L’età degli sposi, la fecondità e la mortalità.

Franco Bonarini
ETA DEGLI SPOSI, LUI PIU GRANDE LEI PIù GIOVANE

Ci sono cambiamenti in atto nelle caratteristiche della nuzialità dei paesi occidentali, a cominciare da una ripresa o comunque di un arresto della fase discendente. La nuzialità è tornata a crescere inizialmente in Svezia, e successivamente in altri paesi nordici. Negli Stati Uniti e nei paesi europei nei quali prevale una maggior eguaglianza di genere nelle relazioni sociali e in quelle di coppia, la probabilità di essere in coppia coniugata è più alta quando cresce il livello di istruzione dei coniugi, contrariamente a quanto si verificava in passato. Aumentano i matrimoni celebrati ad età più elevate, come conseguenza sia del rinvio delle nozze che di un aumento dei matrimoni successivi al primo, a seguito di un aumento dei divorzi. Cambia la tipologia delle coppie rispetto alla combinazione dell’ età degli sposi, del loro grado di istruzione e di altri caratteri. Il modello tradizionale ipergamico con una differenza d’età di circa 3 anni a favore dello sposo, si era attenuato, negli anni Sessanta con una riduzione della differenza media d’età ed un aumento della frequenza delle coppie omogame. A partire dai primi anni Settanta in alcuni paesi la tendenza verso l’omogamia si è arrestata e sono tornati ad aumentare i matrimoni con differenze di età elevate a favore dello sposo ed i matrimoni ipogamici, cioè con la sposa più vecchia dello sposo. Aumentano i matrimoni con la sposa più istruita dello sposo, anche come conseguenza di un aumento dell’istruzione delle donne. Ormai le donne raggiungono i più alti livelli d’istruzione in maggior numero degli uomini, talché per la prima volta nelle età riproduttive le donne con istruzione elevata sono più numerose degli uomini.

In Italia al momento non ci sono segnali di una ripresa della nuzialità, ma ve ne sono rispetto alla composizione delle coppie. Rispetto all’istruzione restano prevalenti i matrimoni omogami (70%), ma tra questi sono maggioritari quelli con sposi più istruiti, al contrario del passato allorché erano prevalenti quelli con sposi meno istruiti. Le coppie con la sposa più istruita dello sposo sono diventate il doppio (20%) di quelle con lo sposo più istruito, mentre in passato si verificava l’opposto. Sono aumentati i matrimoni tra italiani e stranieri, passando da 5% a 16%, con netta prevalenza di quelli tra lo sposo italiano e la sposa straniera (9%). Sono diminuiti anche i matrimoni tra italiani nati nella stessa provincia da 68% a 63% e sono leggermente aumentati quelli tra nati in regioni diverse da 22% a 24%. In media è diminuita la differenza di età degli sposi (2,8 anni tra i primi matrimoni), ma sono aumentati i matrimoni con forti differenze d’età a favore dello sposo e quelli con la sposa più anziana dello sposo. Le coppie ipergamiche restano ancora prevalenti (71%), ma sono diminuite di 10 punti percentuali rispetto agli anni Settanta, mentre quelle ipogamiche sono salite a quasi il 20%.

Ci sono due interessanti correlazioni tra la combinazione d’età degli sposi e, rispettivamente, il livello della fecondità e quello della mortalità. La fecondità sarebbe più alta tra le coppie con lo sposa più giovane dello sposo e la mortalità sarebbe più bassa per coloro che hanno un coniuge più giovane.

Sono più feconde le coppie ipergamiche.

