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Giovani in cerca di famiglia per la Giornata Mondiale della Popolazione 2026

In occasione della Giornata mondiale della popolazione (11 luglio), La nuova “Demographic Futures Survey” dell’UNFPA, lanciata lo scorso 11 luglio in occasione della Giornata mondiale della popolazione smonta un luogo comune: i giovani non hanno rinunciato alla famiglia, la desiderano ma non riescono a costruirla. Come spiegano gli autori*, ovunque nel mondo, la sicurezza economica e un’abitazione stabile vengono prima della coppia e dei figli, e i vincoli economici sono la barriera più citata alla genitorialità.

Un’indagine internazionale dell’UNFPA in 73 paesi 

Ogni 11 luglio, la Giornata mondiale della popolazione ci invita a riflettere sulla direzione demografica dell’umanità. La preoccupazione per l’esplosione demografica quest’anno è superata da quella per la diversità dei comportamenti riproduttivi nel mondo mai così estrema, con un range che va dal minimo di meno di un figlio per donna in media in Corea del Sud e in Cina al massimo di cinque/sei figli nei paesi dell’Africa subsahariana.

Non sorprende, quindi, che il tema della Giornata mondiale della popolazione di quest’anno sia “Realizzare le speranze e le aspirazioni dei giovani – oggi e per il futuro”. Se il tema suona incoraggiante, i dati suggeriscono che dovrebbe suonare anche urgente.

In gran parte del mondo si è affermata una narrazione: il calo della fecondità rifletterebbe semplicemente un cambiamento nei valori. I giovani, si racconta, starebbero voltando le spalle alla vita familiare, privilegiando carriera, indipendenza, libertà. È una storia che suona sensata. Ma è anche, in larga parte, sbagliata.

Pochi giorni fa (l’8 luglio, a New York) l’UNFPA – il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione – ha presentato la sua “Demographic Futures Survey”, una delle più ampie indagini demografiche mai condotte, basata sulle risposte di 108.926 giovani con accesso a Internet, di età compresa tra i 18 e i 39 anni, in 73 paesi del mondo. I dati sono stati ponderati per sesso, età e livello di istruzione: non sono quindi rappresentativi delle popolazioni nazionali in senso statistico stretto, ma offrono una visione comparativa senza precedenti delle aspirazioni, delle percezioni e delle esperienze dei giovani che vivono in contesti economici, sociali e istituzionali molto diversi.

In tutto il mondo i giovani adulti desiderano una famiglia ma non riescono a costruirla

Ciò che i dati rivelano non è una generazione che ha rinunciato alla famiglia, ma una generazione che desidera una famiglia e non riesce a costruirla. La sicurezza economica e la salute sono, significativamente, gli obiettivi di vita giudicati più importanti in assoluto, e indicati come tali da circa il 90 per cento degli intervistati, ben davanti alla carriera o alla realizzazione personale.

I risultati sono simili in ogni regione, dall’Africa subsahariana all’Europa occidentale, dall’America Latina all’Asia orientale. La sicurezza economica e un’abitazione stabile sono in cima all’elenco di ciò che i giovani dichiarano di aver bisogno prima di formare una coppia o avere figli. La sicurezza finanziaria, in particolare, è la precondizione più citata in assoluto per formare una coppia, giudicata importante dall’81 per cento degli intervistati; e i vincoli economici e abitativi sono, con il 57 per cento, la barriera più frequentemente segnalata in questa fase della vita.
Più di due terzi considerano il matrimonio, o una relazione stabile, parte del proprio futuro ideale, il 36 per cento prima della convivenza, il 34 per cento dopo un periodo di convivenza.
Eppure un intervistato su quattro tra i 25 e i 39 anni che desidera un partner è attualmente single: il 30 per cento degli uomini, il 19 per cento delle donne.

Come si spiega questo divario? L’indagine indica una logica strutturale che si ripete in contesti molto diversi. I giovani descrivono una sequenza precisa di precondizioni per la vita adulta: prima un impiego stabile, poi un’abitazione autonoma, poi la coppia, poi i figli. Quando il primo anello si spezza, e per molti si spezza facilmente, ogni tappa successiva resta sospesa.

Il quadro è ancora più netto quando si tratta specificamente della genitorialità. Come mostra la Figura 1, la sicurezza finanziaria è di gran lunga la condizione più citata per sentirsi pronti ad avere figli: l’88 per cento degli intervistati la considera importante, e ben il 67 per cento la giudica addirittura “molto importante”. Subito dopo vengono un impiego stabile (87 per cento, 64 per cento “molto importante”) e la preparazione psicologica ed emotiva (85 per cento). Anche possedere una casa e avere un partner stabile pesano molto nella decisione, più della realizzazione personale o del livello di istruzione. Allo stesso tempo, i vincoli economici e abitativi sono anche la principale barriera alla genitorialità, citata dal 72 per cento degli intervistati, più della mancanza di un partner adatto o di problemi di salute riproduttiva.

