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Più istruiti e più benestanti. Il futuro degli anziani italiani

In questo terzo e ultimo intervento sul futuro degli anziani in Italia, Gianpiero Dalla Zuanna e Chiara Gargiulo mostrano che nel prossimo ventennio gli anziani italiani saranno sempre più istruiti e benestanti. La programmazione dell’attività di assistenza rivolta alla terza e alla quarta età dovrebbe essere riprogrammata tenendo conto anche di questo importante cambiamento.

In due precedenti articoli su Neodemos (Gli anziani italiani e i loro figli, oggi e domani e Non da soli. Le nuove famiglie degli anziani italiani. 2002-2042) abbiamo mostrato come, nei prossimi vent’anni, gli italiani con più di 70 anni saranno sempre più numerosi, ma che questo cambiamento non si tradurrà in un parallelo incremento degli anziani soli, perché aumenterà molto rapidamente la proporzione di anziani coniugati, e perché una proporzione di anziani molto alta continuerà a vivere nei pressi di almeno un figlio. In questo ultimo intervento completiamo i nostri ragionamenti sul futuro degli anziani italiani, ragionando sulla verosimile loro evoluzione secondo il titolo di studio, il reddito e la ricchezza.

Sempre più istruiti

È agevole stimare quali saranno i titoli di studio degli anziani nell’Italia del futuro, perché il Wittgenstein Centre for Demography and Global Human Capital (WCD) calcola e aggiorna on-line la popolazione per sesso, classe di età e dal 1950 al 2100 in tutti gli stati del mondo, differenziando per titolo di studio le stime e le previsioni della Population Division delle Nazioni Unite (tabella 1 e figura 1).

 

La scolarità degli italiani nati fra il 1890 e il 1970 si è modificata in modo radicale. Nelle coorti nate a cavallo del 1900 c’erano ancora analfabeti (il 10% fra gli uomini e il 14% fra le donne), e solo una minima parte di loro ha avuto accesso agli studi superiori (5% fra gli uomini e 3% fra le donne). Le cose cambiano per le coorti successive, con una forte accelerazione per le persone che supereranno i 70 anni dal 2020 in poi, protagoniste dalla riforma della scuola media unica (1963), della “corsa” al diploma superiore e del libero accesso all’università (1969). Di conseguenza, nei prossimi anni l’incremento della popolazione anziana si tradurrà in un rapido incremento della popolazione con titolo di studio medio-superiore. In Italia, fra il 2020 e il 2040 gli ultrasettantenni senza titolo di studio o con la sola licenza elementare passeranno da 5 milioni e 300 mila a 1 milione e 800 mila, mentre i laureati e diplomati passeranno da 2 milioni 800 mila a 8 milioni, ossia più di metà degli anziani del 2040.

Questo grande cambiamento avrà molte conseguenza. In primo luogo, anziani più istruiti vorrà dire anziani in grado di rapportarsi in modo più attivo con molti aspetti della vita moderna: quelli economici e finanziari, quelli legati alla salute, all’uso dell’informatica, e così via. Si modificheranno anche le modalità di fruizione del tempo, il rapporto con i figli e – più in generale – i rapporti interpersonali. L’incremento di diplomati e laureati spingerà verso l’alto anche la sopravvivenza degli anziani: secondo i calcoli dell’Istat, nel 2012 la speranza di vita a 70 anni era di un anno e mezzo più elevata per i laureati e le laureate rispetto alle persone con la sola licenza elementare. Tuttavia, non si tratta di differenze eccessive: infatti, se in generale al crescere del titolo di studio aumenta anche la sopravvivenza, vi sono alcune cause di morte per cui avviene l’inverso (ad esempio, ciò accade nel tumore al seno per le donne, più diffuso fra le italiane più istruite

Sempre più benestanti

Oggi gli anziani poveri, secondo l’Istat, sono una proporzione relativamente ridotta. Nel 2018 fra gli individui di età 65+, solo il 4% era in povertà assoluta, contro l’8% in età 35-64, il 10% in età 18-39 e il 12% in età 0-19. Non è facile stimare quali saranno le disponibilità economiche degli anziani nei prossimi vent’anni, perché sono troppe le variabili che determineranno i loro redditi futuri. Tuttavia, molti indizi suggeriscono che – a meno di disastri – la condizione economica degli ultrasettantenni del 2040 dovrebbe essere migliore rispetto a quella dei loro coetanei del 2020, e che nei prossimi anni la proporzione degli anziani poveri potrebbe diminuire ancora.

In primo luogo, in Italia il reddito annuale disponibile (si tratta quasi solo di pensioni) per gli anziani con più di settant’anni è di 4-5,000 euro più elevato per i diplomati e laureati rispetto a quello dei coetanei meno istruiti (tabella 2). Quindi, il progressivo e rapido incremento degli anziani laureati e diplomati dovrebbe trascinare verso l’alto anche i loro redditi.

In secondo luogo, nei prossimi anni saranno sempre di meno gli anziani che disporranno solo della pensione minima, mentre non si farà ancora sentire in modo severo la compressione degli assegni pensionistici legata al passaggio al metodo contributivo.

