• Italia

      • geodemos

      • mondo

      • migrazioni e stranieri

      • famiglie fecondità e welfare

      • anziani, salute e mortalità

      • giovani, istruzione e lavoro

      • Geodemografia 2019. Quindici scritti per meglio comprendere il mondo

      • I suoi primi quarant’anni. L’aborto ai tempi della 194

      • Verso la metà del secolo: un’Italia più piccola?

      • “L’Ospite inatteso” il nuovo e-book di Neodemos

      • I tre giganti, Cina India e Stati Uniti

      • tutte le pubblicazioni

Scuola e integrazione: il punto di vista dagli insegnanti*

Cinzia Conti

L’Istat ha svolto tra marzo e giugno 2015 l’indagine sull’Integrazione delle seconde generazioni che ha previsto la collaborazione del Miur¹. L’indagine è basata su un campione di scuole secondarie di primo e secondo grado statali con almeno 5 alunni stranieri. Oltre agli studenti, di cui Neodemos ha già parlato qui, hanno compilato il questionario 13.615 docenti di Italiano e Matematica che insegnano in classi con stranieri. Lo sguardo dei docenti non è solo uno sguardo informato sull’integrazione, ma anche un punto di vista partecipe di chi ogni giorno deve affrontare la gestione di classi multiculturali.

Fin qui tutto bene …

Gli insegnanti intervistati hanno dimostrato di porsi in maniera aperta rispetto alla presenza di ragazzi con background migratorio a scuola. L’opinione sul livello di integrazione è decisamente positiva: per oltre il 90% dei docenti l’integrazione dei ragazzi stranieri è ottima (il 21% circa) o buona (quasi il 71%).
L’aumento degli alunni stranieri è, inoltre, visto in generale come una opportunità e non come un problema. La maggior parte degli intervistati ne sottolinea gli aspetti positivi: “consente ai ragazzi di crescere con meno pregiudizi” (79,4%), “consente di arricchire la didattica con esperienze interculturali” (49,1%) e “permette di avvicinarsi alla conoscenza di culture diverse” (69,5%). Al contrario risulta minoritaria la quota di docenti che rimarca gli effetti negativi: “espone gli alunni a esperienze e modelli spesso negativi e inadeguati” (2,1%), “comporta eccessivi rallentamenti e problemi nei percorsi didattici” (20,6%), “impone alla scuola carichi e responsabilità che non le competono” (7,3%).

Si deve sottolineare che il parere positivo è notevolmente più diffuso tra gli insegnanti che lavorano in scuole con una presenza minore di stranieri: la quota di pareri unicamente positivi passa dall’81,8% dei docenti che insegnano in scuole con al massimo il 5 per cento di alunni stranieri a 55,1% degli insegnanti di istituti con più del 20 per cento di ragazzi di origine non italiana.

Se li conosci non li eviti …

Dall’indagine emerge che le situazioni problematiche sono spesso connesse con una elevata concentrazione di alunni con background migratorio nelle singole scuole. Tuttavia sembra anche emergere che nelle scuole con minore presenza ci siano maggiori preoccupazioni rispetto alla possibilità di gestire un numero elevato di stranieri in classe.
Le “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” del Miur del Febbraio 2014 – rifacendosi alla circolare 2 del 2010 – indicano come limite il 30 per cento di stranieri per classe². La metà degli intervistati collocherebbe, però, più in basso la soglia, mentre solo il 18% circa condivide l’indicazione ministeriale. Colpisce che siano i docenti delle scuole con minore concentrazione di stranieri a indicare come ottimale una soglia inferiore

PezzocontiTab1Probabilmente nelle scuole a forte presenza si sono ormai attivate delle risorse che consentono agli insegnanti di considerare come “gestibili” anche incidenze più elevate di alunni stranieri. Mentre nelle scuole in cui l’incidenza è più contenuta c’è un maggiore timore di non poter poi governare la situazione nel caso in cui la presenza aumenti in maniera notevole.
Si deve poi sottolineare che più del 27% degli intervistati non ne fa una questione di numeri e ritiene che non debba esserci alcuna soglia (Tabella 1).

La solitudine degli insegnanti

PezzocontiTab2Al di là dell’atteggiamento positivo nei confronti della presenza straniera, gli insegnanti sono comunque consapevoli delle difficoltà dei ragazzi stranieri a scuola, in particolare di quelle linguistiche che vengono indicate da tutti gli intervistati come la questione più problematica (Tabella 2).

Gli insegnanti nel tempo hanno anche adeguato i loro metodi di insegnamento alla presenza straniera, infatti il 69,7% ha cambiato le modalità della didattica per adeguarsi alla presenza straniera anche se solo il 34,1% ha partecipato a corsi di aggiornamento sulla didattica interculturale, di formazione psicologico-relazionale o altri corsi mirati a facilitare l’integrazione degli alunni stranieri.

PezzocontiFig1In generale i docenti non si sentono adeguatamente sostenuti nel lavoro che svolgono con gli studenti con background migratorio. Oltre l’83% si sente ‘per niente’ o ‘poco’ sostenuto dalle istituzioni scolastiche, sia a livello centrale (Miur) sia a livello territoriale (Ufficio scolastico regionale e Ufficio scolastico provinciale). Anche gli altri enti locali, come Comune e Provincia, non sono percepiti come adeguatamente sensibili alle difficoltà che gli insegnanti incontrano nella gestione di classi con ragazzi stranieri: più dell’82% dei rispondenti si sente sostenuto ‘per niente’ o ‘poco’ nella propria attività (Figura 1).

Indicazioni per il futuro

L’impressione di insieme che si ricava è che “tutto va bene, ma…..”. Il corpo docente pur non vedendo impossibile l’integrazione e cogliendone tutti i lati positivi, continua a vedere le difficoltà oggettive, al di là della voglia di inclusione. Coinvolgere nel lavoro scolastico un ragazzino che non solo non legge e scrive l’italiano, ma che spesso non parla italiano e non lo sente mai parlare se non a scuola e che magari utilizza già un alfabeto differente, al di là della buona volontà, da parte di tutti (insegnanti, dirigenti, ragazzi, famiglie) è davvero un compito difficile, ma non ci si può tirare indietro. Il tema dell’inclusione sebbene attualissimo, non è un problema nato oggi. Alla fine degli anni Sessanta in un’Italia certamente diversa e in circostanze differenti si ponevano sfide simili, Scriveva a proposito della lingua Don Lorenzo Milani:

Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo. Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi. Appartiene alla ditta. Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla. E il babbo serio: Non si dice lalla, si dice aradio. Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola. ‘Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua’. L’ha detto la Costituzione pensando a lui.” (1967, Don Lorenzo Milani, Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa).

Per saperne di più

  • Istat, L’integrazione scolastica e sociale delle seconde generazioni, Statistica Report del 15 Marzo 2016
  • Santagati e V. Ongini (a cura di), 2016, Alunni con cittadinanza non italiana. La scuola multiculturale nei contesti locali. Rapporto nazionale A.s. 2014/2015, Quaderni Ismu 1/2016, Fondazione ISMU Iniziative e studi sulla multietnicità e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

*Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle delle autrici ma non coinvolgono l’istituzione di appartenenza.

¹ Il

progetto è stato realizzato nell’ambito della Convenzione stipulata fra l’Istat e il Ministero dell’Interno, che si inquadra nel contesto dei Progetti finanziati dal Fondo europeo per l’Integrazione (Fondo FEI).

² Sono tuttavia previste possibilità di deroga al

limite.

image_pdfimage_print