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L’accordo di libero scambio UE-Mercosur

Dopo 25 anni di difficili trattative, è andato finalmente in porto l’accordo tra UE e Mercosur, che inizia il cammino verso la creazione di uno spazio economico comune con una riduzione dei dazi e varie agevolazioni dell’interscambio. Ce ne parla Steve Morgan, il quale auspica che il riavvicinamento economico apra la via a più stretti rapporti tra i due continenti, uniti dalle radici profonde dovute agli intensi movimenti migratori del passato.   

Dopo oltre un quarto di secolo di trattative, è giunto finalmente in porto l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e paesi del Mercosur. Giunto in porto politicamente, con la firma dell’accordo ad Asunción lo scorso gennaio, che sarà suggellato formalmente nei prossimi mesi per mezzo dei tradizionali protocolli diplomatici. 27 sono i paesi europei contraenti (tutti i componenti della UE), quattro quelli americani

(Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), cui presto si aggiungerà la Bolivia, mentre un sesto paese – il Venezuela – è stato formalmente sospeso (Figura 1). Quasi tutti gli altri paesi dell’America meridionale hanno uno status di “membro associato”. Si può dire che l’obbiettivo del Mercosur – analogamente ai principi ispiratori della UE – consiste nel promuovere lo sviluppo economico e la modernizzazione dei Paesi membri attraverso un’integrazione graduale delle loro economie, non solo eliminando progressivamente le barriere commerciali e creando un’unione doganale, ma anche mirando a creare  un vero e proprio mercato comune che consenta la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone, armonizzando le normative nazionali in una serie di ambiti strategici (concorrenza, proprietà intellettuale, ambiente, trasporti, turismo).

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Legami più forti tra i due continenti

I paesi legati dall’accordo hanno una popolazione di 720 milioni di abitanti, il 9% di quella mondiale e producono circa un quarto del PIL del pianeta. Secondo il Ministero degli Esteri “L’intesa prevede l’azzeramento o la forte riduzione dei dazi sui prodotti e servizi, che rappresentano oltre il 90% dell’export UE, compresi settori nei quali si concentrano forti interessi commerciali italiani, quali automotive, macchinari industriali, prodotti chimici e farmaceutici.”

I principali punti dell’accordo riguardano: 

a) – l’eliminazione degli elevati dazi del Mercosur, che consentirà agli esportatori dell’UE di risparmiare oltre 4 miliardi di € di dazi doganali all’anno; 

b) – procedure doganali agevolate per le esportazioni europee; 

c) – accesso preferenziale esclusivo ad alcune materie prime critiche e a determinati prodotti verdi;

d) – divieto di imitazione di oltre 340 prodotti alimentari tradizionali dell’UE riconosciuti come indicazioni geografiche, di cui 57 italiane. Si tratta del maggior numero di indicazioni geografiche mai protetto in un accordo dell’UE; 

e) – rispetto degli standard europei per i prodotti dei Paesi Mercosur importati nella UE.

Mercosur: una demografia debole

I paesi dell’America meridionale hanno oramai compiuto la loro transizione demografica: nel quarto di secolo che ci separa dal 2050, la loro popolazione crescerebbe, secondo le proiezioni delle Nazioni Unite (variante media) da 269 a 278 milioni di abitanti (+3,3%); quella della UE è invece prevista in diminuzione da 449 a 421 milioni (-6,2%). Non sarà perciò la demografia ad alimentare le pressioni migratorie dal Mercosur verso la UE, ma, semmai, le forti disuguaglianze economiche e le profonde radici europee, iberiche e italiane, delle popolazioni di Argentina, Brasile e Uruguay.

Per quanto riguarda la demografia, il numero medio di figli per donna (2025) è sceso fortemente sotto il livello di rimpiazzo (1,68), con un minimo in Uruguay (1,39) e un massimo in Paraguay (2,40), il più arretrato dei quattro paesi. Per la speranza di vita (76,5), l’Uruguay (78,5) ha quella più alta e il Paraguay (74,1) la più bassa. Mentre le differenze tra Mercosur e UE sono molto ridotte per quanto riguarda riproduttività e mortalità, sono più ampie per l’età mediana (44,4 e 34,3 anni). La più giovane struttura per età del Mercosur è dovuta, essenzialmente, alla più recente caduta della natalità: tuttavia il divario è destinato a dimezzarsi verso la metà del secolo.

Radici comuni da valorizzare

La progettata area di libero scambio, potrà, senza dubbio produrre una spinta alla crescita dei due continenti, se sarà ben gestita e non intralciata da eventi che compromettano l’intesa politica tra gli stati contraenti – come è avvenuto per il Venezuela e per la sua sospensione in conseguenza della torsione politica autoritaria di Maduro. È sperabile che gli Usa non vogliano impedire al paese di rientrare nell’orbita europea. Inoltre è auspicabile che altri paesi del continente vogliano entrare a pieno titolo nell’accordo che va controcorrente rispetto alla frammentazione dei rapporti economici internazionali avvenuta nell’ultimo decennio. Da parte dell’Europa, fonte di possibili future tensioni potrebbero provenire dalla gestione della politica agraria, che ha dovuto risolvere le resistenze e le contrarietà dei mondi agricoli di Polonia, Francia e Italia.  

Ma ci sono altre ragioni, oltre a quelle economiche, per le quali l’accordo è benvenuto, perché rafforza i vincoli tra i due continenti. Vincoli storici, anzitutto: le popolazioni attuali di Argentina, Brasile e Uruguay, nei due ultimi secoli, sono state alimentate dall’immigrazione Europea. Principalmente spagnola e italiana in Argentina e Uruguay, portoghese e italiana in Brasile. In quei paesi la maggioranza della popolazione ha almeno un nonno, o una nonna di origine sud europea. Le vicende storiche hanno spesso allentata la percezione di questi vincoli di natura biologica, ma non hanno cancellato quelli di ordine culturale, che l’accordo economico sicuramente rafforzerà.

Migranti del Mercosur in Italia, e Italiani residenti nel Mercosur

I vincoli tra Italia e Mercosur non sono solo legati alla storia degli ultimi due secoli, ma sono attualissimi. L’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) ha subito negli ultimi tempi una “manutenzione” che ne ha reso più realistici i contenuti. Gli iscritti all’AIRE, ricordiamo, dal 2001 hanno diritto di voto alle elezioni parlamentari. All’inizio del 2025, gli iscritti all’AIRE erano 6,138 milioni, dei quali 1,803 milioni (29,4 %) dimoranti nei quattro paesi del  Mercosur (990mila in Argentina, 682mila in Brasile,116mila in Uruguay e 15mila in Paraguay). Pochi invece i migranti regolarmente residenti in Italia provenienti dal Mercosur: appena 76mila. Vedremo se il ravvicinamento economico tra Sudamerica e Europa rafforzerà questa debole presenza.

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