In terzo luogo, le modifiche della struttura per stato civile spingeranno verso l’alto il reddito familiare degli ultrasettantenni, perché l’incremento degli anziani coniugati aumenterà il numero di famiglie anziane con due percettori di pensione. È vero che le pensioni di reversibilità in Italia sono generose, in una comparazione europea, ma restano sempre inferiori a quelle percepite in vita.

In quarto luogo, in Italia la proporzione di proprietari della casa di abitazione è altissima è praticamente uguale a prescindere dal sesso, dallo stato civile e dal titolo di studio delle persone di età 70+. È verosimile che nei prossimi anni questa quota aumenti ancora, essendo oggi più elevata fra le persone con 70-79 anni (85%) che fra quelle con più di 80 anni (79%, dati Share).

Infine, al primo gennaio del 2019 metà dei cittadini italiani maggiorenni residenti in Italia aveva più di 52 anni, e nel prossimo futuro l’età mediana degli elettori si alzerà ancora, a mano a mano che l’onda del baby-boom (gli italiani nati fra il 1950 e il 1975) avanzerà negli anni. Nel frattempo, gli elettori con meno di 50 anni, figli del calo di natalità successivo al 1975, saranno sempre di meno. È difficile immaginare che le forze politiche sfidino l’impopolarità, adottando misure fiscali e pensionistiche penalizzanti per la gran massa degli elettori.

Conclusioni

Questo è il nostro terzo e ultimo articolo su Neodemos che tratteggia il “destino demografico” degli anziani in Italia, da qui al 2040. I mutamenti più rapidi e importanti saranno quattro:

  1. Aumento del 50% delle persone con più di settant’anni;
  2. Raddoppio degli anziani con più di novant’anni;
  3. Aumento degli anziani coniugati e specialmente delle anziane coniugate, a fronte di una sostanziale stabilità del numero degli anziani e delle anziane non coniugate;
  4. Aumento degli anziani istruiti e in buone condizioni economiche.

Non è facile dire se e in quale misura l’incremento dei grandi anziani trascinerà verso l’alto il numero dei non-autosufficienti, perché l’evoluzione della capacità di contrasto delle patologie che inducono le diverse disabilità è molto difficile da prevedere. Tuttavia, i nostri risultati possono dare qualche indicazione a quanti hanno e avranno l’onere di programmare i servizi per gli anziani nell’Italia del prossimo ventennio.

La principale indicazione è l’esigenza di migliorare e meglio articolare l’offerta di assistenza domiciliare. Prioritariamente, le pubbliche istituzioni devono decidere se la permanenza dell’anziano nel suo domicilio è un obiettivo che vale la pena perseguire. Nel dare risposta a questa domanda, va tenuto presente che saranno sempre più numerosi gli anziani che – ad età sempre più elevate – avranno il desiderio e la possibilità di restare nella propria casa. Sempre più spesso si tratterà di coppie molto avanti negli anni, con un buon livello di istruzione e con una certa disponibilità economica. Tuttavia, saranno anche numerosi i coniugi molto anziani entrambi afflitti da un certo grado di disabilità.

In questo quadro, l’assistenza domiciliare basata sull’impiego di personale coresidente – in grande maggioranza si tratta oggi di donne straniere – potrebbe ulteriormente espandersi. Tuttavia, sempre più spesso le coppie di coniugi anziani avranno un solo figlio residente nel vicinato, e di conseguenza la gestione dell’assistenza domiciliare potrebbe divenire difficile. La crescita dell’età degli anziani a casa vedrà quindi crescere la necessità di un’offerta pubblica di assistenza domiciliare, per sostituire o – più spesso – integrare l’assistenza privata, con servizi sia di tipo medico-infermieristico, sia più tipicamente assistenziali (come i pasti a domicilio). Inoltre, largo spazio potrebbe esserci anche per servizi complementari, erogati dal terzo settore, ad esempio per l’accompagnamento a visite mediche, la gestione di spazi pubblici di ritrovo, ma anche per la semplice compagnia.

Per quanto riguarda l’assistenza in istituto, i nostri dati suggeriscono innanzitutto che difficilmente ci sarà un forte incremento di richiesta di posti per autosufficienti, perché sempre più spesso gli anziani saranno proprietari della casa dove abitano, potranno contare sul sostegno del coniuge, avranno buone disponibilità economiche, mentre continueranno ad avere almeno un figlio residente vicino a casa.

Inoltre, a causa del forte incremento dell’età alla vedovanza, l’aumento di domanda di posti in istituto per non autosufficienti sarà probabilmente inferiore rispetto all’incremento del numero degli anziani. Gli istituti sono destinati a ospitare persone sempre più anziane, affette da molte patologie, oggettivamente ingestibili a domicilio. Saranno sempre più simili a reparti di geriatria che a strutture di tipo alberghiero.

Infine, l’incremento di disponibilità economiche degli anziani potrebbe anche renderli più spesso in grado di sostenere l’onere economico di un ricovero, senza pesare sui parenti o sulla pubblica assistenza.

Le previsioni demografiche, pur con tutti i loro limiti, permettono di intravvedere i profondi cambiamenti nel prossimo futuro degli anziani italiani. Ci auguriamo che quanti dovranno programmare, per i prossimi anni, l’attività di assistenza, ne tengano conto.

 

*Fonte Tabella 1 e figura 1 Nostre elaborazioni su dati dataexplorer.wittgensteincentre.org

 

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