Nell’area metropolitana fiorentina, tra pensionati collegati a SPI-CGIL Firenze e Caritas Firenze (le organizzazioni promotrici dell’indagine, i cui dati sono stati analizzati da Monica Pratesi, Rebecca Sabatino e Gabriele Tomei), la vulnerabilità economica, sia abitativa che relazionale, è diffusa, ma le reti di cura sono attive.
Negli ultimi anni si è affermato il valore dei citizen data: dati raccolti attraverso organizzazioni della società civile, capaci di dare voce a gruppi sociali poco rappresentati nelle statistiche ufficiali. Il Copenhagen Framework on Citizen Data della United Nations Statistical Division ne riconosce il contributo all’integrazione dei sistemi statistici e alla conoscenza delle popolazioni più vulnerabili.
Ecco un esempio: nella primavera del 2025, SPI-CGIL Firenze e Caritas Firenze hanno promosso una rilevazione sulle condizioni di vita dei pensionati dell’area metropolitana fiorentina coordinata da VoisLab, spin-off dell’Università di Pisa. Il campione, composto per il 54% da donne, quasi interamente da cittadini italiani e nella quasi totalità da persone con più di 60 anni, è stato costruito con un disegno non probabilistico per quote, territoriali e di genere.
Nel campione, di 455 intervistati complessivamente, erano rappresentati due gruppi complementari: da un lato 107 anziani seguiti dalla Caritas, generalmente più fragili sotto il profilo economico e sociale; dall’altro 338 pensionati intercettati dagli sportelli della SPI-CGIL, mediamente più tutelati. Ne è emerso il quadro di una popolazione anziana che spesso vive “al minimo”, tra rinunce e difficoltà, ma che continua a svolgere un ruolo attivo nelle reti familiari e di prossimità.
Redditi sotto soglia e deprivazione diffusa
Secondo le soglie ISTAT (2024) , un anziano solo in un centro metropolitano toscano dovrebbe di almeno 1.056–1.065 euro mensili per non essere classificato come povero in senso assoluto. Tra gli utenti Caritas che vivono soli, il 76% dichiara una pensione inferiore agli 800 euro: una forbice di oltre 250 euro rispetto alla soglia minima. Tra gli iscritti SPI-CGIL la quota in povertà scende al 23%, ma rimane significativa. Le differenze di genere sono marcate in entrambi i gruppi: le donne risultano più frequentemente sotto soglia degli uomini (86% contro 73% tra gli utenti Caritas; 42% contro 16% tra gli iscritti SPI-CGIL).
Il reddito da solo, però, non cattura tutta la dimensione del disagio. L’indagine ha adottato l’indicatore di deprivazione materiale e sociale di Eurostat (2023), basato su 13 dimensioni, dalla capacità di far fronte a spese impreviste alla possibilità di incontrarsi con familiari o amici almeno una volta al mese. Nel complesso, il 68.3% dei pensionati intervistati si trova in condizione di deprivazione, con quasi la metà in grave deprivazione (impossibilità di soddisfare almeno sette delle tredici dimensioni). Tra gli utenti Caritas la quota supera il 93%, con l’85% in grave deprivazione; tra gli iscritti SPI-CGIL il 60% risulta deprivato, il 37% gravemente (Fig. 1).

La rinuncia alle cure sanitarie è un altro indicatore sensibile: riguarda il 43.9% degli utenti Caritas e il 22.8% degli iscritti SPI-CGIL. Più di sette pensionati su dieci, nell’intero campione, non riescono ad accantonare nulla del proprio reddito mensile; tra gli utenti Caritas uno su cinque spende più di quanto percepito, intaccando risparmi residui o ricorrendo a prestiti.
Isolamento e risorse relazionali
Accanto alla dimensione materiale, l’indagine ha rilevato le condizioni relazionali. Tra gli iscritti SPI-CGIL, oltre l’80% dichiara di poter contare su parenti o amici in caso di bisogno; tra gli utenti Caritas questa quota scende al 44%. La solitudine persistente, riferita come condizione continua o quasi continua, è significativamente più frequente tra chi non dispone di una rete di supporto.
Un elemento spesso trascurato emerge però con chiarezza: gli anziani non sono soltanto destinatari di cure. Il 39% del campione dichiara di offrire a propria volta forme di sostegno (accudimento dei nipoti, compagnia, aiuto nelle pratiche burocratiche, assistenza ad adulti) con una frequenza maggiore tra gli iscritti SPI-CGIL (43,5%) rispetto agli utenti Caritas (25,2%; Fig. 2). La terza età, anche quando economicamente fragile, mantiene un ruolo attivo nelle reti familiari e di prossimità.

