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Una misura della vivacità demografica dei comuni italiani

Diminuzione della popolazione e invecchiamento caratterizzano la dinamica demografica italiana, seppure in maniera differenziata sul territorio. Francesca Paradisi e Alessandro Valentini, attraverso un Indice di vivacità demografica, mettono in luce le peculiarità dei comuni, con particolare attenzione alle aree interne.

L’invecchiamento corre, ma a diversa velocità

In Italia si sta assistendo a una accelerazione dei processi di declino e di invecchiamento della popolazione . Nel periodo dal 2019 al 2025 la popolazione residente è diminuita di  circa 900mila persone e contemporaneamente l’indice di vecchiaia è cresciuto da 174,0 a 207,6. Tale trend negativo è destinato a continuare nel prossimo futuro, come testimoniano tutti gli scenari previsti dalle recenti proiezioni demografiche prodotte Istat. Nelle diverse regioni la situazione appare variegata: la perdita di popolazione è particolarmente rilevante in Molise (-5,2%), Basilicata (-5,1%) e Calabria (-4,2%). Viceversa, si riscontra un incremento solo in Trentino-Alto Adige (+1,12%). L’indice di vecchiaia cresce ovunque, ma l’aumento in termini di punti percentuali è più rilevante in Sardegna (+69,0), Basilicata (+45,7) e Valle D’Aosta (+45,4). 

Un indice per misurare la vivacità demografica dei territori

Un’analisi congiunta degli aspetti relativi al declino della popolazione e all’invecchiamento può essere realizzata, fino al dettaglio comunale, attraverso una misura sintetica denominata Indice di vivacità demografica (IVD)

L’indice di vivacità demografica si basa sull’assunto secondo il quale a valori più elevati dell’indice corrisponde una casistica in cui la popolazione aumenta (o diminuisce meno in relazione al contesto) e dove la struttura per età ringiovanisce (o invecchia meno che altrove); viceversa, a valori più bassi corrisponde una popolazione tendenzialmente in declino con una struttura per età che sta invecchiando (rispetto ad altri territori). IVD è composto da 8 indicatori che contemplano due dimensioni: 1. dinamica (DIN), in termini di tassi di natalità, mortalità, immigrazione ed emigrazione; 2. variazioni nella struttura per età (VST), espresse dai cambiamenti nella quota di giovani (fino a 14 anni), nella quota di anziani (con 65 anni e più), nonché dalle variazioni nell’indice di struttura della popolazione attiva (40-64 anni su 15-39) e di quella anziana (85 anni e più su 65-84). Gli indicatori sono standardizzati utilizzando il metodo min-max  e la sintesi, sia per dimensione sia complessiva, è effettuata utilizzando la media aritmetica semplice (in maniera tale da attribuire a tutti gli indicatori la medesima importanza). La scala di riferimento dell’indice è compresa tra 0 (minimo teorico) e 200 (massimo teorico) ed è centrata attorno al valore 100 (dato medio Italia 2019). Il calcolo di IVD è effettuato fino al dettaglio comunale (per i 7.896 comuni esistenti al 01.01.2025).

Dinamica demografica: coste vivaci e montagne in affanno

La Figura 1 riporta a livello nazionale l’andamento dell’Indice e delle sue due componenti DIN e VST dal 2019 al 2024. Il valore di IVD tende a diminuire nel tempo raggiungendo il livello di 99,38 nel 2024 (-0,62 punti). Questa diminuzione dipende da effetti distinti. Nel 2020 si è registrata una significativa variazione, di segno opposto, sia sulla componente strutturale (+0,87 punti) che sulla componente dinamica (-1,14 punti). Le ragioni sono contingenti e principalmente legate alle conseguenze del Covid, che ha causato un aumento dei decessi, in particolare tra gli anziani, con un effetto di ringiovanimento della popolazione. Negli anni successivi, DIN cresce leggermente ma rimane sempre al di sotto del valore iniziale del 2019; VST diminuisce secondo un modello lineare scendendo sotto 100 nel 2023 a significare il progressivo invecchiamento della popolazione.

