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Politiche della famiglia e politiche migratorie

La rivoluzione demografica in atto sta causando la compresenza di paesi caratterizzati da una carenza strutturale di lavoro e di paesi caratterizzati da un eccesso strutturale di lavoro. L’unico modo per affrontare il problema sarebbe quello di fare ricorso a flussi migratori, ma la risposta universalmente adottata è il ricorso a politiche della famiglia del tutto inefficaci per alleviare i problemi del mercato del lavoro.

Quando una popolazione è investita dalla Rivoluzione demografica (RD), tutte le classi di età che la compongono si muovono lungo un sentiero che ha le stesse caratteristiche di quello percorso dalla Popolazione totale (PT) e nel quale possiamo quindi distinguere tre segmenti caratterizzati rispettivamente da una crescita a tassi crescenti, da una crescita a tassi decrescenti e da un progressivo declino (Bruni, 2022). 

La Popolazione in età lavorativa (PEL), la più estesa e numerosa delle tre grandi classi di età,  occupa una posizione intermedia nella piramide dell’età. Le sue entrate e  le sue uscite riflettono le nascite avvenute rispettivamente 15 e 65 anni prima (Figura 1A)1. Pertanto, essa percorre il sentiero della RD in un tempo più breve di quello impiegato dalla PT, ma presenta variazioni più pronunciate.

La PEL rappresenta la principale fonte dell’offerta di lavoro e le sue variazioni determinano quanti posti di lavoro l’economia debba creare per far fronte all’aumento delle forze di lavoro. Il numero medio annuo di posti di lavoro aggiuntivi necessario per mantenere il Tasso di occupazione (TdO) del pianeta costante al 65%2 è aumentato drammaticamente dal 1950/55 al 2000/2005 (quando la variazione percentuale delle PEL toccò un massimo di 2,6%) passando da 15  a 46 milioni (Tavola 1B).  Da allora il fabbisogno mondiale di posti di lavoro aggiuntivi è progressivamente diminuito agli attuali 32 milioni; dovrebbe scendere  sotto i 10 milioni verso la metà del secolo e diventare negativo a partire dal 2070.

Più in particolare, nei prossimi 25 anni la PEL del Pianeta dovrebbe aumentare solo di 739 milioni rispetto ai 1.637 milioni dei 25 anni precedenti; pertanto, il numero di posti lavoro aggiuntivi necessari per mantenere il TdO al 65% diminuirà da 1.064 milioni  a 480 milioni,  vale dire da 42,6 a 19,2 milioni l’anno.

Ciò potrebbe portarci a concludere che il futuro demografico sia favorevole per la situazione occupazionale del pianeta. Infatti, dopo un lunghissimo periodo di crescita della popolazione in età lavorativa così rapida da impedire al sistema economico globale di creare il numero di posti di lavoro aggiuntivi (decent or  indecent) necessari per far fronte alla crescita dell’offerta di lavoro (ILO, 2020), il raggiungimento di tale risultato potrebbe divenire fattibile. Ciò aumenterebbe la possibilità di ridurre la povertà, la disperazione e lo svilimento morale che derivano dalla carenza di opportunità di lavoro, finora una caratteristica endemica dei paesi più poveri del mondo, ma non solo.

Purtroppo, così non sarà dato che, a causa della Polarizzazione demografica in corso, il fabbisogno globale medio annuo di 19,2 milioni di posti di lavoro sarà la somma algebrica di 30,9 milioni da creare nei paesi più poveri del Pianeta e di 11,7 milioni da distruggere in quelli ricchi. Inoltre, ben 17,7 milioni di posti di lavoro dovrebbero essere creati in Africa, un traguardo ovviamente al di fuori della portata dei paesi di quel continente (Tavola 1)

La  situazione appena delineata dovrebbe suggerire non solo a coloro  che spiegano i flussi migratori internazionali dal lato della domanda (Bruni, 2023), ma anche a coloro che li spiegano dal lato dell’offerta che i flussi migratori internazionali sono inevitabilmente destinati ad aumentare. Dovrebbe anche essere a tutti evidente  che, al di là degli inevitabili costi umani, sociali ed economici che essi comportano, flussi migratori (in linea con il fabbisogno) rappresenterebbero una soluzione vincente non solo per i paesi più sviluppati, ma anche per i paesi di partenza e che sarebbe nel comune interesse che essi non fossero subiti, ma  cogestiti in maniera razionale ed umana (Bruni, 2023; Barsotti &Toigo, 2024).

Di fatto con pochissime eccezioni (la  Russia e in qualche misura anche l’Australia, la Nuova Zelanda e il Canada) i paesi di (potenziale) destinazione si rifiutano di riconoscere  che le cosiddette immigrazioni irregolari sono di fatto una risposta, generalmente quantitativamente corretta, alla loro carenza strutturale di lavoro. Questa scelta ideologica li porta a vedere i flussi migratori come una minaccia all’identità del paese, a concepire le politiche migratorie essenzialmente come una lotta senza quartiere alle immigrazioni irregolari, a investire in maniera del tutto ingiustificata nelle espulsioni; comporta altresì l’incapacità di valutare in maniera corretta la carenza di lavoro che caratterizza il loro mercato del lavoro, il che determina la programmazione di flussi migratori di gran lunga inferiori al fabbisogno.

Contemporaneamente essi stanno tutti attivando politiche della famiglia che, altamente apprezzabili e doverose da un punto di vista sociale, sono quanto meno poco efficaci per frenare il declino della natalità e che, anche qualora fossero un successo, non potrebbero alleviare la carenza strutturale di manodopera per almeno 20 anni.

Si tratta di un interessante paradosso che però non mi sembra altro che una delle tante espressione di una fase storica dominata non dalla morte delle ideologie (uno slogan ideologico funzionale alla promozione di una vulgata riconducibile all’ideologia neoliberale), quanto dal progressivo affermarsi di posizioni conservatrici travestite da quello che vorrebbe essere un pragmatismo neutrale ed oggettivo, ma che di fatto sono espressione di un credo liberista sempre più percorso da pulsioni irrazionali e antiscientifiche e da rigurgiti xenofobi e eugenetici.

Note

1 Le entrate sono rappresentate da coloro che compiono 15 anni e le uscite dal coloro che ne compiono 65 anni e dalle morti nelle età intermedie. .

2 Valore del  Pianeta Terra, secondo ILO nel 2020

Per saperne di più

Barsotti, O., & Toigo, M. (2024). Facciamoci aiutare a casa nostra …. Neodemos.

Barsotti, O., & Toigo, M. (2024). Per aiutarli a casa loro. Neodemos.

Bruni, M. (2022). China, the Belt and Road Initiative, and the century of great migration. Cambridge Scholars Publishing.

Bruni, M. (2023, June 27). I flussi migratori internazionali: Una tesi dal lato della domanda. Neodemos.

International Labour Organization. (2020). World employment and social outlook: Trends 2020.

United Nations, Department of Economic and Social Affairs. (2024). World population prospects. United Nations.

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