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Bilancio Istat 2018: Sdraiati sul fondo

Neodemos
Bilancio Istat 2018

In margine al bilancio del 2018, reso noto oggi dall’Istat, Neodemos ribadisce che la demografia italiana rimane “sdraiata sul fondo”, come un sottomarino in avaria che non riesce ad emergere: le nascite sono in ulteriore declino e per il quarto anno consecutivo la popolazione è in diminuzione.

La demografia italiana del 2018, secondo il bilancio provvisorio che ne ha fatto l’Istat con lodevole rapidità, rimane “sdraiata sul fondo”. E’ come un sottomarino che sembra aver perso la spinta per ritornare a emergere – le nascite sono poche e l‘immigrazione è modesta – restando appoggiato sul fondale. Rallegriamoci che la discesa si sia arrestata e che l’equipaggio goda, per ora, di buona salute, come testimonia il lieve aumento rispetto all’anno precedente (80,8 anni per gli uomini, 85,2 per le donne). Le nascite hanno toccato un nuovo minimo storico, scendendo sotto le 450.000 unità (tanti quanti ne nascevano nel solo Centro-nord del paese alla metà degli anni ’70) e l’indicatore di fecondità – numero medio di figli per donna – è rimasto bassissimo a 1,32, come nel 2017. Per il quarto anno consecutivo la popolazione residente è diminuita: 60,4 milioni di residenti al primo gennaio del 2019, 400.000 in meno di quattro anni prima. Il saldo migratorio con l’estero è in ripresa, dopo aver toccato il minimo nel triennio 2014-16.

Questo bilancio negativo non è frutto di una situazione congiunturale, ma è il risultato di tendenze profondamente iscritte nella struttura demografica del paese. Neodemos afferma con forza che esiste una “questione demografica” che lentamente ma con continuità, anno dopo anno, frena lo sviluppo, appesantisce i conti pubblici, rallenta la produttività, pone in tensione la coesione sociale del paese. Ma il paese – cioè coloro che hanno responsabilità di leadership nella cultura, nella politica, nell’economia, nelle istituzioni e nella società in genere e che, in definitiva, indirizzano l’opinione pubblica – non se ne accorge e non se ne cura. Si ritiene che la questione, come governata da una misteriosa “mano invisibile”, si risolverà da sola; oppure, che i meccanismi causali alla radice della questione demografica siano troppo complessi per tentare di cambiarli; oppure che essa, in definitiva, non generi costi sociali eccessivi e possa addirittura generare benefici. Ciò è falso: ogni anno che passa diventa più urgente l’avvio di una politica sociale integrata ed efficace che accresca l’occupazione femminile, acceleri l’autonomia dei giovani, riduca le asimmetrie di genere, e migliori le condizioni e le prospettive di chi mette al mondo i figli. E si fa altrettanto urgente l’avvio di una saggia programmazione dei flussi d’immigrazione, l’unica efficiente medicina di contrasto al declino. Non c’è nessun mistero attorno al lento sviluppo dell’Italia, basta osservare lo “spread” che ci distingue da altri paesi che hanno i conti demografici in minore disordine del nostro.

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