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Gli anziani italiani e i loro figli, oggi e domani

Gianpiero Dalla Zuanna, Chiara Gargiulo

Gianpiero Dalla Zuanna e Chiara Gargiulo mostrano come nei prossimi anni diminuiranno gli anziani con tre o più figli, mentre aumenterà il numero di adulti di mezza età che dovranno sostenere da soli l’onere di assistenza di uno o entrambi i genitori molto anziani. Questo gravoso compito sarà agevolato dalla persistenza nel tempo della prossimità abitativa fra le diverse generazioni.

In un articolo recentemente pubblicato su Neodemos, abbiamo mostrato come, nei prossimi anni, l’aumento degli anziani in Italia non si tradurrà tanto in aumento degli anziani soli, quanto nel forte incremento degli anziani che vivono in coppia, perché l’età alla vedovanza aumenterà, specialmente per le donne. In questo nuovo intervento ci soffermiamo su un altro aspetto della parentela degli anziani, ossia sui loro figli, ragionando sia sul loro numero, sia sulla prossimità abitativa con i loro genitori. Tutti questi aspetti possono avere un grande impatto sulle modalità di assistenza degli anziani fragili e sulla possibilità della loro permanenza in casa.

In Italia e nell’Europa Meridionale, è assai comune che genitori anziani e figli – pur non convivendo – risiedano poco distanti gli uni dagli altri. Questa specificità è spesso condizione dirimente per permettere agli anziani di restare nella loro casa di residenza, pur se in precarie condizioni di salute. Gli attuali italiani di età 80+ – nati fra il 1920 e il 1940 – sono stati i genitori del baby-boom, ossia delle numerose nascite avvenute nel trentennio 1945-75. Le generazioni successive, nate dopo il 1940, sono state invece protagoniste del grande calo delle nascite, iniziato – appunto – a metà anni ’70 e che prosegue tuttora. È quindi certo che nei prossimi anni saranno sempre più numerosi gli anziani con al massimo uno o due figli, mentre oggi sono ancora numerosi gli anziani che hanno tre figli o più. Di conseguenza, è possibile che il calo della fecondità successivo al 1975 renda più difficoltoso, per gli italiani nati dopo il 1940, poter contare su una sufficiente assistenza da parte di uno o più figli vicini di casa.

La crescita degli anziani con pochi figli

Dal 2004, la ricerca Share analizza in modo sistematico le condizioni di vita e di salute di campioni statisticamente significativi degli italiani con più di 50 anni, con puntuali domande anche sui loro figli, inclusa la distanza rispetto alla casa dei genitori. I dati si riferiscono quasi esclusivamente agli anziani residenti in casa, ma la proporzione di anziani italiani che vivono in istituto è fra le più basse d’Europa, talmente bassa da non modificare in modo significativo i dati che ora andiamo a commentare.¹

La proporzione di persone con tre o più figli diminuisce rapidamente al calare dell’età: erano il 33-34% per le coorti nate prima del 1938, sono il 12-15% fra le coorti nate nel 1958-67. Il 40% degli uomini e delle donne nati nel 1958-67 non hanno figli, o ne hanno solo uno. Fra i loro genitori, nati prima del 1938, questa proporzione è di dieci punti inferiore (tabella 1).

Gli anziani italiani vivono e vivranno nei pressi dei loro figli

Sempre mediante Share, misuriamo come per un anziano cambia la “disponibilità” di figli vicini di casa al variare del numero dei figli (tabella 2). Fra le persone con figli, al crescere del numero di figli aumenta anche la probabilità di avere almeno un figlio residente a meno di un chilometro o a meno di cinque chilometri (includendo anche i figli conviventi fra quelli che vivono a meno di uno/cinque chilometri dal genitore). Il 75% delle donne e il 78% degli uomini nati nel 1938-47 con tre o più figli vivono a meno di un chilometro da almeno un figlio, mentre questa proporzione scende attorno al 50% per uomini e donne – sempre nati nel 1938-47 – con un solo figlio. Fra i più anziani e fra le più anziane, la prossimità con i figli aumenta, specialmente se hanno un figlio solo.

