Popolazione mondiale:

Popolazione italiana:

Giovani (0-19 anni):

Anziani (64+ anni)

Le Nazioni Unite, lo sviluppo demografico del mondo e il World Population Day

Mutamenti. Le popolazioni nel mondo oggi e domani

Si terrà domani, presso il Centro Congressi di Palazzo Invernizzi, a Milano, la prima edizione di “Mutamenti. Le popolazioni nel mondo oggi e domani”, un nuovo ciclo di incontri dedicato ai grandi temi demografici contemporanei. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Fondazione Invernizzi e Neodemos, con l’obiettivo di promuovere un appuntamento annuale in occasione della Giornata Mondiale della Popolazione (11 luglio), istituita dalle Nazioni Unite nel 1989. Nell’incontro, che può essere seguito in streaming a questo link, parleranno Giuseppe Bertoni (Presidente della Fondazione Invernizzi e Università Cattolica del Sacro Cuore) Massimo Livi Bacci (Università di Firenze e Accademia dei Lincei), Patrizia Farina (Università di Milano-Bicocca) e si chiuderà con una lecture di David Reher (Università Complutense di Madrid).

Modera l’incontro Luca Paolazzi

Il nuovo e-book di Neodemos: Geodemografia 2024-25

Nell’appuntamento di domani, sarà presentata la settima edizione dell’e-book Geodemografia preparato da Neodemos, col concorso della Fondazione Invernizzi e contenente gli articoli pubblicati nel 2024 e nei primi sei mesi del 2025 sui temi più rilevanti della demografia internazionale. Nell’e-book, i 23 articoli che lo compongono sono presentati in 5 sezioni: “Ricorrenze e previsioni”, “Grandi paesi”, “Migrazioni”, Migrazioni e sviluppo”, “Intorno al Mondo”

Una sintesi degli aspetti più rilevanti del cambio demografico nel mondo secondo Neodemos

8,2 miliardi di persone vivono sul pianeta Terra, un numero doppio dei 4,1 miliardi del 1976; il tasso di crescita della popolazione mondiale è però in sensibile frenata, e da oltre il 2 per cento negli anni’60 dello scorso secolo è sceso di quasi due terzi, fino allo 0,8 per cento del 2025. Gli esperti delle Nazioni Unite ritengono che altri due miliardi di persone possano aggiungersi agli oltre otto attuali, prima che la popolazione mondiale arresti la sua crescita, verso gli anni ’60 e  ’70 di questo secolo. Le vicende demografiche del pianeta hanno potenti ricadute sull’ambiente, sui rapporti tra stati e continenti, sulle condizioni di vita, economiche e sociali di miliardi di donne e di uomini. 

Effetti sull’ambiente

Una popolazione crescente implica maggiore consumo e utilizzo di energia e di materie prime, maggiori emissioni di gas serra, causa prima del riscaldamento globale. Nel 2024 la temperatura del globo ha ecceduto per la prima volta il limite di un grado e mezzo in più rispetto al periodo preindustriale, un’ascesa che non sembra prossima ad arrestarsi. Fattori di natura demografica concorrono ad accrescere la pressione sull’ambiente, tra questi:

la continua estensione dei fenomeni di urbanizzazione (nel 2025, 58% della popolazione mondiale vive in aree urbane) e lo sviluppo delle megacittà, vere e proprie bombe energetiche; 

l’addensarsi della popolazione nelle aree più vulnerabili agli eventi atmosferici eccezionali, come le regioni costiere;

l’intrusione demografica ed economica nelle regioni delle foreste pluviali, essenziali polmoni del pianeta, oltreché riserve di biodiversità. La deforestazione ha divorato oltre mezzo milione di chilometri quadrati (la superficie della Spagna) nella regione amazzonica del Brasile, dal 1990 in poi, seppure con ritmo rallentato negli ultimi 2-3 anni;

la crescente antropizzazione del pianeta, diretta (infrastrutture, coltivazioni) o indiretta (pascoli, foreste gestite) che oramai riguarda quasi due terzi delle terre emerse.

 le Agenzie specializzate avvertono che il riscaldamento globale potrà comportare milioni di decessi in più, per malnutrizione, diarrea e malaria, soprattutto in Africa e in altri paesi poveri e meno attrezzati.

Effetti sui rapporti tra stati

Le tendenze demografiche si differenziano fortemente da regione a regione e da paese a paese. Il tasso di crescita dipende per lo più dall’andamento della natalità: nel mondo più sviluppato, questa è andata progressivamente riducendosi negli ultimi due secoli, al passo dello sviluppo sociale e del diffondersi del controllo delle nascite; nel mondo meno sviluppato questo processo è avvenuto, o sta avvenendo, con ritardo, cosicché (2025) sono compresenti paesi e regioni con bassissima natalità (in media, meno di 1 figlio per donna) e regioni dove la natalità è ancora quasi senza controllo (oltre 5 figli per donna). Nel tempo paesi, regioni e continenti si sono sviluppati a ritmi molto diversi. Nel 1900 un abitante del pianeta su quattro viveva in Europa, oggi uno su dieci; nel 1900 un abitante su dodici viveva in Africa, nel 2025 uno su cinque. L’Italia era il decimo paese più popoloso al mondo nel 1950, oggi è al 33esimo posto in graduatoria.

