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Ursula von der Leyen e la nostra EU: Stato dell’Unione, salute e migrazioni

Nel discorso sullo Stato dell’Unione pronunziato dalla Presidente Ursula von der Leyen al Parlamento Europeo il 15 settembre, si colgono parole e intenzioni che inducono a sperare che la UE stia cambiando passo, confermando la svolta rispetto al passato iniziata con l’accordo sul Recovery Fund dello scorso luglio. Un discorso con anima, e convincente, forse perché von der Leyen è espressione dello stato più importante d’Europa, e non di una piccola nazione come i suoi predecessori; forse perché la Germania ha la presidenza di turno della UE; forse perché è donna e per di più madre di sette figli.

Neodemos consiglia la lettura dell’intero testo, e riporta due passi del discorso che rientrano appieno nei nostri interessi. Il primo stralcio riguarda le conseguenze della pandemia Covid-19, e l’intenzione di creare un’Agenzia europea per la ricerca in campo biomedico, e di rafforzare l’ECDC (European Center for Disease Prevention and Control). Quest’organismo, con sede a Stoccolma, ha una natura soprattutto informativa, e la sua voce è stata assai flebile durante la pandemia. La necessità di un coordinamento europeo (oltre che mondiale) per contrastare eventi epidemici si è rivelata con forza di fronte all’ordine sparso col quale i vari paesi si sono mossi nei confronti del Covid-19, dall’acquisizione dei presidi sanitari e delle strumentazioni alla regolazione della mobilità tra paesi.

Il secondo stralcio riguarda la politica migratoria, e l’annuncio che da parte della Commissione verrà presentato, nella prossima settimana, il nuovo patto sulla migrazione. Nella replica di chiusura al dibattito, la von der Leyen ha esplicitamente citato l’abolizione del regolamento di Dublino, il punto debole dell’attuale politica Europea. I migranti che approdano irregolarmente in Italia, Grecia, Malta, Spagna –rifugiati, profughi, o altro – sbarcano in Europa, e l’Europa dovrà farsene carico. Se il Recovery Fund ha superato i tabù economici, il patto per l’emigrazione dovrà superare quelli politici, un’impresa assai più difficile perché i protagonisti non sono quantità monetarie, ma donne e uomini.

Su pandemia e sanità (U. von der Leyen)       

Mi sembra chiaro che dobbiamo costruire un’Unione europea della sanità più forte. Anzitutto dobbiamo trarre le prime lezioni dalla crisi sanitaria. Dobbiamo far sì che il nostro programma #EU4Health sia a prova di futuro. Perciò avevo proposto di accrescere i finanziamenti e mi rallegro che questo Parlamento sia pronto a lottare per incrementare la dotazione finanziaria e rimediare ai tagli del Consiglio europeo. Dobbiamo inoltre rafforzare la nostra preparazione e gestione delle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero. In primo luogo, proporremo di rafforzare e potenziare l’Agenzia europea per i medicinali e l’ECDC, il nostro centro per la prevenzione e il controllo delle malattie. In secondo luogo, istituiremo un’Agenzia europea per la ricerca e lo sviluppo avanzati in campo biomedico, sullo stile di quella statunitense. La nuova agenzia sosterrà la nostra capacità di agire pronotamente a fronte di minacce e emergenze transfrontaliere, che siano di origine naturale o provocate dall’uomo. Abbiamo bisogno di scorte strategiche per ovviare alla dipendenza dalla catena di approvvigionamento, in particolare per i prodotti farmaceutici. In terzo luogo, è più chiaro che mai che dobbiamo discutere la questione delle competenze sanitarie. Ritengo che questo sia un compito nobile e urgente per la Conferenza sul futuro dell’Europa. E poiché abbiamo assistito a una crisi globale, dobbiamo trarre lezioni a livello globale. Ecco perché, insieme al Presidente del Consiglio Conte e alla Presidenza italiana del G20, convocherò per il prossimo anno un vertice mondiale sulla salute in Italia. In questo modo dimostreremo ai cittadini europei che la nostra Unione è determinata a proteggere tutti.

Sulle migrazioni (U. von der Leyen)

Onorevoli Deputati, la terza promessa riguarda le opportunità. La pandemia ci ha ricordato molte cose che forse avevamo dimenticato o davamo per scontate. Ci ha ricordato quanto siano interconnesse le nostre economie e quanto un mercato unico pienamente funzionante sia cruciale per la nostra prosperità e il nostro modo di fare le cose. … Tutto ciò è imperniato sul pieno funzionamento dello spazio Schengen di libera circolazione. Collaboreremo con il Parlamento e gli Stati membri per farlo diventare una priorità politica e proporremo una nuova strategia per il futuro di Schengen.

Come tutti sappiamo, la crisi migratoria del 2015 ha causato profonde divisioni tra gli Stati membri e alcune di quelle cicatrici non sono ancora del tutto rimarginate. Da allora molto è stato fatto, ma molto rimane ancora da fare. Se siamo tutti pronti a scendere a compromessi, senza compromettere i nostri principi, possiamo trovare la soluzione giusta. La prossima settimana la Commissione presenterà il suo nuovo patto sulla migrazione. Adotteremo un approccio umano e umanitario. Salvare vite in mare non è un’opzione facoltativa. E quei paesi che assolvono i loro doveri giuridici e morali o sono più esposti di altri devono poter contare sulla solidarietà di tutta l’Unione europea. Garantiremo un legame più stretto tra asilo e rimpatrio. Dobbiamo fare una netta distinzione tra coloro che hanno il diritto di rimanere e coloro che questo diritto non ce l’hanno. Agiremo per lottare contro i trafficanti, rafforzare le frontiere esterne, rinsaldare i partenariati esterni e creare percorsi legali. E garantiremo che le persone che hanno il diritto di rimanere siano integrate e si sentano accolte. Queste persone, hanno competenze, energia e talento, devono potersi costruire un futuro.. Penso a Suadd, l’adolescente rifugiato siriano arrivato in Europa sognando di diventare medico. Nel giro di tre anni gli è stata assegnata una prestigiosa borsa di studio dal Royal College of Surgeons in Irlanda. Penso ai medici rifugiati libici e somali che hanno offerto le loro competenze specialistiche quando la pandemia ha colpito la Francia. Onorevoli Deputati, se pensiamo a tutte le avversità che queste persone hanno superato e a quello che hanno raggiunto, dobbiamo semplicemente essere in grado di gestire insieme la questione della migrazione. Le immagini del campo di Moria sono un doloroso ricordo della necessità che l’Europa sia unita. Tutti devono farsi avanti e assumersi la propria responsabilità, esattamente come farà anche la Commissione. La Commissione sta elaborando con le autorità greche un piano per un progetto pilota congiunto per un nuovo campo a Lesbo. Possiamo fornire assistenza nelle procedure di asilo e di rimpatrio e migliorare in modo significativo le condizioni dei rifugiati.

Ma voglio essere chiara: se noi intensifichiamo gli sforzi mi aspetto che anche tutti gli Stati membri lo facciano. La migrazione è una sfida europea e tutta l’Europa deve fare la sua parte.

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