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L’Italia, la popolazione e la forbice europea

Una settimana ricca di notizie d’interesse demografico quella che oggi si chiude. I dati resi noti dall’Istat nei giorni scorsi, relativi alle nascite nel 2020 e alla popolazione residente, confermano una situazione già nota. Il minimo delle nascite nel 2020, pari a 405mila unità, era già stato annunziato nei mesi scorsi; gli effetti negativi del primo lockdown sono andati delineandosi nell’autunno-inverno 2020-21, e l’anno corrente si chiuderà con un nuovo record negative: circa 15mila nascite in meno rispetto al passato anno. Neodemos segue il tema assiduamente, fin dalla sua fondazione. I meccanismi della bassa natalità sono ben noti: le cause, multiformi, si coagulano in una sindrome di fattori culturali e sociali così inestricabile da rendere di difficile individuazione le cure specifiche attuabili dalle politiche. Queste per ora consistono nell’assegno unico per i figli: una misura importante, specialmente per le famiglie di reddito medio-basso, ma che andrebbe iscritta in un ventaglio più ampio di politiche a sostegno delle famiglie con figli. 

Poche sorprese desta anche il bilancio demografico del 2020, con un arretramento della popolazione residente nell’anno di 400mila unità, che prosegue con una ulteriore perdita di 170mila persone nei primi nove mesi dell’anno corrente (il settimo anno di declino). La forbice con gli altri maggiori paesi europei si allarga. Negli ultimi due anni (tra l’inizio 2019 e l’inizio 2021) l’Italia ha perduto oltre mezzo milione di residenti (-0,9%); il Regno Unito ne ha guadagnati 600mila (+1%), la Spagna 400mila (+1%), la Francia 300mila (+0,4%), la Germania poco più di 100mila (+0,2%). Nell’arco dell’ultimo decennio, la popolazione italiana è restata praticamente stazionaria (-0,1%), a fronte di aumenti di 4,4 milioni (+6,9%) della Francia, di 4,3 milioni del Regno Unito (+6,8%), di 2,9 milioni della Germania (+3,7%), di 0,7 milioni della Spagna (+1,6%). Neodemos non è “popolazionista”, ma ritiene che la rapida contrazione demografica sia dannosa, perché legata a doppio filo all’invecchiamento e allo squilibrio tra generazioni. Questa tendenza è poi aggravata dalla tendenza all’abbandono di  di estese parti del territorio, quelle più interne e meno facilmente accessibili.

Un’altra notizia di cui seguiremo il concretarsi riguarda il “decreto flussi” 2021, ormai in dirittura finale, con una previsione di 81.000 nuovi ingressi di migranti (e regolarizzazioni di chi già è in Italia), rispetto ai 31.000 dei precedenti anni. Si tratta sicuramente di una cifra ancora molto bassa rispetto alle richieste espresse dalle varie organizzazioni datoriali e alla domanda, inespressa, di privati e famiglie, considerando inoltre il forte declino previsto della popolazione in età attiva nei prossimi anni. La realtà dei fatti impone alle forze politiche, anche a quelle più ostili all’immigrazione, di prendere atto della realtà: l’Italia necessita di risorse umane aggiuntive (la parola migranti spaventa!), con meccanismi di reclutamento e di ammissione rinnovati, e con rinforzate politiche di integrazione.  Questo non per qualche anno, ma per qualche decennio. Infine, a Bruxelles si discute sulle modifiche da apportare alla normativa Schengen, sfavorevoli per i paesi di primo approdo o di primo arrivo degli irregolari, opache per quanto riguarda il rispetto dei diritti dei migranti in cerca di asilo o protezione; insidiose nei confronti della libera circolazione nell’ambito dell’Unione. Neodemos ritornerà su questi punti, una volta definito l’orientamento della UE.

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