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Meno nati, nuovi nati

La Redazione

L’Istat ha diffuso la scorsa settimana i dati sulla natalità e la fecondità della popolazione residente che confermano la tendenza a un leggero calo del numero delle nascite. Questa diminuzione, secondo il rapporto dell’Istat, è da ricondurre soprattutto al calo di nati da coppie italiane, mentre continua a crescere il numero di nascite da genitori entrambi stranieri. In totale nel 2011 si sono avuti circa 547 mila nuovi nati, di cui quasi 441 mila da genitori entrambi italiani, 79 mila da coppie straniere e 27 mila da coppie miste. In totale le nascite con almeno un genitore straniero sono arrivate a 106 mila unità pari al 19,4% del totale. Ormai un nato ogni 5 si trova ad avere un background migratorio, contribuendo così ad incrementare la seconda generazione che, pur non avendo una diretta esperienza migratoria, rappresenterà il vero banco di prova dei processi di integrazione. Questo valore presenta sensibili variazioni sul piano territoriale passando da un massimo del 30,5% dell’Emilia Romagna al 6,5% della Sardegna. Ciò conferma, ancora una volta, la necessità di interventi differenziati tra le varie realtà, anche se l’esperienza passata ha sinora mostrato una tendenza, comune a tutto il paese, alla crescita dei valori.

Scendendo più nel dettaglio, si ha che circa 20 mila nuovi nati sono figli di madre straniera e padre italiano e 7 mila di madre italiana e padre straniero. Nel primo caso la combinazione più frequente è con una donna rumena (4 mila casi), polacca (1.700), marocchina (1.200) o brasiliana (1.200); nel secondo prevale, invece, il Marocco (677 casi), seguito da Albania (647) e Romania (380). Tra i nati da coppie straniere sono più numerosi i rumeni (14.400), i marocchini (12 mila), gli albanesi (quasi 9 mila) e i cinesi (poco più di 5 mila).

Un aspetto da rilevare è che, nel complesso, più del 20% delle nascite con almeno un  genitore straniero proviene da coppie miste, a dimostrazione di come il processo di integrazione sia già da tempo in movimento e di come stiano diventando complessi da interpretare sia i confini "etnici" tra italiani e stranieri sia, più in generale, la nostra società.

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