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La voce di Bankitalia

Declino demografico, scarsità numerica e inadeguata formazione delle forze di lavoro sono, nelle Considerazioni finali del Governatore di Bankitalia, freni allo sviluppo e alla ripresa della produttività. L’Assegno Unico e Universale per i figli, in vigore dall’inizio dell’anno, si configura come un concreto sostegno alle famiglie con figli minori, in grado (forse) di influenzare le aspettative riproduttive delle coppie.

Da decenni le Considerazioni Finali del Governatore della Banca d’Italia costituiscono un atteso verdetto annuale sulle vicende economiche del paese1. Fino a qualche anno fa, le “Considerazioni” erano immediatamente e coralmente commentate da tutti i leader, politici, sindacali, del mondo produttivo, per lo più con considerazioni di banale apprezzamento. Adesso le analisi economiche si fanno su dati disponibili in tempo reale, e non occorre attendere il 31 maggio per fare il punto della situazione. Ma la Banca d’Italia continua a essere la più prestigiosa istituzione (non giuridica) del paese; animata da persone di alto livello intellettuale e professionale, tra le quali il paese ha attinto Presidenti della Repubblica, Presidenti del Consiglio e autorevoli Ministri. Le opinioni e le analisi che esprime sono un riferimento sicuro per comprendere dove va – e dove potrebbe andare – il paese, dopo la forte ripresa del 2021. La pandemia non ha esaurito i suoi effetti; la transizione energetica trova ostacoli nel forte rincaro dei prezzi del gas e del petrolio; l’inflazione ha rialzato la testa; la guerra in Ucraina sta spingendo in alto i prezzi delle derrate, minacciando la sicurezza alimentare di mezzo mondo; la polarizzazione politica mette a rischio il percorso verso un’equilibrata globalizzazione. La prudenza, di fronte alle tante incertezze, caratterizza le Considerazioni del Governatore, tra le quali, anche quest’anno, trova posto la questione demografica che condiziona la crescita, la produttività, l’equilibrio tra generazioni. Riportiamo – in corsivo – alcuni stralci significativi.

 Il superamento dei fattori che frenano la crescita della produttività è reso ancora più necessario dalle prospettive demografiche. Queste comportano una tendenziale riduzione della forza lavoro, che solo in parte potrà essere contrastata da un miglioramento del saldo migratorio e da un aumento della partecipazione al mercato del lavoro. Le più recenti proiezioni dell’Istat delineano nei prossimi 15 anni una diminuzione della popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni pari al 13 per cento (circa 5 milioni di persone, di cui la metà nel Mezzogiorno); nella classe di età compresa tra i 24 e i 70 anni, utile a tenere conto dell’aumento prospettico degli anni di istruzione e della vita lavorativa, il calo è di poco inferiore a 3 milioni. Nell’ultimo decennio la mancanza di adeguate occasioni di lavoro ha spinto quasi un milione di italiani, molti dei quali con un’istruzione elevata, a trasferirsi all’estero; per converso sono in calo, e spesso con profili poco qualificati, le persone che dall’estero si stabiliscono in Italia: si avverte la carenza di coerenti politiche di pianificazione dei flussi, di formazione e di integrazione. La partecipazione al mercato del lavoro è tra le più basse in Europa, in particolare nel Mezzogiorno.

Non è solo l’insufficiente quantità di lavoro che minaccia lo sviluppo e la produttività, ma anche la sua inadeguata qualità. Poche donne al lavoro, pochi laureati, troppi abbandoni. Il PNRR può dare una mano decisiva.