Nel lungo periodo le dimensioni di un paese sono correlate alle sue potenzialità economiche, sociali e politiche.

A parità di sviluppo, un paese più grande può dedicare maggiori risorse all’esterno (aiuti allo sviluppo, cooperazione) e contare di più politicamente nelle relazioni internazionali;

Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, nei prossimi 30 anni gli abitanti della Cina diminuiranno di 160 milioni, quelli dell’India (oggi il paese più popoloso del Mondo) aumenteranno di 270 milioni. L’Europa avrà, grosso modo, 50 milioni in meno, l’Africa un miliardo in più.

La compresenza di stati in declino, e stati in forte aumento, prolungherà gli attuali squilibri demografici e potrà accentuare la pressione migratoria dal Sud verso il Nord del Mondo. 

Effetti economici e sociali

Due miliardi di persone in più, nel prossimo mezzo secolo, richiederanno la disponibilità di adeguate risorse energetiche, acqua, cibo, materie prime, per soddisfare gli aggiuntivi bisogni primari. Tuttavia, su scala globale, questo appare possibile ricordando che due miliardi di abitanti si sono aggiunti nel breve quarto di secolo appena trascorso, con un miglioramento medio delle condizioni di vita nei paesi poveri. Senza ignorare le conseguenze del futuro accrescimento, l’andamento demografico prospetta nuove sfide.

L’abbassamento della natalità e l’allungamento della vita determinano un progressivo aumento della proporzione degli anziani. Nel 2025 ci sono sul pianeta 10 persone su 100 con oltre 65 anni, nell’Unione Europea ce ne sono 22, in Italia 24.

L’Italia contende al Giappone il primato del grande paese più vecchio del mondo, un primato che si rafforzerà alla metà del secolo quando, nei due paesi, gli anziani con oltre 65 anni saranno più di un terzo della popolazione totale

Il rapido invecchiamento, assieme alla diminuzione della popolazione, altera il rapporto tra generazioni, tra attivi e ritirati dal lavoro, frena la produttività, accresce gli oneri di bilancio.

In Italia – come in altri paesi sviluppati – è prevedibile, nel prossimo quarto di secolo, un raddoppio dei malati di Alzheimer e demenza senile (oggi valutati attorno al milione).

In tutti paesi avanzati e anche in altri a demografia molto debole (Cina, Giappone, Corea dal Sud) si studiano politiche che consentano di contrastare gli oneri crescenti dell’invecchiamento, migliorando il “capitale umano” degli anziani, promuovendo la loro capacità di generare valore, rendendo più produttiva la sanità e l’erogazione di welfare;

Proseguono gli sforzi dei paesi per invertire la curva discendente delle nascite, ma con risultati relativamente modesti, nonostante le risorse impiegate e la varietà delle misure adottate;

Si rafforza e si diffonde il declino della natalità: 2,2 figli per donna nella media mondiale del 2024, appena sopra i 2.1 necessari per assicurare la stazionarietà demografica di lungo periodo. Due terzi della popolazione mondiale vive in paesi con una riproduttività sotto il livello di rimpiazzo.

Effetti sulle migrazioni

Nel mondo coesistono popolazioni con struttura per età giovanissima e paesi fortemente invecchiati. I primi stentano ad assorbire socialmente le numerose giovani generazioni, che, invece, nei paesi più sviluppati sono in declino numerico. Questo squilibrio, assieme ai profondi divari economici, è destinato a durare a lungo. Si aggravano poi i nodi politici, per l’inesistenza di un embrione di governo internazionale dei flussi, e per le misure restrittive messe in campo dai paesi di immigrazione. Su tutto poi pesa enormemente la crescente conflittualità nel mondo che accresce le schiere dei rifugiati, degli espulsi, dei richiedenti asilo.

Le Nazioni Unite calcolano che nel mondo lo stock di migranti (coloro che sono nati in un paese diverso da quello di dimora) fossero, nel 2024, 304 milioni, più del doppio rispetto al 1990. In rapporto o alla popolazione, c’erano 2,9 migranti ogni 100 abitanti nel 1990, e 3,7 nel 2024. Molto più alta la proporzione in Europa, dove vive quasi un terzo del totale dei migranti, pari al 12,7 per cento della popolazione (11% in Italia). 

Secondo i rilievi dell’Ocse, sono circa 6 milioni i migranti permanenti che si spostano ogni anno nei paesi (per lo più sviluppati) dell’organizzazione (6,5 milioni nel 2023), e il numero è in crescita. 

Alla metà del 2024 c’erano circa 38 milioni di rifugiati nel mondo, sotto mandato delle Agenzie delle Nazioni Unitee; 8 milioni di richiedenti asilo e altri 6 milioni bisognosi di ”protezione internazionale”. Un totale di 52 milioni di migranti vulnerabili, un migrante su sei. 

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