Una vulnerabilità strutturale che chiede risposte integrate
Dai dati emergono quattro criticità strettamente collegate: trattamenti pensionistici spesso non adeguati ai panieri di spesa metropolitani; limitata capacità di risparmio; condizioni abitative più esposte alla precarietà, soprattutto per chi vive in affitto; isolamento relazionale. La differenza tra i due gruppi campionati sembra rinviare anche ad alcuni tratti strutturali del welfare italiano: chi ha alle spalle una carriera lavorativa regolare dispone generalmente di una protezione relativa, pur frammentata; chi invece ne è rimasto ai margini, per discontinuità occupazionale, lavoro informale o ruoli di cura non retribuiti, può arrivare alla terza età in una condizione di vulnerabilità multipla e con reti di sicurezza più deboli.
I risultati suggeriscono alcune possibili direzioni di intervento. Sul versante dei redditi, potrebbe essere utile valutare strumenti di integrazione selettiva delle pensioni minime, maggiormente ancorati ai panieri ISTAT per aree e classi d’età. Sul versante abitativo, interventi di prevenzione della morosità, attraverso sportelli di prossimità, micro-contributi mirati e consulenza finanziaria, potrebbero contribuire a intercettare le difficoltà prima che si trasformino in situazioni più gravi.
Per le reti sociali, l’indagine conferma l’importanza dei servizi di prossimità, case di quartiere, portierati sociali, reti di vicinato, nel contrastare la solitudine e nel far emergere i bisogni prima che si cronicizzino. Replicare o rafforzare questi modelli nell’area fiorentina, anche attraverso la valorizzazione dei centri anziani come poli civici multifunzionali, potrebbe rappresentare un investimento sociale di rilievo. Anche sul fronte sanitario, sportelli integrati socio-sanitari nei presidi di quartiere, con prenotazioni agevolate e trasporto sociale, potrebbero contribuire a ridurre la rinuncia alle cure che riguarda oggi quasi uno su quattro tra i pensionati intervistati.
Più che interventi isolati, queste possibili misure richiamano l’idea di un ecosistema di innovazione sociale, nel quale attori pubblici, terzo settore, comunità e mercato cooperano per costruire risposte ai bisogni che il welfare tradizionale fatica sempre più a soddisfare da solo (D’Emilione, Giuliano, Tomei, 2025).
Un ultimo elemento merita attenzione. Quasi il 40% degli anziani intervistati dichiara di offrire forme concrete di sostegno a familiari e comunità: accudimento dei nipoti, compagnia, aiuto nelle pratiche burocratiche. Questo capitale sociale, spesso poco visibile, rappresenta una risorsa importante per la collettività. Sostenere la stabilità economica e relazionale degli anziani non significa dunque soltanto rafforzare misure di assistenza, ma anche contribuire alla tenuta delle reti familiari e di prossimità su cui si regge una parte rilevante del welfare quotidiano.
L’esperienza realizzata nell’area metropolitana fiorentina suggerisce inoltre la possibilità di sviluppare un sistema più ampio di produzione di citizen data sulla condizione degli anziani in Italia (Pratesi et al. 2021, Pratesi 2023, Tomei, 2016, 2023).
Riferimenti bibliografici
D’Emilione M., Giuliano G.A., Tomei G. (2025), “Ecosistemi dell’innovazione sociale. Un frame interpretativo per comprendere e valutare lo sviluppo locale sostenibile e orientato all’attivazione dei soggetti”, in: RIV-Rassegna Italiana di Valutazione, 91, FrancoAngeli, Milano
ISTAT (2024), La povertà in Italia. Anno 2023, Roma.
Eurostat (2023), Living conditions in Europe. Material deprivation and economic strain, Lussemburgo.
Pratesi, M. (2023), Citizen Data and Citizen Science: A Challenge for Official Statistics, in Studies in Theoretical and Applied Statistics, (eds) Salvati N., Perna C., Marchetti S., Chambers R.
Pratesi, M., Ceccarelli, C., Menghinello, S, (2021), Citizen generated data and Official Statistics: an application to SDGs indicators, Discussion paper n 274, Department of Economics and Management, University of Pisa
SPI-CGIL Firenze / Caritas Firenze / CGIL Firenze / VoisLab (2026), Vivere al minimo. La povertà degli anziani tra dignità, invisibilità e destino collettivo, Firenze.; in: CGIL, Rapporto 2026, Firenze (https://cgilfirenze.it/wp-content/uploads/2026/04/Rapporto-CGIL-Caritas-Anziani-2026-WEB.pdf )
Tomei G. (2016), Valutare gli outcome dei programmi complessi. Approcci, metodologie, tecniche, FrancoAngeli, Milano
Tomei G. (2023), Developmental Outcome Monitoring and Evaluation (DOME). Un approccio riflessivo per progettare e valutare gli interventi di contrasto della povertà educativa, Franco Angeli, Milano
UNSD Collaborative on Citizen Data: Copenhagen Framework on Citizen Data (2025), https://unstats.un.org/UNSDWebsite/citizen-data/