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Dal divorzio all’Italiana al divorzio fai da te

Cinzia Conti, Giancarlo Gualtieri

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge numero 132/14  sulla semplificazione della giustizia civile che se verrà convertito in legge rivoluzionerà, tra le altre cose, l’iter dello scioglimento del matrimonio in Italia, alleggerendo il carico di lavoro dei giudici, ma anche cambiando l’idea della separazione da processo complesso e conflittuale a scelta condivisa e rapida. Per ottenere la separazione la coppia non dovrà più ricorrere al tribunale: sarà sufficiente sottoscrivere il relativo accordo, firmato da un avvocato, e poi trasmetterlo in copia autentica all’ufficiale delle stato civile del Comune dove è stato iscritto il matrimonio, oppure trascritto in caso di matrimonio religioso. I coniugi potranno anche decidere di rivolgersi direttamente all’ufficiale di stato civile, senza la mediazione di un legale, purché l’accordo non contenga patti di trasferimento patrimoniale. Il decreto non è applicabile nel caso in cui la coppia abbia figli minori, oppure anche maggiorenni ma affetti da gravi handicap o non economicamente autosufficienti.

Un diamante è per sempre, il matrimonio no
Anche se in certe pubblicità troviamo ancora questa idea del matrimonio come unione destinata a durare per sempre, nella realtà dei fatti, ormai da tempo, questo è sempre meno vero anche nel nostro Paese. Nel 2012 le separazioni sono state 88.288 e i divorzi 51.319. In un contesto in cui i matrimoni diminuiscono, rispetto al 1995 le separazioni sono aumentate del 68,8% e i divorzi sono quasi raddoppiati. Certo negli ultimi anni si è anche registra una battuta d’arresto. Nel 2012, infatti, per la prima volta le separazioni sono diminuite (-0,6%) mentre i divorzi già da qualche anno stanno registrando un calo in termini assoluti (-5,8% in tre anni) e, tra il 2011 e il 2012, anche in termini relativi  (Figura 1 e 2). Naturalmente è presto per parlare di tendenza, ma se i dati dei prossimi anni confermassero la battuta d’arresto si potrebbe inserire il fenomeno in un quadro coerente con quanto emerso anche nell’articolo “Matrimonio all’Italiana” : il matrimonio è diventato qualcosa di diverso e più selettivo rispetto al passato. Non sempre e non tutti scelgono di sposarsi anche se intendono vivere in coppia e spesso si arriva al matrimonio a un’età più matura e con esperienze di convivenza alle spalle. Si potrebbe, quindi, ipotizzare che la scelta del matrimonio arrivi, più spesso che in passato, a sancire situazioni di fatto che danno meno spesso luogo a sorprese che portebbero allo scioglimento delle nozze dopo poco tempo di convivenza; un ulteriore indizio in questo senso si potrebbe trovare anche nell’evidenza che tra il 2011 e il 2012 sono diminuite soprattutto le separazioni riguardanti matrimoni più recenti mentre sono cresciute, anche in termini assoluti, le separazioni riguardanti i matrimoni di più lunga durata. Si deve inoltre sottolineare che  le scelte degli italiani stanno cambiando, ma ancora con differenze non trascurabili tra Nord e Sud. Nonostante nell’ultimo decennio il fenomeno dell’instabilità coniugale sia notevolmente aumentato nel Mezzogiorno, restano ancora oggi notevoli le differenze sul territorio:  nel 2012 si va da un minimo di 245,8 separazioni per 1.000 matrimoni al Sud, ad un massimo di 371,9 nel Nord-ovest.

La separazione è più facile se non si litiga
La recentissima novità normativa si colloca all’interno di un quadro in cui, comunque, molti di coloro che desideravano separarsi cercavano delle scorciatoie: negli ultimi anni si era, infatti, intensificato il ricorso da parte dei cittadini italiani allo scioglimento della propria unione coniugale in altri paesi dell’Unione europea (quasi 2.500 nella sola Spagna nel quinquennio 2007-2012), riducendo così i tempi (e generalmente anche i costi) per l’ottenimento del divorzio e senza necessità di “passare” per la separazione. Sempre più spesso, infatti, la scelta di sciogliere il matrimonio rapidamente è condivisa dai coniugi. In questo senso vanno anche le novità normative applicabili solo alle separazioni consensuali che riguardano ormai la larghissima maggioranza delle separazioni. Nel 2012 si sono chiuse con procedimento consensuale l’85,4% delle separazioni e il 77,4% dei divorzi. Anche in questo caso restano notevoli le differenze tra Nord e Sud:  se al Centro poco più di 1 separazione su 10 si chiude con rito giudiziale (precisamente l’11,9%) e al Nord la percentuale arriva al 13%, questa proporzione sale a 1 su 5 per le separazioni nelle Isole (il 20,3%). Se si considerano poi i divorzi nel Mezzogiorno i procedimenti giudiziali sono addirittura 1 su 3 in tutto il Mezzogiorno (il 33,4%). È quindi in un modello “tradizionale” e – almeno in parte superato – che il divorzio rappresenta una specie di ultima spiaggia alla quale si arriva dopo un’estenuante conflittualità. Anche la legge, ormai, sembra iscrivere lo scioglimento delle unioni coniugali in un quadro diverso in cui è nell’interesse di entrambi i coniugi poter rapidamente riprendere un percorso di vita autonomo.

Se mi lasci ti cancello … allo Stato Civile
Forse non molti ricordano che in Italia il “delitto d’onore” è stato abrogato solo nel 1981, anni dopo l’introduzione del divorzio. In meno di quarant’anni, quindi,  si è passati quindi dal “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi a Paese in cui i partner possono decidere di proseguire separatamente le proprie vite senza affrontare iter lunghi e dalla conflittualità dirompente. Se il decreto verrà convertito in legge saranno senza dubbio molte le novità che interesseranno il Paese, sia dal punto di vista statistico, sia dal punto di vista sostanziale.  Senza dubbio un passo importante verso il divorzio breve.

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori ma non coinvolgono le istituzioni di appartenenza

 

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