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“Misto” Europa

Massimo Livi Bacci

Secondo le valutazioni delle Nazioni Unite, nell’ultimo quarto di secolo lo stock degli “stranieri”¹ (cioè delle persone nate in un paese diverso da quello di nascita) in Europa è cresciuto da 49 a 76 milioni, dal 6,8 al 10,3% della popolazione. Tra i grandi paesi dell’Europa occidentale, la Germania (15%), il Regno Unito e la Spagna (13%) e la Francia (12%) sono sopra la media del continente, l’Italia sotto di un soffio. Questi dati, sia pure elementari, ci dicono che le società europee si stanno mescolando rapidamente, e questo è un aspetto – forse quello socialmente più rilevante – dell’infittirsi delle relazioni tra paesi. Purtroppo le nostre conoscenze sono assai limitate, derivando per lo più da statistiche amministrative poco adatte a misurare fenomeni così articolati e complessi ed a comprenderne i meccanismi. Perfino due elementari indicatori dei processi di interrelazione e mescolanza tra etnie – come i matrimoni tra partner e le nascite da partner di diverse nazionalità – sono insoddisfacentemente misurati. Solo recentemente Eurostat ha iniziato a pubblicare dati sui matrimoni misti e sulle nascite da madri di cittadinanza o paese di nascita straniero, ma i dati sono raccolti su “base volontaria”, e quindi non tutti i paesi li forniscono. Diamo qui conto di queste statistiche e, per quanto possibile, del loro significato.

I matrimoni

I matrimoni misti (in questi casi quelli di autoctoni con spose nate all’estero) possono costituire un indicatore utile del grado di integrazione tra etnie o nazionalità diverse. Ci sono però molti fattori di “disturbo” che rendono rischiose le conclusioni affrettate. A prima vista, la Tabella 1 mostra che i paesi più piccoli (Lussemburgo e Malta) hanno l’incidenza più elevata dei matrimoni misti, come è intuitivo pensare; i paesi dell’Europa orientale (Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania) hanno i livelli più bassi. Anche questo è intuitivo perché, in questi paesi, l’incidenza dell’immigrazione è molto bassa, anche in conseguenza del lungo isolamento nella seconda metà del secolo scorso. Per quanto riguarda il paese di nascita della sposa straniera, nella maggior parte dei casi sono più frequenti i matrimoni misti con una donna nata fuori dell’Unione Europea, che quelli con donne nate in altro paese della UE. Anche questo risultato era atteso perché nei maggiori paesi di immigrazione prevalgono i nati fuori della UE rispetto ai nati in altro paese dell’Unione. Purtroppo siccome queste statistiche sono raccolte dall’Eurostat su base “volontaria”, mancano paesi importanti come Francia, Germania e Regno Unito, né sono disponibili statistiche per gli anni precedenti al 2014. Ma come si diceva, mancano altre preziose informazioni (eppure facilmente disponibili), quali quelle riferibili a matrimoni misti con sposa autoctona e sposo nato all’estero; inoltre mancano i dati sui partner in unioni di fatto. E’ facile comprendere come la disponibilità di dati sulla endogamia e sulla esogamia dei vari gruppi etnici ci permetterebbe di conoscere assai meglio le dinamiche delle interrelazioni tra etnie e paesi diversi.

Da madre straniera un neonato su cinque

Nell’Unione Europea, nel 2014, sono nati 5,1 milioni di bambini, non abbastanza – come ben si sa – per mantenere in buon equilibrio la demografia continentale. Un milione di queste nascite proviene da madri nate all’estero, che contribuiscono per un quinto al rinnovo degli Europei. Circa un quarto delle madri straniere era nata in altro paese della UE, mentre i tre quarti erano nate fuori della UE. Purtroppo, anche in questo caso, non è possibile fare confronti temporali, se non tra il 2013 e il 2014: tra i due anni le nascite da madri straniere sono cresciute del 3,4%, quelle da madri autoctone di appena lo 0,7%. Non va dimenticato che una quota importante (e assai variabile da paese a paese) delle madri nate all’estero è cittadina del paese nel quale vivono.

Per alcuni paesi dell’Unione si possono fare raffronti temporali relativamente a nati da madri con cittadinanza straniera (quindi non necessariamente nate all’estero). Nella Tabella 3 è posta a confronto, per 11 dei 28 paesi della UE, l’incidenza di queste nascite sul totale nel 2007, anno precedente alla crisi, e nel 2014, ultimo anno disponibile. Nonostante che la crisi abbia rallentato l’immigrazione (e anzi abbia provocato forti flussi di rientro in patria), l’incidenza dei nati da madri straniere sul totale dei nati e cresciuta dall’11,5 al 14%. In 8 degli 11 paesi l’incidenza è aumentata, in 3 è diminuita. Anche questo indicatore va interpretato con cautela: influisce su di esso non solo la dimensione numerica delle donne non cittadine del paese di residenza, ma anche la velocità e l’intensità con la quale le donne straniere hanno accesso alla nazionalità del paese ospitante.

Una miniera inesplorata

Nei paesi sviluppati, la migrazione è il fenomeno sociale di maggior rilievo di questo inizio secolo. Ma, paradossalmente, è anche un fenomeno cui le autorità statistiche, nazionali e internazionali, prestano scarsa attenzione. Un po’ per le intrinseche difficoltà di misurare processi così fluidi e mutevoli come quelli migratori, un po’ perché la migrazione ha delicate implicazioni politiche – sia sul piano interno, sia su quello internazionale – che altri fenomeni demografici non hanno. Nel caso dei matrimoni e delle nascite, tuttavia, l’informazione sulla nazionalità degli sposi, o dei genitori, sul rispettivo luogo di nascita, sono ovunque raccolti, e facilmente integrabili con altre rilevanti informazioni (data dell’acquisizione della cittadinanza, o della prima entrata nel paese, per esempio). Dalle rilevazioni di tipo censuario, inoltre, potrebbero essere acquisiti preziosi dati sulle persone che hanno origini miste (mixed background).

La misura delle mescolanze permetterebbe di conoscere assai meglio un fenomeno profondo e in crescita, che sta gradualmente mutando il volto delle società europee (ma anche del resto del mondo) rendendo più fitta la trama delle relazioni tra società e paesi diversi. Si tratta di relazioni di tipo affettivo e riproduttivo, assai più profonde e durature di quelle basate sugli scambi di beni, le sole considerate quando si parla di globalizzazione.

Note

¹Le Nazioni Unite parlano di “stock migratorio”, costituito, in ciascun paese, dal numero di persone residenti che sono nate in altro paese. Oppure, in mancanza di questa informazione o in alterativa a questa, persone con nazionalità straniera. Usiamo qui, indifferentemente, il termine “straniero”. E’ ovvio che tra i nati all’estero, ci sono molte persone sicuramente non “straniere” perché all’estero sono nate in occasione di una breve residenza dei propri genitori; così come tra i “cittadini con nazionalità straniera” vi sono persone nate nel paese in cui risiedono, senza esserne cittadini. Ne consegue che i due aggregati si somigliano ma non sono sovrapponibili.

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