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Il 25 Settembre è vicino: partiti, programmi e demografia

Mancano meno di tre settimane al voto del 25 Settembre. Neodemos ha letto i programmi dei maggiori partiti, alla ricerca della loro posizione sui temi di natura demografica che, per loro intrinseca natura, richiedono azioni volte al lungo periodo e, per quanto possibile, condivise. Martedì 13 settembre, Alessandro Rosina illustrerà le posizioni sul tema Lavoro, donne e giovani; venerdì 16 settembre, Corrado Bonifazi e Salvatore Strozza metteranno a confronto i programmi concernenti i vari aspetti delle politiche dell’immigrazione; infine, martedì 20 settembre, toccherà a Roberto Impicciatore trattare il tema Famiglia e natalità. Buona lettura… e buon voto!

Cinquantuno milioni di cittadini, residenti in Italia e all’estero, potranno recarsi alle urne il prossimo 25 settembre, per eleggere 400 deputati e 200 senatori. La campagna elettorale è stata la più corta della storia repubblicana, anestetizzata dalle vacanze più torride degli ultimi decenni, angustiata dal balzo dei prezzi, distratta dal precoce inizio del campionato di calcio, disorientata dalla frammentazione del dibattito politico, affidato per lo più a tweet e controtweet, battute e slogan. I partiti, nei loro siti ufficiali, hanno presentato i rispettivi “Programmi” ufficiali volti, in teoria, a chiarire agli elettori quali siano gli obbiettivi, e quali le azioni e gli strumenti per raggiungerli. Programmi costituiti, in buona parte, da dichiarazioni d’intenti piuttosto vaghe, con rari supporti fattuali (costi, coperture, tempi).

Nelle prossime settimane, Neodemos analizzerà i programmi dei maggiori partiti politici su tre argomenti strettamente connessi con la demografia del paese. Martedì 13 settembre, Alessandro Rosina illustrerà le posizioni sul tema Lavoro, donne e giovani; venerdì 16 settembre, Corrado Bonifazi e Salvatore Strozza metteranno a confronto i programmi concernenti i vari aspetti delle politiche dell’immigrazione; infine, martedì 20 settembre, toccherà a Roberto Impicciatore trattare il tema Famiglia e natalità.

I confronti si limiteranno alle posizioni dei sei maggiori partiti: Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Lega, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Azione. A questi partiti i più recenti sondaggi assegnano l’85% dei voti. Partito Democratico, Lega, Movimento 5 Stelle e Azione hanno presentato, ciascuno, programmi propri. Fratelli d’Italia e Forza Italia, hanno condiviso un identico programma, che altro non è che il documento in 15 punti Per l’Italia. Accordo quadro di programma per un Governo di centrodestra, sottoscritto lo scorso agosto anche dalla Lega. Si tratta di un programma a maglie assai larghe, tale da associare posizioni anche diversissime, come sono quelle dei partiti di Meloni e Berlusconi, dirigista e statalista il primo, liberista il secondo, assai poco conciliabili in una eventuale azione di governo comune. Un altro punto da rilevare è che l’articolato programma del Movimento 5 Stelle non contiene alcun riferimento esplicito a tematiche demografiche, se si escludono brevi accenni allo Ius Scholae per i giovani immigrati, e ai congedi parentali alla nascita dei figli. 

Appare diffusa la preoccupazione per l’incalzare dell’“inverno demografico”, espressione creata da una infelice retorica. Tuttavia si ha l’impressione, scorrendo i vari testi, che i movimenti politici non abbiano ben chiara la portata sistemica del fenomeno, che va oltre il caso italiano, e che esige politiche integrate e non settoriali, orientate al lungo periodo, e che siano – per quanto possibile – condivise nei loro fondamenti. La bassa natalità, che persiste nell’andamento discendente (le nascite nei primi 5 mesi del 2022 sono inferiori del 3,5% a quelle dello stesso periodo del 2021), necessita di un rafforzamento delle misure del Family Act e di una stretta integrazione delle politiche di welfare familiare e del lavoro, che non tutti i movimenti condividono. Le poche nascite generano conseguenze economiche per le quali c’è generale preoccupazione, per lo squilibrio crescente tra pochi giovani attivi e molti anziani in pensione. Ma la tendenza, difficile da invertire, richiede un forte “adattamento” sociale per rendere più agevole e meno costosa la vita degli anziani, puntando su tecnologia, domotica, urbanistica e quant’altro una società avanzata come la nostra può escogitare e pianificare. Dell’immigrazione – organizzazioni datoriali auspicano due o trecentomila ingressi l’anno – si parla quasi esclusivamente in termini di sicurezza, di lotta all’irregolarità e ai traffici umani, di diritti da concedere, confermare o restringere. Ma non di politiche degli ingressi: quanti, quali e in che modo ammettere, accogliere e integrare gli immigrati, e le loro famiglie. 

Un tempo si credeva che gli eventi demografici fossero destinati a lente modifiche, così come le condizioni ambientali. Ma non è così, come ci mostrano il precipitare delle nascite, le ondate migratorie, il diffondersi di una epidemia inattesa, l’esplodere di un conflitto alle porte di casa, sconvolgente per gli equilibri geodemografici. Tutto questo conferma la necessità di porre la demografia tra le questioni centrali dello sviluppo, tra quelle che non possono essere accantonate e rinviate, ma debbono essere affrontate con prontezza, anche se talvolta i risultati emergono a distanza di tempo. 

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