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Quattro Numeri

Quest’oggi trovate in Neodemos un nostro commento su quattro numeri che sintetizzano le notizie dell’ultima settimana e le loro implicazioni demografiche. La gigantesca ondata di profughi dall’Ucraina che mette a dura prova i sistemi di accoglienza dei paesi confinanti, e anche dell’Italia; il continuo calo della popolazione del paese, il numero delle nascite del 2021, presumibilmente il più basso dai tempi di Dante. Quattro numeri che implicano cambi profondi delle società europee.

Quattro numeri riassumono gli eventi di rilevanza demografica alla conclusione di questa seconda settimana di marzo. Numeri che Neodemos, che per sua natura non segue l’attualità giornaliera, non può fare a meno di commentare brevemente.

• Il primo, contabilizzato al 15 di marzo, è pari a tre milioni e centosettantamila, e si riferisce al numero di rifugiati usciti dai confini dell’Ucraina invasa. Di questi, 1,9 milioni hanno varcato il confine polacco, quasi mezzo milione quello rumeno, quasi 900mila quelli di Moldavia, Ungheria e Slovacchia1.

• Il secondo, pari a cinquantamilaseicentoquarantanove si riferisce ai rifugiati ucraini giunti finora in Italia (Ministero dell’Interno, ore 12 e 31 del 17 marzo).

• Il terzo è pari a duecentocinquantatremila si riferisce alla diminuzione della popolazione residente avvenuta tra il primo gennaio e il 31 dicembre del 2021, ottavo anno di magra demografica Dell’Italia.

• Il quarto, pari a trecentonovantanovemila si riferisce ai nati nel 2021, il numero assoluto più basso nella storia del paese negli ultimi sette secoli.

Partiamo dal primo numero, che è andato aumentando di circa 170mila unità al giorno dal fatidico 24 febbraio scorso, destinato presto a superare i 4 milioni che erano stati previsti dall’UNHCR all’inizio del mese come possibile “traguardo” per la prossima estate. Si tratta dell’esodo più consistente avvenuto nel mondo dalla fine della seconda guerra mondiale, ad eccezione di quello in uscita dal Venezuela del dittatore Maduro – che peraltro, non è avvenuto per sfuggire alle bombe – e di quello siriano. Se l’esodo continuasse a questi ritmi, gli ucraini in fuga potranno superare in numerosità i profughi venezuelani e siriani. Per ora i paesi di Visegrad si stanno ben comportando, sotto il profilo dell’accoglienza, anche perché in quei paesi esiste una consistente diaspora ucraina ben disposta verso i profughi, e con rilevante peso politico nei paesi che li ospitano2. Dovranno però presto essere affrontati vari problemi, in particolare la “durata” della condizione di profugo, e la capacità dei sistemi di accoglienza, integrazione e welfare di resistere nel lungo periodo, sotto la pressione di numeri alti e in rapida crescita. Occorrerà vedere se l’Europa sarà in grado di sostenere i costi che una lunga o illimitata permanenza di milioni di persone imporrà ai paesi ospitanti. In ogni caso, una forte solidarietà europea può aprire la via a una revisione profonda delle politiche migratorie e di accoglienza della UE, impigliata nell’apparentemente insormontabile scoglio del “burden sharing”, o condivisione degli oneri dell’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo. 

Il secondo numero, riguarda i rifugiati ucraini in Italia, per la metà donne e per i quattro decimi minori. Anche questo è un flusso di massa dello stesso ordine di grandezza di quelli in provenienza dall’Albania negli anni ’90 e dalla Tunisia nel 2011. Il numero si accresce di 2-3mila unità al giorno; la rete di familiari e conoscenti ucraini residenti in Italia sta assorbendo questo flusso, attenuando sofferenze e disagi. Ma anche in questo caso occorrerà predisporre una strategia di lungo periodo, mettendo in conto un raddoppio degli arrivi, o ancora di più se chi è arrivato nei paesi confinanti con l’Ucraina fosse nella necessità di spostarsi ancora. Una permanenza che può diventare di lungo periodo e con elevati costi di integrazione fino a quando questi nuovi arrivi non potranno diventare un capitale umano attivo e produttivo. Fatto del tutto possibile, nel medio e nel lungo periodo, in un paese demograficamente impoverito come il nostro.

Il terzo numero è un nuovo richiamo a considerare seriamente la questione demografica: nel 2021 sono “sparite” dai libri contabili della demografia tante persone quante sono quelle residenti a Venezia, o a Verona; all’inizio del 2022, gli stessi libri contabili contenevano 1,35 milioni di abitanti in meno rispetto all’inizio del 2014, un poco più dell’intera popolazione dell’Abruzzo. E questo nonostante un costante afflusso dei tanto discussi e temuti migranti. Molti esperti e studiosi fanno “spallucce”, convinti che la mano invisibile di Adam Smith raddrizzerà la situazione. Aspettiamo altri dieci anni e constateremo che anche l’Umbria e le Marche ci avranno abbandonato.

Il quarto numero è all’origine del terzo: i nati del 2021 sono, grosso modo, lo stesso numero dei tempi di Dante, quando la popolazione era un sesto di quella attuale. Studiosi, esperti, governanti si scervellano sul daffarsi, ma la soluzione è tanto semplice quanto difficile: ridare valore, responsabilità, risorse e opportunità ai giovani, che sono quelli che i figli, per l’appunto, li mettono al mondo.

Note

1  Numeri che contengono alcuni doppi conteggi di profughi che passano il confine con la Moldavia e poi quello con la Romania

2 Si veda il recente articolo di Corrado Bonifazi e Salvatore Strozza, L’esodo dall’Ucraina e il contesto migratorio europeo, Neodemos, 4 marzo 2022 

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