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La nuova programmazione del decreto flussi 2023-2025

Il nuovo decreto flussi annunciato a seguito del Consiglio dei Ministri del 6 luglio 2023 amplia il numero di ingressi previsti, che ammontano a 452.000 su tre anni. Livia Ortensi commenta l’esperienza italiana nella pianificazione degli ingressi anche alla luce dell’auspicato effetto sulla riduzione degli sbarchi.

In occasione del click day del 27 marzo 2023, giorno in cui si era aperta la procedura per beneficiare delle 82.705 quote di ingresso autorizzato per lavoro in Italia sancite dal decreto flussi 2022 (DPCM del 29 dicembre 2022), era risultata evidente la sproporzione tra l’offerta di nuovi ingressi legali da parte del nostro paese e la domanda di lavoratori stranieri da parte di aziende e famiglie. A questo proposito il Consiglio dei Ministri aveva già approvato un decreto flussi integrativo prevedendo una quota aggiuntiva di ingressi pari a 40.000 unità, destinata al lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico-alberghiero a valere sulle domande già presentate nel click-day del marzo scorso. 

Il nuovo decreto flussi annunciato a seguito del Consiglio dei Ministri del 6 luglio 2023 amplia il numero di ingressi previsti, che ammontano a 452.000 su tre anni, rispetto a un fabbisogno stimato di 833.000 unità (Ministero dell’Interno, 2023). In un paese destinato a veder diminuire la sua popolazione in età lavorativa e che ha sempre fatto fatica a pianificare i flussi migratori in ingresso una programmazione triennale costituisce senza dubbio una buona notizia (tabella 1). 

Tra le professionalità che potranno essere ammesse per l’ingresso, vi sono elettricisti, idraulici, e addetti al trasporto passeggeri con autobus e alla pesca e ai più settori cui viene posta tradizionalmente attenzione quale l’assistenza familiare e socio-sanitaria. Per il lavoro autonomo e subordinato non stagionale sono inoltre menzionati i settori dell’autotrasporto merci per conto terzi, dell’edilizia, turistico-alberghiero, della meccanica, delle telecomunicazioni, dell’alimentare, della cantieristica navale. Nell’ambito del lavoro subordinato stagionale i settori agricolo e turistico-alberghiero.

I decreti flussi in Italia e gli ingressi per motivi di lavoro

Il numero di ingressi di cittadini non comunitari ammessi nel nostro paese mediante programmazione ha avuto negli anni vistose oscillazioni (Tab.2). Per anni i decreti flussi sono stati utilizzati e considerati di fatto una forma di regolarizzazione per persone già presenti in Italia più che una misura di programmazione (Buonomo e Paparusso, 2018). In particolare nel primo decennio degli anni 2000 circa 2 milioni di persone sono entrate o si sono regolarizzate beneficiando di un provvedimento di programmazione. Il numero di primi permessi per motivi di lavoro (grafico 1), tuttavia, è stato per alcuni anni superiore in quanto alimentato anche dagli esiti positivi delle sanatorie oltre che ad ingressi, seppur numericamente limitati per altri motivi (Highly skilled workers e blue cards). Nel periodo tra il 2014 e il 2016, gli anni caratterizzati dalla crisi dei rifugiati, gli ingressi programmati sono stati ridotti rendendo di fatto quasi impossibile l’ingresso regolare in Italia per motivi di lavoro. Negli anni più recenti, nonostante un progressivo allargamento degli ingressi, era risultato evidente che l’estrema cautela mostrata a livello di programmazione risultasse in provvedimenti inadeguati a sostenere un paese in pieno declino demografico (Bonifazi, 2022).

L’ampliamento delle quote e l’effetto atteso sugli sbarchi

È noto che da mesi il nostro paese sta affrontando nuovamente una fase caratterizzata da un numero estremamente elevato di ingressi non autorizzati via mare e, anche se in maniera meno evidente, tramite le frontiere terrestri (Ministero dell’Interno, 2023; Blangiardo e Ortensi, 2023). In particolare, nel primo semestre del 2023 il numero di arrivi via mare è più che raddoppiato: gli sbarchi sono stati 64930 a fronte di 27.633 nello stesso periodo dell’anno precedente (+135%). L’aumento degli ingressi legali è una delle soluzioni che viene generalmente proposta quale “soluzione” al problema degli sbarchi, ma è veramente così? Indubbiamente l’aumento degli ingressi legali è una buona notizia ed è effettivamente possibile che una parte delle persone che beneficerà delle quote avrebbe tentato comunque l’ingresso nel nostro paese mediante una traversata via mare e magari perdendo la vita in questo tentativo. Tuttavia, il panorama delle provenienze a cui si indirizza il decreto flussi è molto più ampio di quello che vediamo giungere sulle nostre coste grazie alla vicinanza geografica. Nella prima versione del decreto flussi 20231 vediamo infatti menzionate, oltre a paesi da cui originano gli sbarchi anche cittadinanze molto importanti per presenza nel nostro paese estranee a questo fenomeno (ad esempio Albania, Filippine, El Salvador). La situazione che alimenta la fortissima pressione migratoria attraverso flussi via mare ha motivazioni strutturali demografiche ed economiche esacerbate dalla situazione particolarmente difficile in cui versano i paesi della sponda sud del Mediterraneo. A questa si aggiunge l’ondata di xenofobia che scuote la Tunisia, e che spinge molti stranieri che vi lavoravano a cercare alternative altrove mediante una migrazione successiva. Il nuovo decreto, inoltre, permetterà di fatto i nuovi ingressi nel prossimo anno rappresentando quindi una risposta differita e solo potenziale alle esigenze di chi ha bisogno di migrare subito o sarà insufficiente per tutti coloro che da tale provvedimento resteranno esclusi e proveranno comunque a partire. Il decreto flussi rappresenta in ogni caso un passo nella giusta direzione e di fatto l’unica possibile, ragionare su una pianificazione dei fabbisogni di un paese che invecchia.

Note

1I paesi menzionati sono: Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Georgia, Ghana, Giappone, Guatemala, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Perù Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina.

Per saperne di più

Blangiardo G.C. Ortensi L.E. (2023). Le migrazioni in Italia. In Fodazione ISMU ETS (cur) Ventottesimo Rapporto sulle Migrazioni. Milano: Franco Angeli.

Bonifazi C. (2022) Il Decreto flussi e la gestione dell’immigrazione per lavoro Neodemos 11 gennaio 2022

Buonomo A., Paparusso A. (2018) Irregolari, sanatorie e rimpatri: qualche numero di sfondo Neodemos 27 Luglio 2018  

Ministero dell’Interno, 2023 Cruscotto statistico giornaliero 30 giugno 2023

Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2023 Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 42

6 Luglio 2023 Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicato stampa

Zanfrini (2015). Il Lavoro. In Fondazione ISMU (cur.) Ventesimo Rapporto ISMU sulle Migrazioni 1994-2014. Milano: Franco Angeli.

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