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Perché in Italia negli anni della Grande Recessione il calo delle nascite è stato più forte che in altri paesi

La Grande Recessione ha giocato un ruolo importante nel calo delle nascite in Italia a partire dal 2008, aggravando la tendenza di fondo. Letizia Mencarini e Daniele Vignoli illustrano i meccanismi che hanno determinato la recente diminuzione delle nascite, e osservano che in assenza della crisi, pur diminuendo fortemente, non sarebbero scese sotto la soglia del mezzo milione.

Negli anni della Grande Recessione gli andamenti delle nascite e dell’economia in Italia suggeriscono – solo in parte correttamente – una forte relazione positiva tra i due fenomeni. I dati sono noti: tra il 2007 e il 2013 la contrazione del reddito disponibile degli italiani è stata di ampiezza pari all’espansione che si era registrata tra il 1995 e il 2007; le famiglie italiane hanno perso oltre un decimo del loro potere d’acquisto. Contemporaneamente il numero dei nati è calato ogni anno e nel 2015 è sceso sotto la soglia fatidica del mezzo milione. I mass-media non hanno tardato ad individuare nella Grande Recessione la “grande” causa di questo record negativo, anche se la “crisi del numero di nati” non può certo essere attribuita solo ad essa.

La trappola demografica

Per capire i meccanismi del forte calo delle nascite proprio a partire dal 2008 occorre ricordare che il numero di nati dipende non solo dalla propensione media ad avere figli, ma anche dal numero di potenziali genitori in età fertile. E dunque nascono meno bambini non solo (e non tanto) perché le coppie hanno deciso di fare meno figli, ma anche perché ci sono meno potenziali genitori. Si tratta in parte di una riduzione strutturale della natalità, che prescinde da valutazioni oggettive o soggettive di benessere: man mano che le generazioni di donne del baby boom escono dall’età fertile, sono rimpiazzate da coorti via via più piccole, quelle nate negli anni del baby bust. E se ci sono meno potenziali madri (e padri) non possono che nascere meno bambini: è “la trappola demografica”.

Quanto ha contato la Grande Recessione?

Il calo delle nascite dal 2008 al 2016 è da attribuirsi alla contrazione della fecondità (cioè al fatto che le donne hanno fatto – in media – meno figli) o al calo del numero di donne in età feconda? La risposta è a entrambi, ma con differente peso.

Infatti, se nel 2016 ci fosse stata la stessa fecondità del 2008 (cioè non 1,34 figli in media, ma 1,45 e esattamente gli stessi tassi specifici di fecondità del 2008 alle varie età) non avremmo avuto 473mila nascite, cioè quelle effettivamente avvenute durante il 2016, ma un numero teorico di oltre 503 mila, quindi ben 30 mila in più. Queste 30 mila nascite (il 30% del calo complessivo) sono quelle perse a causa della diminuzione della fecondità, cioè della diminuita propensione a fare figli alle varie età. Tuttavia, anche facendo figli con la stessa intensità del 2008, le donne che si trovavano in età fertile nel 2016 ne avrebbero potuti fare, in complesso, solo 503 mila (e non 577 mila come era avvenuto nel 2008). Queste ulteriori 74mila nascite (il 70% del calo complessivo) sono quindi andate “perse” per il calo del numero delle potenziali madri. Riassumendo, da questi calcoli possiamo attribuire oltre il 70% della diminuzione del numero dei nati nel 2016 rispetto al 2008 alla diminuzione del contingente delle madri potenziali, cioè all’effetto della “trappola demografica”, mentre il 30% della diminuzione nel numero di nati è attribuibile alla diminuzione della propensione a fare figli, quindi, in sostanza, all’effetto della Grande Recessione.

Non tutti i paesi sono in trappola

In Europa il trend delle nascite non è stato omogeneo fra paesi: per esempio dal 2008 al 2016 in Germania e in Svezia il numero di nati è aumentato negli anni della crisi, mentre invece in Spagna Francia, Polonia e Regno Unito è diminuito. Anche per questi paesi è importante scomporre l’effetto della struttura, cioè della variazione nel numero dei nati attribuibile al cambiamento nella struttura per età delle potenziali madri, da quello invece dovuto ai cambiamenti di fecondità. La scomposizione della variazione nelle nascite secondo questi due fattori rivela soprese interessanti. Il paese che ha avuto il calo maggiore nel periodo dal 2008 al 2016 (addirittura del 21%) delle nascite è la Spagna e qui l’effetto della “trappola demografica” è molto forte, ancora maggiore che in Italia, e pari a oltre otto decimi del calo totale. In Francia il calo delle nascite è stato più contenuto (pari al 5% delle nascite) ma la struttura delle donne in età feconda è responsabile solo del 30% del calo, mentre è stato più forte l’effetto del calo della fecondità (che è, almeno in parte, imputabile alla Grande Recessione). Nel Regno Unito assistiamo a una dinamica simile a quella francese, anche se il ruolo giocato dalla “trappola demografica” appare molto più rilevante. In Polonia il calo delle nascite non è stato molto forte (intorno all’8%), ma in realtà la fecondità è un po’ aumentata compensando il calo delle nascite. Se la fecondità polacca nel 2016 fosse rimasta congelata a quella del 2008 l’effetto della struttura della popolazione (cioè del calo delle madri) avrebbe ridotto di un altro quinto il numero complessivo delle nascite. Un meccanismo simile è avvenuto in Germania: l’effetto del calo del numero delle donne avrebbe portato ad una sostanziale stabilità nel numero dei nati. Ma la fecondità tedesca è aumentata dal 2008 al 2016, tanto che le nascite sono aumentate in otto anni del 16%. L’unico paese, tra quelli considerati, che ha avuto un aumento del numero delle nascite post-crisi è la Svezia, ma qui il meccanismo è stato opposto a quello della Germania: per il solo effetto della struttura favorevole (numero di potenziali madri in aumento) le nascite sarebbero dovute aumentare del 10%, ma la fecondità leggermente in calo ne ha fatte perdere oltre tremila, portando l’aumento complessivo al 7%.

In conclusione: la crisi ha le sue colpe, ma altri fattori strutturali sono responsabili della recente caduta delle nascite.

Per saperne di più

Letizia Mencarini e Daniele Vignoli (2018), Genitori cercasi. L’Italia nella trappola demografica, Egea, Milano.

Anna Matysiak, Thomas Sobotka, Daniele Vignoli (2018). The Great Recession and Fertility in Europe: A Sub-National Analysis. Vienna Institute of Demography Working Papers 02/2018.

Franco Bonarini (2016) Effetto della struttura per età della popolazione nella dinamica del numero dei nati e dei matrimoni in Italia dal 1964 al 2030, Working paper n. 4, 2016 del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova.

 

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