 Il tasso di attività delle donne, pari al 55 per cento in Italia a fronte di una media europea del 68 percento, è inferiore di 18 punti percentuali a quello degli uomini. Per ridurre il divario vanno tra l’altro rimossi gli ostacoli che le madri incontrano nel rientrare nel mercato del lavoro dopo la nascita dei figli. I finanziamenti del PNRR per i servizi alla famiglia costituiscono un primo passo in questa direzione Le possibilità di impiego e le scelte di partecipazione sono strettamente correlate ai livelli di istruzione, da innalzare quantitativamente e qualitativamente a partire dalla scuola secondaria, dove sono ancora alti i tassi di abbandono e insoddisfacenti i risultati dell’apprendimento. Nonostante i progressi compiuti, resta ampio il divario nella quota di laureati rispetto agli altri paesi europei, anche per la componente più giovane della popolazione: nella classe di età tra i 25 e i 34 anni i laureati erano il 28 percento nel 2021, 13 punti in meno della media europea. Gli interventi e l’uso efficace dei fondi del PNRR destinati alle infrastrutture scolastiche, fisiche e digitali, al rafforzamento dello studio delle materie tecnico-scientifiche, alla selezione e formazione degli insegnanti possono contribuire ad accrescere sia la domanda sia l’offerta di un’istruzione di qualità. Di questa necessitano soprattutto gli studenti provenienti da contesti territoriali e familiari meno favorevoli e igiovani stranieri, per i quali le rilevazioni sugli apprendimenti continuano a documentare difficoltà spesso drammatiche, notevolmente accentuatesi durante la pandemia. L’impiego di tali rilevazioni per la definizione di misure correttive mirate e coerenti è sempre più necessario.

Nella Relazione che accompagna le Considerazioni, viene ricordata l’introduzione dell’Assegno Unico e Universale per i Figli (AUU), che mette ordine nel prima confuso insieme di misure di sostegno alle famiglie con figli, combinandole, rafforzandole e rendendo più equo il sistema2. L’ammontare massimo dell’AUU, pari a 175 euro, sarebbe sufficiente a sostenere, tra un terzo e la metà circa delle spese necessarie per mantenere un minore nelle famiglie più povere (il 20% del totale delle famiglie). Tale costo mensile (per le famiglie di due adulti e uno o due figli), nel periodo 2017-2020, è stato pari a 640 euro (figura). 

Dallo scorso marzo è iniziata l’erogazione dell’assegno unico e universale, una misura che ha potenziato e razionalizzato il sistema di interventi in favore delle famiglie con prole, estendendolo a una platea più ampia e assorbendo le misure preesistenti (l’assegno di natalità, gli assegni familiari e le detrazioni fiscali per figli). Secondo le valutazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze questo strumento determinerà un significativo incremento dei benefici per la maggioranza dei nuclei, alleviando i costi connessi con la condizione di genitori. L’importo del contributo, determinato anche in funzione dell’ISEE, varia tra 50 e 175 euro al mese per ciascun figlio a carico, di norma fino all’età di 21 anni. Tra gennaio e aprile sono state presentate domande di assegno unico relative a 7,5 milioni di figli (circa i due terzi della popolazione fino a 21 anni); l’importo medio erogato con la prima rata di pagamento è stato di circa 145 euro mensili per figlio. 

Ai finanziamenti straordinari del PNRR si chiede anche ciò che dovrebbe essere normale: più asili nido, per avere più donne al lavoro, e quindi più reddito familiare e quindi, forse…più figli.

Un’ulteriore misura a sostegno delle famiglie è prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha programmato un significativo incremento dei posti disponibili negli asili nido (228.000 unità a regime). In Italia la quota di bambini di età inferiore a 3 anni che usufruiscono di questi servizi è la più bassa tra i principali paesi europei (25 per cento nel 2019, contro il 30 in Germania e oltre il 50 in Francia e Spagna). Nel 2019 oltre il 10 per cento delle donne che non lavorava e con figli minori di 3 anni dichiarava di non partecipare al mercato del lavoro a causa dell’assenza di servizi di cura. Una maggiore disponibilità di questi ultimi potrà avere effetti positivi sull’offerta di lavoro sia nell’immediato, sia lungo tutta la vita lavorativa, poiché l’uscita delle madri dal mercato del lavoro alla nascita di un figlio si associa mediamente a una minore probabilità di impiego anche nel lungo periodo.

Delle poche nascite si parla da decenni, ma solo da un anno si è iniziato a fare qualcosa di concreto. Quanto ai migranti, da qualche tempo anche l’opinione pubblica si sta rendendo conto che quelli che servono al paese sono più di quelli che stanno arrivando. C’è da augurarsi che si possa passare presto dalla “constatazione” all’azione politica.

Note

1Banca d’Italia, Considerazioni finali del Governatore, cf_2021.pdf (bancaditalia.it)

 2Banca d’Italia, Relazione Annuale 2021, rel_2021.pdf (bancaditalia.it), p. 66

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