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Contrastare l’epidemia: la strategia svedese funziona solo a metà

La Svezia e l’Italia hanno adottato strategie molto diverse per contrastare l’epidemia del Covid-19. L’Italia ha “chiuso tutto” per due mesi, mentre la Svezia ha adottato una linea più soft, tenendo aperti negozi, bar e ristoranti, fabbriche, asili e scuole per i bambini più piccoli, consigliando alla gente di muoversi il meno possibile, ma non imponendo alcuna regolamentazione che costringa i cittadini a rimanere nelle loro case.

Ma quali sono i risultati di questa strategia? La Svezia dispone di dati straordinariamente tempestivi sui decessi. Grazie ai registri anagrafici centralizzati e automatizzati, pochi giorni dopo la registrazione, l’Ufficio Centrale di Statistica rende disponibile il numero giornaliero dei morti distinti per età, sesso, contea, municipalità.

Poiché anche l’Istat – per la prima volta e sulla spinta dell’urgenza epidemica – ha messo a disposizione dati simili per un certo numero di comuni italiani, ho confrontato l’evolversi dell’epidemia nella contea di Stoccolma (2 milioni e 300 mila abitanti, più del 20% del totale della popolazione svedese) e la città di Milano (1 milione 400 mila abitanti). Ho messo anche a confronto Stoccolma con l’insieme delle altre contee svedesi.

Anche se l’epidemia a Stoccolma è “partita” con una ventina di giorni di ritardo rispetto a Milano, la crescita del numero di morti a Stoccolma è stata solo di poco più lenta: in entrambi i territori, 2-3 settimane dopo i primi decessi il numero di morti era il doppio rispetto alla media del quinquennio precedente. Inoltre, nelle contee diverse da Stoccolma in marzo e nella prima settimana di aprile il numero di decessi giornalieri del 2020 è stato pressoché identico rispetto a quello del 2018-19.

Questi risultati permettono alcune considerazioni. In primo luogo, si conferma l’utilità di dati dettagliati sui decessi complessivi per misurare l’impatto dell’epidemia di coronavirus. Sono dati molto più sicuri di quelli sui morti “per” o “con” il coronavirus, che dipendono da tanti fattori, che possono variare fra un luogo e l’altro e fra una settimana e l’altra. Quando – per l’Italia e per tutto il mondo – saranno disponibili dati completi a livello micro-territoriale, simili a quelli qui utilizzati, meglio se distinti per sesso ed età, potremo accrescere di molto le nostre conoscenze sulle caratteristiche dell’epidemia.

In secondo luogo, se strategie di contenimento diverse hanno portato a risultati simili e assai deludenti in due aree fortemente urbanizzate, e se il “soft lockdown” ha dato risultati opposti a Stoccolma e in tutto il resto della Svezia, è evidente che nessuno ha la bacchetta magica, e che non esistono strategie buone per tutte le stagioni. Per contrastare in modo efficace questa insidiosa pandemia dobbiamo prima di tutto deporre i pregiudizi, e procedere imparando dai nostri errori.

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