con l’esaurimento dei tassi nazionali positivi;

 Una terza fase nella quale tutti i saldi nazionali saranno negativi e il nuovo regime demografico del controllo coprirà l’intero Pianeta. 

I principali istituti di statistica internazionali hanno fissato il passaggio dalla prima alla seconda fase  tra il 2060 e il 2086 e hanno indicato valori del livello massimo che verrà raggiunto dalla Popolazione mondiale compresi tra 9,3 e 10,3 miliardo (UN DESA, 2004, 2024; IIASA, 2024, The Lancet, 2020). Al momento vi sono però chiare indicazioni, a partire dall’ulteriore crollo della natalità appena segnalato dalla  Cina, che le nascite stiano diminuendo più rapidamente del previsto e ciò fa pendere la bilancia per le date a noi più vicine e per i valori massimi più bassi. Per quanto riguarda invece l’andamento di lungo periodo della popolazione mondiale, regna il buio più assoluto.

Nel 2004 ipotesi alternative sulla fecondità portarono UNDESA a stimare la Popolazione mondiale del 2300 tra i 2,3 miliardi dello scenario basso e i 36,4 miliardi di quello alto, a fronte di  una sostanziale stazionarietà intorno ai 9 miliardi dello scenario intermedio (UN DESA, 2004). Ciò, da un lato mostra la rilevanza delle ipotesi, dall’altro rende evidente che gli addetti ai lavori non hanno la più pallida idea di quello che succederà alla popolazione mondiale nei prossimi secoli. 

D’altra parte, la storia delle previsioni demografiche è la storia di fallimenti rimasti famosi anche per la statura scientifica degli studiosi coinvolti -Malthus, Keynes (Keynes, 1937) ed Ehrlich (Ehrlich, 1968) spiccano su tutti-  mentre più recentemente è risultata evidente anche l’incapacità dei demografi di prevedere il cambio di segno dei flussi migratori di numerosi paesi europei. 

Incoraggiato dalla consapevolezza che se sbaglierò mi troverò in una illustre compagnia, vorrei provare ad azzardare una previsione dell’andamento di lungo termine della popolazione mondiale. 

Riprendendo il ragionamento di UN DESA, si potrebbe affermare che la partita di Pallacanestro di cui dobbiamo prevedere l’esito è ora circa a metà tempo e che il nostro pronostico può avvalersi di alcuni fatti che sembrano assodati. I dati a nostra disposizione mostrano che tutte le partite in  corso seguono lo stesso copione e alcune sono così avanzate da permetterci di prevedere con buona probabilità come andrà a finire. In pratica, dato che tutti i paesi della terra camminano lungo lo stesso sentiero, possiamo utilizzare l’esempio dei paesi in testa alla file per prevedere quello dei paesi che li seguono, e quindi della Terra nel suo complesso. 

La Figura 1 mostra l’andamento della Popolazione totale in Europa e in Giappone (paesi nei quali  la Rivoluzione demografica è iniziata  relativamente presto), nonché in Cina e Corea (paesi nei quali la Rivoluzione demografica sta procedendo a velocità elevata). In tutti e quattro i casi, la Popolazione totale sta tracciando un semicerchio  e il valore previsto per il 2100 risulta inferiore, con l’eccezione della Cina che credo però si allineerà ben presto a  questa soluzione, al valore del 1950. Infine,  in Cina e Giappone la popolazione dovrebbe impiegare un tempo analogo per raggiungere il  valore massimo e ritornare al  valore iniziale.

La  Popolazione totale del Pianeta ha già percorso un buon tratto del sentiero in salita e potrebbe iniziare la discesa tra 35-40 anni; ciò suggerisce che se i paesi che non sono ancora entrati nella terza fase della Rivoluzione demografica fin atto percorreranno, come è estremamente probabile, tutto il sentiero verso il nuove regime demografico, la Popolazione totale della Terra  potrebbe scendere sotto i tre miliardi nella seconda metà del prossimo secolo. 

L’unica cosa che potrebbe impedire questo risultato sarebbe un deciso aumento della fecondità nei paesi già nella terza fase della Rivoluzione demografica, un evento che mi sembra altamente improbabile.

Tuttavia, già prima tutto il pianeta sarà avvolto da un rigido inverno demografico (Schooyans, 1999) che potrebbe però preludere ad una nuova primavera nella quale la natura, non più vilipesa dal suo ultimo e potente inquilino, potrebbe rivendicare la propria supremazia e gli uomini, riconosciuta l’importanza e la bellezza di tale evento, potrebbero considerare con favore l’idea di avere una famiglia più numerosa.

Per saperne di più

Bruni, M. (2023, June 27). I flussi migratori internazionali: Una tesi dal lato della domanda. Neodemos.

Cigno, A. (1994). The economics of the family. Clarendon Press.

Ehrlich, P. R. (1968). The population bomb. Ballantine Books.

International Institute for Applied Systems Analysis. (2024). Populations of the future: Updated tool helps to visualize projections.

Keynes, J. M. (1937). Some Economic Consequences of a Declining Population. The Eugenics Review, 29(1), 13–17. 

Malthus, T. R. (1798). An essay on the principle of population: As it affects the future improvement of society, with remarks on the speculations of Mr. Godwin, M. Condorcet, and other writers. J. Johnson.

Schooyans, M. (1999). Le crash démographique. Le Sarment-Fayard.

United Nations, Department of Economic and Social Affairs. (2004). World population to 2300. United Nations.

United Nations, Department of Economic and Social Affairs. (2024). World population prospects. United Nations.

Vollset, S. E., et al. (2020). Fertility, mortality, migration, and population scenarios for 195 countries and territories from 2017 to 2100: A forecasting analysis for the Global Burden of Disease Study. The Lancet, 396(10258), 1285–1306.

PDFSTAMPA

Condividi questo articolo

Sostieni Neodemos


Cara Lettrice e caro Lettore, fare buona e seria divulgazione è il mestiere che esercitiamo da 15 anni con impegno e entusiasmo e, ci dicono, con autorevolezza. Dacci una mano a fare il nostro lavoro e rafforza la nostra indipendenza con un contributo, anche piccolo. Ci aiuterà a sostenere i costi di Neodemos, e ci incoraggerà a far meglio.

Grazie!

Iscriviti alla nostra newsletter


Due volta la settimana, riceverai una email che ti segnalerà i nostri aggiornamenti


Leggi l'informativa completa per sapere come trattiamo i tuoi dati. Puoi cambiare idea quando vuoi: ogni newsletter che riceverai avrà al suo interno il link per disiscriverti.

Potrebbero interessarti anche