Tra le regioni (Tabella 1) nel 2019 l’indice di vivacità demografica più elevato si riscontra in Trentino-Alto Adige (101,78), seguito da Lombardia (100,57), Campania (100,48), Emilia-Romagna (100,40). Sopra la media nazionale anche il Lazio (100,06) e la Sicilia (100,05). Viceversa la Sardegna (98,53) è la regione con il più basso livello di vivacità, seguita breve distanza da Molise (98,70), Liguria (99,03) e Basilicata (99,05). Nel 2024 si assiste ad un peggioramento generalizzato in tutti i territori, ad eccezione di Liguria (+0,10) e Molise (+0,06), che nonostante ciò rimangono con valori molto bassi. Le regioni con una decrescita di IVD superiore rispetto a quella media nazionale sono 7, tra le quali ben 5 che nel 2019 avevano valori più elevati del dato nazionale (ovvero Trentino-Alto Adige, Lombardia, Campania, Lazio e Veneto), cui si aggiungono Valle D’Aosta e Sardegna, quest’ultima che accresce ulteriormente il suo primato di regione più critica.

Scendendo nel dettaglio comunale, la Figura 2 riporta il cartogramma con i dati di IVD per quintile nell’anno base. Si nota che i valori più elevati tendono a distribuirsi nelle aree del Nord (in inTrentino-Alto Adige e nella Pianura Padana), lungo le principali vie di comunicazioni e la costa tirrenica centro-meridionale. Al contrario il livello di vivacità demografica più basso in assoluto si riscontra nelle zone interne, specialmente in quelle montuose, e nelle municipalità della Sardegna. In termini di popolazione, nel 2019 oltre il 60% vive nei comuni più vivaci dal punto di vista demografico (4o e 5o quintile), mentre quasi il 15% vive in quelli più critici (1o e 2o quintile). Nel 2024 la percentuale di popolazione che vive nei comuni più vivaci si riduce di oltre il 10 punti, mente quella che vive nei comuni più critici si accresce di altri 5 punti.

Concentrandosi sulle aree interne e seguendo la classificazione proposta dall’Istat basata sulla distanza dai servizi essenziali (Figura 3), la popolazione risulta più vivace nelle aree prossime ai servizi (istruzione, sanità e trasporti), e meno vivace nelle aree più periferiche. 

I Comuni “polo” e “polo intercomunale” presentano congiuntamente l’offerta dei tre servizi essenziali: salute, istruzione e mobilità; la “cintura”: raccoglie i Comuni a distanze relativamente contenute (inferiori alla mediana della distribuzione delle distanze) da un Polo o da un Polo intercomunale. I Comuni “intermedi” presentano una distanza dal più vicino Comune Polo o Polo intercomunale compresa tra la mediana e il 3° quartile; I Comuni classificati come “periferici”, presentano una distanza dal più vicino Comune polo o polo intercomunale compresa tra il 3° quartile e il 95esimo percentile; i Comuni classificati come “ultraperiferici” presentano una distanza dal più vicino Comune polo o polo intercomunale superiore al 95esimo percentile.

Sia nel 2019 sia nel 2024 le aree di tipo Polo, Polo intercomunale e quelle della prima periferia (Cintura e Intermedi) sono quelle con valori più elevati di IVD, mentre le aree periferiche e ultra-periferiche sono quelle più critiche. Tuttavia tra il 2019 nel 2024 si è registrato in decremento dell’indice più marcato nelle aree demograficamente più vivaci, con una conseguente riduzione della distanza tra le diverse tipologie di aree interne.li.

Per saperne di più

Bottazzi G., Puggioni G. 2013. Il malessere demografico. In REGIONE SARDEGNA (Ed), Comuni in estinzione, gli scenari dello spopolamento in Sardegna, Cagliari: Regione Sardegna, pp. 9 – 14

Mazziotta M, Pareto A. 2024. Statistica per gli indici compositi, Torino: Giappichelli editore.

Valentini A. Paradisi. F. 2024, Statistica ufficiale ed esigenze informative del territorio. Buone pratiche dal protocollo d’intesa tra Istat, Regioni e province autonome, Anci e Upi, Roma: Istituto nazionale di statistica.

Valentini A. Paradisi. F. 2025, Demographic vitality in Italian municipalities: measurement and features of the most dynamic areas, Accettato per la pubblicazione nella Rivista della SIEDS.

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