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Cosa ci dice l’ultima indagine PISA?

La pubblicazione degli esiti dell’indagine campionaria OCSE-PISA,  sulle competenze degli studenti quindicenni in 91 paesi, porta, secondo Stefano Molina, una buona e una cattiva notizia. La buona notizia è che, rispetto ai Paesi partecipanti sin dall’inizio all’indagine, in un quarto di secolo l’Italia ha saputo recuperare i suoi consistenti ritardi. La cattiva notizia è che ciò è avvenuto più per demeriti altrui – in maggiore difficoltà di fronte alle sfide inedite della pandemia sui sistemi d’istruzione – che non per nostri meriti.

Perché OCSE PISA è importante

La pubblicazione ogni tre anni degli esiti dell’indagine OCSE-PISA (acronimo di Programme for International Student Assessment) è un evento davvero importante per chi si occupa di istruzione: rivela infatti come stanno funzionando, in una fase di profondi cambiamenti, i diversi sistemi scolastici presenti sulla scena internazionale. L’indagine si concentra sulle competenze degli studenti e delle studentesse di 15 anni, un’età prossima alla fine del periodo di istruzione obbligatoria e quindi ideale per valutare se le giovani generazioni abbiamo acquisito o meno strumenti ritenuti indispensabili per la loro vita futura.

Oltre a monitorare lo stato di salute dei sistemi educativi, i risultati di PISA vengono anche considerati validi predittori della crescita economica. Noti economisti dell’istruzione come Eric A. Hanushek e Ludger Woessmann sostengono che gli anni di scolarizzazione (la quantità di istruzione incorporata in una popolazione) spiegano solo parzialmente la crescita del PIL pro capite, che invece si muoverebbe di pari passo con la qualità dell’istruzione – ciò che le persone sanno effettivamente fare – misurabile proprio grazie a PISA.  

Giunta alla nona edizione, l’indagine adotta un metro di valutazione che si mantiene coerente nel tempo: il punteggio di un Paese può variare solo se siano effettivamente variate le capacità dei suoi quindicenni, e non per una variazione nella difficoltà del test. 

Il progetto coinvolge un numero considerevole, e crescente, di Paesi: da un nucleo di 32 partecipanti alla prima indagine pionieristica del 2000 si è passati ai 91 dell’ultima indagine, tra i quali tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea. Per avere un’idea di quanto colossale sia stata l’operazione organizzativa e statistica dietro a PISA 2025 basti sapere che le sue prove, della durata di circa due ore, hanno impegnato ben 760.000 ragazzi e ragazze (9.000 in Italia), rappresentativi di una popolazione di circa 33 milioni di studenti quindicenni (nelle nostre scuole poco più di mezzo milione).

Quali sono le aree indagate? 

L’indagine si concentra su tre domini fondamentali: 

• la capacità di comprendere il significato e le diverse sfumature di un testo scritto (lettura)

• l’abilità nell’utilizzare e interpretare numeri, figure geometriche, funzioni ed equazioni, in vari contesti (matematica);

• l’uso delle conoscenze scientifiche per identificare questioni, spiegare fenomeni e trarre conclusioni basate sui dati (scienze).

A questi ambiti sempre presenti – scelti sia perché ritenuti basilari, sia per la loro comparabilità sulla scena internazionale – vengono di volta in volta affiancati ambiti opzionali: nell’ultima indagine si sono esplorate la consapevolezza dei problemi ambientali e l’intenzione di contribuire di persona alla costruzione di un futuro più sostenibile, e la padronanza del digitale per la risoluzione di problemi. 

Alcuni risultati dell’ultima rilevazione

“Se mi considero non mi rallegro. Ma se mi confronto, esulto”. La celebre frase attribuita a Talleyrand suggerisce una possibile sintesi per l’Italia: in un quadro internazionale segnato da un peggioramento generalizzato, l’Italia mostra una discreta tenuta. 
Procediamo con ordine. I grafici 1, 2 e 3 (Figura 1) mostrano l’evoluzione dei risultati per la media dei Paesi Ocse. 

Rispetto al punteggio medio di circa 500 punti restituito dalle prime rilevazioni (anno 2000 per la lettura, 2003 per matematica e 2006 per scienze), l’indagine del 2025 rivela per l’insieme dei Paesi OCSE punteggi significativamente più bassi. Una spiegazione ricorrente chiama in causa la pandemia, la conseguente interruzione delle attività scolastiche e gli esiti non sempre soddisfacenti di una didattica a distanza improvvisata. La stessa pandemia ha interrotto la cadenza triennale della rilevazione, slittata dal 2021 al 2022. 
Come si colloca l’Italia? L’evoluzione nel tempo dei punteggi conseguiti dai quindicenni italiani, grafici 4,5 e 6 (Figura 2) mostra un andamento altalenante. 