Con dati dei censimenti è possibile classificare le coppie per combinazione d’età dei componenti e per numero di figli al momento della rilevazione. Se isoliamo le coppie con età della donna compresa tra 35-44 anni – cioè quelle coppie nelle quali il processo della fecondità si può ritenere prossimo ad essere esaurito e nello stesso tempo i figli sono ancora presenti in famiglia – e le classifichiamo a seconda che l’età dell’uomo sia maggiore (M>F) uguale (M=F) o minore (M<F) quella della donna, si vede che le frequenze di quelle senza figli aumentano dal 12 al 29% passando rispettivamente da quelle ipergamiche a quelle ipogamiche, mentre quelle con 2 o più figli diminuiscono precedendo nello stesso ordine (Tav.1). Il numero medio di figli per donna passa rispettivamente da 1,65 a 1,57 fino ad 1,09. Un analogo risultato si ritrova con i dati del censimento precedente del 2001, per altro ottenuto con riferimento ad un contingente di coppie più adeguato del precedente (solo coppie non ricostituite e quindi con figli non provenienti da diverse unioni e con età della donna compresa tra 40-44 anni). In sostanza questi risultati mostrano che tra le famiglie più tradizionali, con la donna più giovane dell’uomo, prevalgono anche comportamenti più fecondi..

La mortalità è più bassa se il coniuge è più giovane.

E’ possibile calcolare i tassi di mortalità per tipologia di coppia rispetto all’età con i dati che danno l’età del coniuge superstite, combinati con le frequenze delle coppie per combinazioni d’età ricavate dai censimenti. Evidentemente alcune conseguenze delle diverse combinazioni d’età sono scontate. Un differenza d’età a favore dello sposo, come nel modello tradizionale di coppia, comporta una maggiore probabilità di rimanere vedova piuttosto che vedovo, come risultato combinato della maggiore età dello sposo e di una mortalità differenziale più alta per i maschi. Ma meno immediato è riscontrare una mortalità diversa alle varie età a seconda della differenza d’età degli sposi. Avere un coniuge più giovane comporterebbe una mortalità più bassa, viceversa con un coniuge più anziano. Nella tavola 2 sono riportati i tassi di mortalità relativi all’Italia stimati negli anni intorno ai censimenti o comunque prossimi ai censimenti, e i rapporti tra i tassi relativi alle coppie eterogame e quelli relativi alle coppie omogame (M = F). In ciascuna classe d’età i tassi sono nettamente più bassi quando il coniuge è più giovane e notevolmente più alti – pressoché il doppio in alcune classi d’età- quando il coniuge è più anziano. Queste differenze di mortalità riguardano tutte le classi d’età età e sono analoghe per i maschi e per le femmine. Si riscontrano anche in altri studi, in particolare in uno relativo alla Danimarca (Drefahl 2010) nel quale però le differenze suddette emergevano solo con riferimento ai maschi.

L’ interpretazione della diversa mortalità rispetto alla differenza d’età dei coniugi, avanzate nei vari studi rimanda a tre possibili spiegazioni. Vi può essere un effetto di selezione delle persone più sane, nel senso che uomini più sani e più attivi avrebbero una capacità di attrazione di donne più giovani superiore rispetto a uomini in condizioni meno buone. Una seconda spiegazione riguarda la capacità di care giving che indubbiamente è più alta per un coniuge più giovane. Questa circostanza però pare meno soddisfacente nel giustificare la mortalità differenziale anche nelle età più giovani, come emerge dai suddetti risultati. Infine una terza spiegazione si rifà a effetti positivi di tipo psicologico e sociologico derivanti da una relazione con un coniuge più giovane. Dunque non solo la mortalità è più bassa tra le persone coniugate rispetto a quelle di altro stato civile, come mostrato recentemente anche su Neodemos, ma ci sarebbe anche una ulteriore mortalità differenziale a seconda della combinazione d’età dei coniugi. Infine possiamo chiederci se la diffusione delle coppie ipogamiche di cui abbiamo detto in precedenza possa comportare un aumento della mortalità differenziale per genere a favore delle donne.

Per saperne di più:

Bonarini F.,2016, Argomenti in tema di nuzialità e di formazione delle coppie, Working Paper Series n. 8, 2016, Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova. www.stat.unipd.it

Drefahl S., 2010, How does the age gap between partners affect their survival?, Demography, vol.47, no.2, pp.313-326.

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