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Sviluppo e bassa natalità. L’eccezione di Israele [Parte I]

Sergio Della Pergola

Nel 2015 lo stato d’Israele – al 18° posto su 188 paesi secondo l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) – aveva il più alto Tasso di fecondità totale tra le nazioni maggiormente sviluppate (TFT = 3,1). Per incontrare un TFT più alto bisognava scendere fino alla Giordania (all’80° posto nell’HDI, con 3,3) e a Tonga (al 100° posto, con 3,8). La rapida crescita della popolazione israeliana è derivata dalla combinazione fra una natalità relativamente alta, accompagnata da bassi tassi di mortalità in una popolazione giovane, e un’intensa immigrazione da un’ampia gamma di paesi.

La convergenza riproduttiva di Ebree, Musulmane e Cristiane

Il Grafico 1 rappresenta TFT delle donne ebree in Israele negli ultimi 60 anni a confronto con le donne musulmane e cristiane (in gran parte di etnia araba). A partire dall’indipendenza di Israele nel 1948 si è realizzata una convergenza significativa anche se non completa fra i principali gruppi etnici e religiosi. I TFT dei diversi gruppi di popolazione non sono quasi mai scesi al di sotto del livello di sostituzione delle generazioni. La fecondità stabile e relativamente elevata in Israele riflette fra le altre determinanti le percezioni tutt’ora piuttosto conservatrici dei ruoli della famiglia nucleare nella società, che peraltro non hanno impedito il conseguimento di una forte partecipazione femminile alla forza di lavoro e l’emergere di elites professionali femminili di alto profilo.

La fecondità in Israele è straordinaria in prospettiva internazionale alla luce delle enormi trasformazioni culturali e socio-economiche che sono avvenute: ripetute guerre e altri momenti difficili dal punto di vista della sicurezza, l’arrivo di milioni di nuovi immigrati, rapidi e profondi cambiamenti in un’economia passata dall’esportazione di agrumi e diamanti semilavorati ai più alti livelli di innovazione tecnologica, un costante miglioramento dei servizi sanitari e del tenore di vita. La modernizzazione degli immigrati, in grandissima maggioranza ebrei provenienti da paesi meno sviluppati, si è manifestata in una contrazione nelle dimensioni della famiglia. Ma un fenomeno speculare e ascendente è avvenuto fra gli immigrati provenienti dai paesi a bassa fecondità. La fecondità totale delle donne ebree è la risultante di tali processi di quasi perfetta convergenza interna. La frequenza delle nascite fuori del matrimonio – meno del 2% nel 1990 e poco più del 4% nel 2015 – era ed è rimasta tra le più basse tra i paesi sviluppati.

Un nuovo modello familiare

Negli ultimi 60 anni, il TFT nella popolazione ebraica totale che da 3,6 nel 1955 era sceso lentamente al minimo storico di 2,6 nel 1995, subito dopo l’arrivo della grande corrente immigratioria dall’ex-Unione Sovietica, è risalito fino a 3,1 nel 2015. Tale andamento assolutamente unico per un paese sviluppato è il risultato della coalescenza di diversi modelli familiari tradizionali e moderni in un nuovo stabile tipo israeliano. Significativo è l’apporto alla fecondità totale da parte della minoranza ebraica che aderisce strettamente ai dettami della tradizione religiosa (denominati Haredím = i timorati) e il cui peso sul totale della popolazione è del 10% circa e in aumento (TFT oscillante tra 6 e 7). Ma è ancora più significativo l’apporto della maggioranza moderatamente tradizionalista della popolazione ebraica, e in particolare dei gruppi estremamente secolarizzati. Il TFT di quest’ultimi staziona anch’esso al di sopra dei fatidici 2,1, ed è pure in leggero aumento nel corso degli ultimi anni.

Il TFT delle donne musulmane (3,3 nel 2015) aveva raggiunto livelli da primato negli anni ’60, attorno ai 10 figli, quando gli effetti del forte tradizionalismo familiare di una minoranza isolata rispetto alla maggioranza si sommavano al libero accesso ai moderni servizi sanitari e al migliorato tenore di vita offerto dalla società israeliana nel suo complesso. La transizione verso TFT più moderati è avvenuta a tappe e con una certa resistenza durante gli anni 80, dovuta sia a ragioni culturali sia a temporanee variazioni nella struttura del “mercato matrimoniale”. La diminuzione è ripresa a partire dal 2000. Nel settore arabo cristiano, la modernizzazione della fecondità (TFT di 2,1 nel 2015) ha seguito percorsi simili ma a livelli molto inferiori. Le comunità cristiane in Israele (in prevalenza Ortodosse greche) mantengono comunque TFT superiori a quelli di tutte le società a maggioranza cristiana in Europa e in Nord America, e anche il TFT della comunità musulmana in Israele supera ormai quello di molti paesi correligionari in Medio Oriente e Nord Africa.

L’eccezione d’Israele nella disapora ebraica

Le tendenze della fecondità hanno significativamente influenzato l’equilibrio demografico in Israele, quindi la sua posizione strategica regionale e globale e le relazioni con i vicini nel contesto del tuttora non risolto conflitto arabo-israeliano. A loro volta, le tendenze in espansione della demografia ebraica in Israele contrastano assolutamemte con i processi recessivi in corso da molto tempo nelle principali comunità ebraiche nel mondo. Si modifica pertanto profondamente la dialettica bilaterale fra stato d’Israele e Diaspora ebraica.

Leggi anche: Parte II

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