Questi dati riflettono le strategie di donazioni dei genitori verso i figli. Un’altra ricerca ha mostrato che la propensione ad aiutare il figlio ad acquistare una casa aumenta al diminuire del numero dei figli, e che – quando il figlio è uno solo – la nuova casa acquistata è più spesso situata nei pressi di quella dei genitori.²

Visti dal punto di vista dei figli, questi dati ci raccontano una storia molto simile: al diminuire del numero dei fratelli cresce la propensione a risiedere presso i propri genitori (tabella 3). Ad esempio, il 57% dei figli unici vive a meno di un chilometro dai genitori ultraottantenni, mentre la stessa proporzione è solo del 40% fra chi ha due o più fratelli.

Nei prossimi anni, anche se la propensione dei figli a vivere presso i genitori restasse la stessa, il numero di anziani residenti vicino ai figli è destinato a diminuire, a mano a mano che supereranno i settant’anni i genitori dei pochi figli nati dopo il 1975. Tuttavia, il numero di anziani con almeno un figlio vicino di casa non dovrebbe calare molto rapidamente, perché – come appena illustrato – la propensione a vivere nei pressi dei propri genitori è sensibilmente più alta per i figli unici o per chi ha un solo fratello.

Mettendo assieme i dati delle tre tabelle qui riportate, possiamo stimare che nei prossimi due decenni il numero di anziani italiani con più di 70 od 80 anni con almeno un figlio residente a meno di un chilometro non dovrebbe scendere sotto il 60%. Tuttavia, questa apparente stabilità non deve troppo tranquillizzare. L’onere di assistenza sulle spalle dei (pochi) figli certamente crescerà, poiché saranno sempre più rari i fratelli e le sorelle in grado di suddividersi l’onere di supportare un genitore (o entrambi i genitori anziani) nei periodi di difficoltà.

Aiutare gli aiutanti

Mettiamo assieme questi risultati con quelli sulle variazioni di composizione degli anziani per stato civile (vedi link). Nel prossimo ventennio saranno sempre più numerose le coppie di anziani residenti nella loro abitazione, e buona parte di loro continuerà ad avere almeno un figlio vicino di casa. Diminuirà invece il numero di anziani che potrà godere di una “dote” di figli più numerosa e – di converso – aumenterà il numero di figli che dovranno assistere da soli uno o entrambi gli anziani genitori. Sempre più spesso, un unico figlio si troverà a dover assistere due anziani genitori, e saranno numerosi i casi di coppie formate da due figli unici di mezza età che avranno l’onere di assistere due coppie di anziani genitori.

Questi risultati sottolineano la necessità di riorientare i servizi pubblici e privati indirizzati agli anziani residenti in casa propria, e che desiderano rimanerci. Da una lato, è facile prevedere che l’assistenza domiciliare a pagamento si espanderà ancora, perché non verrà a mancare – per i molti figli residenti poco lontano dai loro genitori – la possibilità di organizzare e gestire questo servizio e perché, come vedremo in un altro articolo su Neodemos, la disponibilità economica degli anziani nei prossimi anni è destinata ad aumentare. D’altro canto, i pochi figli (o sempre più spesso l’unico figlio) chiederanno agli enti pubblici e al terzo settore di essere aiutati nell’assistenza socio-sanitaria del genitore, sempre più spesso di entrambi i genitori, quando insorgono seri problemi di disabilità. Gli anziani senza figli non vanno dimenticati, perché sono quelli più a rischio. Tuttavia, lo slogan “aiutare gli aiutanti” può ben rappresentare la sfida di oggi e dei prossimi decenni, per garantire alla grande maggioranza degli anziani italiani la miglior vita possibile, all’interno delle mura domestiche.

¹ Nel 2011 vivevano in istituto lo 0.7% degli anziani di 65-74 anni, l’1.5% di quelli con 75-84 anni, il 5.1% di quelli con 85 anni e più. Quasi tutti questi anziani non sono autosufficienti.

² M. Barbagli, M. Castiglioni e G. Dalla Zuanna (2003), Fare famiglia in Italia. Un secolo di cambiamenti, il Mulino, Bologna

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