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La guerra di Putin non si placa

La guerra in Ucraina continua ad uccidere le forze sul campo, e non solo quelle. Le perdite russe hanno valicato quota 400mila, un multiplo di tutte le perdite cumulate nei conflitti successivi alla seconda guerra mondiale. Secondo Massimo Livi Bacci, che ci aggiorna sulla questione, “l’indebolimento demografico non sarà quello che convincerà Putin a negoziare una tregua o una pace”.

La Grande Guerra Patriottica, cioè la seconda guerra mondiale, costò all’Unione Sovietica oltre venti milioni di vite umane, tra militari e civili. Di fronte a quella catastrofe, le centinaia di migliaia di morti provocate dalla guerra di aggressione ancor oggi in atto, appaiono un modesto tributo che l’impero putiniano è costretto a pagare per riappropriarsi dell’Ucraina. Nonostante che “l’operazione militare speciale”, che doveva essere un rapido intervento chirurgico, si sia trasformata in una “vera e propria guerra” (a “real war”), come ammesso dallo stesso portavoce del Cremlino Dmytri Peskov, in una recentissima intervista1. Una guerra che, secondo la propaganda ricorrente, è stata scatenata per colpa dell’aggredito che osa difendersi, e dell’Europa che lo aiuta. Ho citato la Grande Guerra Patriottica non perché “l’operazione speciale” le somigli (tutt’altro, allora era l’URSS la vittima dell’aggressione!), ma per ricordare l’immensa capacità di sofferenza, di resistenza e adattamento del popolo russa, disperso nello sconfinato paese, governato con mano dura dal potere centrale, represso se ribelle, isolato dalla censura. Se negli Stati Uniti qualche centesimo in più del prezzo del gallone di benzina può costare ai repubblicani la maggioranza nel Congresso, non saranno centomila morti in più nella “real war” a scalfire il potere di Putin. Almeno per ora!

Quando le statistiche tacciono…

Non esistono statistiche ufficiali delle vittime del conflitto: le censure in tempo di guerra, non solo in Russia, tengono occultati dati e indizi specifici sul tema. Ma ci sono vie indirette per valutazioni attendibili, come già riferito più volte su Neodemos2. Sono quelle seguite dagli esperti coordinati nel sito russo Mediazone, adesso costretto ad operare all’estero. Le fonti sono di tre tipi: 1) una rilevazione capillare dei necrologi di militari morti apparsi sulla stampa, sui media, e su post dei social, fatta da una rete di volontari e dalla BBC. Naturalmente i dati sottostimano il fenomeno, perché una quota importante dei deceduti non dà luogo a “segnali” e quindi rimane occulta, sfuggendo alla rilevazione. Ma i dati che se ne ricavano forniscono un sicuro “minimo” delle perdite. 2) I dati del Registro Nazionale delle Successioni Omologate (National Probate Registry), nel quale vengono obbligatoriamente inseriti i deceduti (entro sei mesi dal decesso) per consentire la trasmissione agli eredi di beni reali (case, terreni, auto) o finanziari. Non tutti i deceduti vi sono iscritti: molti, soprattutto i più giovani, non hanno eredità da trasmettere, e la proporzione dei non registrati cresce quanto più poveri sono i defunti. 3) Infine una terza via (che però dipende dalla disponibilità di dati adesso in parte occultati dalla censura), si avvale del confronto tra l’andamento “normale” dei decessi per mese degli uomini tra i 15 e i 50 anni (negli anni di pace precedenti la guerra, e il Covid)  e l’andamento dei decessi nel periodo del conflitto, con attribuzione della “discrepanza” in eccesso dei secondi alla mortalità di guerra.

Perdite mai così alte nei conflitti successivi alla Seconda Guerra Mondiale

La Figura 1 riporta l’andamento settimanale (dal febbraio 2022 a tutto il 2025) stimato delle perdite militari (linea nera) e l’andamento rilevato dei nomi dei militari defunti (linea verde), che come detto, rappresenta solo un “minimo” accertato dei decessi. Sono esclusi i decessi di militari stranieri (ad esempio i soldati nord coreani), i dispersi, i disertori e i civili. Nei quasi quattro anni coperti, i decessi militari sarebbero stati 352mila, con massimi nell’ultima parte del 2024 e nella prima parte del 2025, con punte fino a 4mila decessi settimanali. A metà 2026, le perdite totali si situerebbero tra 400 e 450mila. Questo numero si pensa che vada moltiplicato per 2 o per 3 per ottenere il numero dei feriti, che porterebbero a circa 1,5 milioni le persone di fatto eliminate dal conflitto. Le perdite e i decessi russi sono notevoli se confrontate con i conflitti successivi alla seconda guerra mondiale. I caduti sul campo di battaglia in Ucraina sono oltre 28 volte superiori ai caduti sovietici in Afghanistan negli anni ’80, oltre 18 volte superiori a quelli registrati durante la prima e la seconda guerra cecena della Russia negli anni ’90 e 2000, e oltre nove volte superiori a quelli di tutte le guerre russe e sovietiche messe insieme dal secondo dopoguerra. “Il numero delle vittime e dei caduti russi è sbalorditivo. Dalla Seconda guerra mondiale, nessuna grande potenza ha subito in nessuna guerra un numero di vittime o di caduti nemmeno lontanamente paragonabile a questo, lasciando alla Russia un bilancio storico recente cupo e senza precedenti. Rispetto agli Stati Uniti, ad esempio, la Russia ha subito in Ucraina circa quattro volte il numero di caduti che gli Stati Uniti hanno registrato in tutte le loro guerre messe insieme dal dopoguerra (Corea, Vietnam, Afghanistan, Iraq e altri conflitti minori)”. La distribuzione secondo l’età (Figura 2) mostra la massima frequenza delle vittime in età non giovanissime, tra i 36 e i 38 anni. Non ci sono evidenze numeriche circa l’incidenza per categorie sociali, anche se molti indizi indicano una prevalenza dei ceti più sfavoriti, a cominciare dall’invio al fronte di detenuti liberati, o della minore frequenza dei deceduti nelle metropoli di San Pietroburgo e di Mosca. 

Russia indebolità?

La perdita oramai consistente di giovane capitale umano indebolisce sicuramente la società e l’economia russa. La stessa strategia di guerra ha impiegato uomini senza risparmio. Nell’analisi del CSIS già citato: “Perché il numero di feriti e morti tra le file russe è così elevato? Ci sono diverse spiegazioni plausibili: la strategia di logoramento adottata dalla Russia, la sua incapacità di condurre efficacemente operazioni interforze e di guerra congiunta, le tattiche e l’addestramento inadeguati, la corruzione e il morale basso. Inoltre, la strategia di difesa in profondità dell’Ucraina si è rivelata efficace nell’uccidere e ferire i soldati russi, oltre che nel limitare le loro manovre.” Ma non illudiamoci: l’indebolimento demografico non sarà quello che convincerà Putin a negoziare una tregua o una pace.

Note

1Intervista del 6 Luglio 2026 di Peskov su VGTRK, televisione di Stato. 

2Massimo Livi Bacci, Il tremendo costo umano dell’aggressione Russa, Neodemos, 22 Settembre 2023.

3Seth G. Jones and Riley McCabe,  Russian Blood and Treasure The Ballooning Costs of Putin’s War, Washington, Center for Strategic and International Studies, 2026.

4Ibidem

Fonti

Fonte figura 1 – Mediazona.

Fonte figura 2 – Mediazona.

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