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Varie stime pongono  le vittime della pandemia di Covid-19 tra i 15 e i 20 milioni. The Lancet ha costituito un’autorevole Commissione, coordinata da Jeffrey Sachs, sulle lezioni da trarre dall’esperienza pandemica. Il Rapporto pubblicato lo scorso settembre afferma che la mancanza di un’efficiente cooperazione internazionale è responsabile dei ritardi, delle inefficienze, degli errori che sono costati la vita a una quota importante delle vittime del coronavirus.

Ci fu un tempo, dopo la metà del secolo scorso, quando era opinione diffusa che le patologie trasmissibili fossero state debellate – o comunque in via di esserlo – dai vaccini, dai farmaci, e dalle conoscenze biomediche che stavano accumulandosi e rapidamente trasformandosi in nuove forme di prevenzione e di cura. Si pensava che la scienza dovesse concentrare i propri sforzi sulle patologie non trasmissibili, cardiovascolari, respiratorie croniche, tumorali, diabetiche, o neurologiche. In questa direzione si potenziarono le risorse economiche e quelle intellettuali e scientifiche. Ma l’insorgere di nuove patologie trasmissibili, dall’Hiv-Aids negli anni ’80, fino al coronavirus Covid-19 di oggi, ha dimostrato che la guardia era stata abbassata imprudentemente. E che le nuove patologie devono essere affrontate rafforzando la cooperazione internazionale in campo scientifico, economico e organizzativo. 

Il Covid-19, fino all’inizio dello scorso ottobre, ha reclamato circa 180 mila vite umane nel nostro paese e, secondo i rilievi ufficiali, 7,1 milioni nel mondo. Quest’ultima cifra, comunque, non rispecchia la realtà, perché in gran parte dei paesi poveri le rilevazioni demografiche e sanitarie lasciano molto a desiderare e si pensa, perciò, che per approssimarsi alla realtà tale numero vada moltiplicato per due o per tre.

In questo numero di Neodemos, riportiamo un sommario del corposo rapporto della Commissione Lancet sugli insegnamenti da trarre dall’esperienza pandemica. La Commissione, creata da The Lancet nel maggio del 2020 e coordinata da Jeffrey Sachs, è formata da 28 scienziati di varie discipline, si è avvalsa dell’opera di 12 gruppi di lavoro che hanno mobilitato 173 esperti. Il Rapporto è stato reso pubblico il 14 settembre scorso1. Riportiamo il sommario iniziale che ne sintetizza le conclusioni. 

As of May 31, 2022, there were 6·9 million reported deaths and 17·2 million estimated deaths from COVID-19, as reported by the Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME; throughout the report, we rely on IHME estimates of infections and deaths; note that the IHME gives an estimated range, and we refer to the mean estimate). This staggering death toll is both a profound tragedy and a massive global failure at multiple levels. Too many governments have failed to adhere to basic norms of institutional rationality and transparency, too many people—often influenced by misinformation— have disrespected and protested against basic public health precautions, and the world’s major powers have failed to collaborate to control the pandemic. The multiple failures of international cooperation include:

1) the lack of timely notification of the initial outbreak of COVID-19;

2) costly delays in acknowledging the crucial airborne exposure pathway of SARS-CoV-2, the virus that causes COVID-19, and in implementing appropriate measures at national and global levels to slow the spread of the virus;

3) the lack of coordination among countries regarding suppression strategies; 

4) the failure of governments to examine evidence and adopt best practices for controlling the pandemic and managing economic and social spillovers from other countries;

5) the shortfall of global funding for low-income and middle-income countries (LMICs), as classified by the World Bank; 

6) the failure to ensure adequate global supplies and equitable distribution of key commodities— including protective gear, diagnostics, medicines, medical devices, and vaccines—especially for LMICs; 

7) the lack of timely, accurate, and systematic data on infections, deaths, viral variants, health system responses, and indirect health consequences; 

8) the poor enforcement of appropriate levels of biosafety regulations in the lead-up to the pandemic, raising the possibility of a laboratory-related outbreak; 

9) the failure to combat systematic disinformation; 

10) the lack of global and national safety nets to protect populations experiencing vulnerability.

La voce dell’autorevolissima Commissione è – potremmo dire – una sorta di chiamata alle armi per le istituzioni internazionali e per quelle nazionali. Un invito alla cooperazione multilaterale per prevenire altre possibili pandemie, rallentarne la diffusione, attenuarne gli effetti. L’esperienza del Covid-19 mostra chiaramente che la mancanza di una efficiente cooperazione internazionale è responsabile dei ritardi, delle inefficienze, degli errori che sono costati la vita a una quota importante delle vittime del coronavirus. È interessante notare che l’insufficiente cooperazione ha riguardato soprattutto la logistica, l’organizzazione, i regolamenti, le direttive circa i comportamenti da tenere: tutte materie che competono alle istituzioni nazionali e internazionali. Al contrario, la cooperazione scientifica, poco intralciata da regolamenti e da ostacoli burocratici, ha ben funzionato e ha permesso di procedere a vaccinazioni di massa con grande rapidità, almeno dove questo è stato possibile. Le indicazioni della Commissione hanno carattere di generalità, ed è necessario adattarle alla situazione specifica di ogni paese. Per quanto riguarda l’Italia, va ricordata che la difficile cooperazione tra stato e regioni ha costituito un intralcio non minore nell’azione di contrasto alla pandemia. Sarà bene ragionarci subito, ché le ferite della pandemia sono ancora aperte.

Note

1 The Lancet Commission on lessons for the future from the Covid-19 pandemic, https://doi.org/10.10016/50140-6736(22)01585-9

2 Molte istituzioni sono al lavoro sul tema. Va segnalato, tra l’altro, il lavoro svolto dall’Accademia Nazionale dei Lincei e dalla sua Commissione Covid-19.

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