All’inizio del secolo era consistente il divario negativo che separava l’Italia dalle medie OCSE: 28 punti in scienze e 36 in matematica corrispondevano, secondo gli autori dell’indagine, a circa un anno di scolarità in meno. Mentre i 13 punti di differenza sulla lettura si traducevano in “soli” sei mesi di ritardo. Insomma, un quadro abbastanza sconfortante. Negli anni successivi, la forbice si è chiusa: i divari in scienze e matematica si sono ridotti a 3 e 1 punto (statisticamente non significativi), mentre la capacità di lettura degli studenti italiani nel 2025 è arrivata a superare quella media di 8 punti (con una differenza statisticamente significativa).  

La buona notizia è che, rispetto ai Paesi partecipanti sin dall’inizio all’indagine PISA (come Francia, Germania, Stati Uniti, Corea del Sud…), in un quarto di secolo l’Italia ha saputo recuperare i suoi consistenti ritardi. La cattiva notizia è che ciò è avvenuto più per demeriti altrui – evidentemente in maggiore difficoltà di fronte alle sfide inedite della pandemia – che non per nostri meriti. E più in generale, preoccupa il fatto che, in Italia e in tutta l’area Ocse, dal 2015 a oggi si registra un calo generalizzato degli apprendimenti le cui cause devono ancora essere adeguatamente messe a fuoco. Il rapporto dell’OCSE ipotizza un ruolo ambivalente del digitale e dei social media: se correttamente usati possono senz’altro favorire i processi di apprendimento, ma appaiono sempre più fondati i timori di chi sospetta possano ridurre l’attenzione dei giovanissimi e la loro capacità di sostenere sforzi cognitivi prolungati. 

I confronti internazionali sui dati aggregati tendono comprensibilmente a catturare l’attenzione mediatica, ma per la definizione di politiche scolastiche e strategie didattiche risultano più interessanti le approfondite analisi che periodicamente PISA restituisce sulle diverse forme di disuguaglianze gravanti sui sistemi scolastici e sulla qualità dell’istruzione, a partire dall’influenza del retroterra familiare, socioeconomico e culturale. 

Nel caso italiano, persistono importanti divari territoriali che continuano a seguire un gradiente Nord-Sud. Ad esempio, la competenza di lettura – fondamentale per l’apprendimento in tutti i campi del sapere, anche in quelli scientifici, e per l’esercizio consapevole della cittadinanza – fa registrare un punteggio di 497 nella circoscrizione Nord-Ovest e di 447 nella circoscrizione Sud. Secondo la metrica OCSE ciò significa che a 15 anni i ragazzi meridionali hanno già accumulato nei confronti dei giovani lombardi o piemontesi un preoccupante ritardo compreso tra uno e due anni di scolarità.  

Quanto ai divari di genere, le studentesse confermano il loro forte vantaggio nella lettura: alle prese con la comprensione di un testo scritto staccano nettamente, di ben 28 punti, i loro compagni; e questa differenza si manifesta in tutte le aree del Paese. Di fronte a un problema di matematica il quadro si ribalta: in questo caso gli studenti italiani ottengono 17 punti in più delle loro compagne. La corretta messa a fuoco di questi divari di genere asimmetrici stimola la ricerca e l’applicazione di strategie didattiche mirate: ad esempio, per le ragazze l’apprendimento cooperativo come antidoto a un approccio competitivo alla matematica; per i ragazzi, la diversificazione dei testi da leggere (ad es. fumetti) e un orientamento all’azione attraverso debate o recite teatrali.
Infine, una nota positiva dall’ambito scientifico: grazie al recente miglioramento dei risultati in scienze da parte delle studentesse italiane, si è ormai chiuso il divario tra maschi e femmine.

In conclusione

L’indagine PISA restituisce periodicamente un’impressionante quantità di informazioni sul funzionamento dei sistemi scolastici e sulle reali competenze acquisite dalle giovani generazioni. Dai Ministri dell’Istruzione fino agli insegnanti neoassunti, tutti possono – e forse dovrebbero – ricavare dai risultati dell’indagine stimoli al miglioramento della propria azione educativa.  

Questo perché dotare i cittadini e i lavoratori di domani di una cassetta degli attrezzi sufficientemente ampia e ben fornita, che consenta loro di affrontare con soddisfazione contesti economici, sociali e tecnologici in rapida trasformazione, costituisce un obiettivo cruciale per tutti i Paesi. Diventa un vero e proprio imperativo per quelli, come l’Italia o la Corea del Sud, che dovranno imparare a convivere con un continuo restringimento della popolazione scolastica. 

Per saperne di più

Dal sito dell’OCSE è scaricabile gratuitamente l’intero rapporto PISA 2025

È inoltre disponibile la “country note” dedicata all’Italia:

Sempre curato dall’OCSE può essere consultato il PISA Dashboard, con elaborazioni tratte dalle diverse indagini PISA:

Sul sito dell’Invalsi sono invece disponibili il Rapporto nazionale e diverse infografiche


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