La genitorialità in Italia avviene sempre più tardi. La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) contribuisce oggi in modo strutturale alla fecondità, soprattutto in età avanzata e per il primo figlio. Con l’ingresso nei LEA a dicembre 2024, il suo ruolo è destinato a crescere ulteriormente, pur tra sfide di accessibilità e consapevolezza.
PMA e maternità
Negli ultimi decenni in Italia l’età media al primo figlio ha quasi raggiunto i 32 anni, la più alta d’Europa. Crescono anche le nascite da madri quarantenni (9% contro il 6% medio europeo). A incidere sono percorsi formativi più lunghi, instabilità lavorativa, difficoltà economiche e di conciliazione. Ma dopo i 35 anni la fertilità femminile cala sensibilmente, e oltre i 40 anni concepire naturalmente diventa raro. In questo quadro la PMA rappresenta per molte coppie l’unica possibilità concreta di diventare genitori.
Il nostro Paese combina una delle fecondità più basse al mondo (1,18 figli per donna nel 2024) con un’età media al parto tra le più elevate (32,6 anni). Ciò rende l’Italia un caso unico. Paesi come Danimarca o Australia hanno già documentato l’impatto crescente della PMA sulla natalità. Anche l’Italia, pur avendo avviato questo percorso più tardi, a causa di una normativa inizialmente restrittiva, mostra oggi una dinamica rapida e destinata a consolidarsi.
La PMA in Italia è regolata dalla legge 40 del 2004, inizialmente molto restrittiva. Le successive sentenze della Corte Costituzionale hanno rimosso il limite di produrre al massimo tre embrioni e consentito la crioconservazione degli embrioni, l’eterologa e la diagnosi genetica preimpianto. Il Registro Nazionale PMA (Istituto Superiore di Sanità) documenta un forte aumento dei trattamenti: da 63mila nel 2005 a 110mila nel 2022 (utlimo dato disponibile), con tassi di successo raddoppiati (dal 16% al 33%). Cresce anche l’età media delle donne trattate (da 34 a 37 anni) e la quota di over 40 (dal 21% al 34%).
Lo studio
Per la prima volta uno studio (Burgio, Castagnaro, Vignoli, Vitali) ha stimato il contributo della PMA alla fecondità totale in Italia, integrando dati Istat e del Ministero della Salute. L’analisi, pubblicata su Human Reproduction e aggiornata al 2023, fornisce una misura inedita: quanta parte della fecondità nazionale è attribuibile alla PMA.
Nel 2023 il contributo della PMA è pari al 3,9% della fecondità totale, quasi il doppio rispetto al 2013 (2,1%). Per i primi figli la quota sale al 6,4%, mentre era 3,4% nel 2013. Tra le madri over 40 il contributo raggiunge il 17,2% e per le donne che diventano madri per la prima volta oltre i 40 anni, il 32,1% dei nati è frutto della PMA (cfr. figura 1). L’età media al parto con PMA è 37,8 anni, oltre sei anni più alta rispetto ai concepimenti naturali. Questi dati mostrano come la PMA non sia più un fenomeno marginale, ma una componente strutturale della natalità, soprattutto in età avanzata.
Opportunità e sfide
Dal 31 dicembre 2024 la PMA è stata inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza: i trattamenti omologhi sono gratuiti, quelli eterologhi calmierati a circa 1.500 euro. L’accesso è garantito fino ai 46 anni. Ciò ridurrà le barriere economiche, ma resta da capire se il sistema sanitario saprà sostenere la domanda crescente, in un contesto di già lunghe liste d’attesa.
La PMA consente a molte coppie di realizzare il desiderio di genitorialità, ma rischia anche di spostare ulteriormente in avanti l’età al parto. È cruciale aumentare la consapevolezza sui limiti biologici: dopo i 40 anni le probabilità di successo calano drasticamente e la PMA non rappresenta una garanzia.
La PMA è ormai parte integrante della dinamica della fecondità in Italia. Senza il suo contributo, il già basso numero medio di figli per donna sarebbe ancora più ridotto. Per il futuro sarà decisivo monitorarne l’impatto, investire nelle infrastrutture sanitarie e promuovere una cultura della fertilità che permetta a chi lo desidera di diventare genitore nei momenti più favorevoli della vita.
Per saperne di più
Alessandra Burgio, Cinzia Castagnaro, Daniele Vignoli, Agnese Vitali, The contribution of medically assisted reproduction to total, age-, and parity-specific fertility in Italy, Human Reproduction, 2025