Non è una generazione che ha smesso di desiderare una famiglia: è una generazione in attesa di condizioni che non arrivano. Un dato spesso trascurato lo dimostra: tra i 35-39enni dell’Europa occidentale, dell’Australia, del Canada e degli Stati Uniti, che hanno la quota più alta al mondo di senza figli a questa età (il 49 per cento dei giovani uomini e il 41 per cento delle giovani donne), la grande maggioranza dichiara di volere ancora figli: il 73 per cento degli uomini e il 62 per cento delle donne. Il tempo per realizzare questo desiderio, biologicamente e socialmente, sta però per scadere.

La dimensione di genere è altrettanto importante. A livello globale, il 29 per cento degli intervistati disapprova che una donna abbia un lavoro a tempo pieno mentre i suoi figli hanno meno di tre anni, con il divario di genere più ampio tra tutte le situazioni familiari esaminate dall’indagine (si veda la Figura 2). Di conseguenza, infatti, le giovani donne giudicano ogni precondizione per la genitorialità ancora più importante di quanto facciano i giovani uomini, non perché desiderino meno figli, ma perché prevedono correttamente di farsi carico di una quota maggiore del lavoro di cura. E proprio dove la genitorialità richiede più alle donne che agli uomini, le aspirazioni delle donne hanno maggiori probabilità di restare irrealizzate, ritardando e riducendo il comportamento riproduttivo.

L’ottimismo verso il futuro segue la stessa geografia delle opportunità: il 62 per cento dei giovani dell’Africa occidentale e centrale si sente “molto positivo” riguardo al proprio futuro, contro appena il 19 per cento dei coetanei dell’Europa occidentale, dell’Australia, del Canada e degli Stati Uniti, proprio i paesi dove, paradossalmente, le condizioni materiali sono in media migliori, ma dove il costo percepito di formare una famiglia è più alto rispetto alle risorse disponibili.

Le implicazioni per le politiche pubbliche sono chiare

I governi di tutto il mondo hanno risposto all’ “ansia demografica” per una fecondità scesa ben al di sotto del livello di sostituzione (che consente il rimpiazzo fra le generazioni con poco più di due figli per donna) soprattutto con incentivi economici e spesso una tantum: bonus bebè, sgravi fiscali, trasferimenti diretti. Sono interventi nella fase sbagliata della vita: agiscono più sull’allevamento dei figli che sulla decisione di averli, lasciando intatte le condizioni che devono essere soddisfatte prima. Sicurezza del lavoro, abitazioni accessibili, servizi pubblici per l’infanzia, una reale condivisione del lavoro di cura tra i partner: questi sono gli anelli via via spezzati. Finché non verranno riparati, i trasferimenti monetari alle famiglie con figli sposteranno, e solo di poco, il numero e i tempi delle nascite, senza cambiare ciò che i giovani riescono a realizzare nelle prime fasi della loro vita adulta. Non è un caso che il rapporto dell’UNFPA collochi esplicitamente queste conclusioni all’interno di un approccio alle politiche demografiche fondato sui diritti, che pone al centro la capacità di scelta delle persone anziché obiettivi di popolazione da perseguire con incentivi o pressioni.

In questa Giornata mondiale della popolazione, l’indagine dell’UNFPA lancia un messaggio chiaro: i giovani non hanno abbandonato le loro aspirazioni e speranze di costruire una famiglia. Non hanno bisogno di lezioni sul “dovere demografico”. Hanno bisogno delle condizioni che rendano davvero possibile la vita che già desiderano.

Per saperne di più

United Nations Population Fund, 2026. Lives, Choices and Futures: What Young People Want and What Shapes their Decisions about Relationships and Parenthood – Findings from the Demographic Futures Survey 2026. New York: UNFPA.

*Gli autori del rapporto sono Priscilla Idele, Elizabeth Wilkins e Alessio Cangiano di UNFPA e un gruppo di ricercatori dell’Università Bocconi coordinati da Arnstein Aassve (Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche e centri Dondena  e IEP di Bocconi), che includono Elisa Latora e Luca Di Casola come co-autori e Letizia Mencarini, Chen Peng e Samuel Plach come partecipanti al disegno di ricerca dell’indagine.

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