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Un’altra guerra fra poveri? l’impatto dell’immigrazione sul rischio di povertà dei nativi dell’Europa occidentale


Negli ultimi anni il dibattito pubblico sull’immigrazione nelle democrazie avanzate si è intensificato, alimentando timori circa i suoi possibili effetti negativi sul benessere economico dei cittadini autoctoni. Secondo molte persone, gli immigrati aumenterebbero il rischio di povertà dei nativi. Si determinerebbe così ‘una nuova guerra fra poveri’: immigrati da una parte e nativi più vulnerabili dall’altra. In un recente studio1, Bazzoli, Madia e Podestà analizzano empiricamente questa ipotesi, esaminando se e in che misura l’immigrazione incida sui rischi di povertà delle popolazioni autoctone nei paesi dell’Europa occidentale.

Alcuni dati di contesto

Negli ultimi due decenni, l’immigrazione è diventata una componente strutturale delle società dell’Europa occidentale. Guardando ai dati EU-SILC (European Union Statistics on Income and Living Conditions) per 16 paesi nel periodo 2005–2018, la quota di popolazione immigrata cresce in modo costante: in media passa da poco più del 5% a quasi il 7%, con un’accelerazione nella parte finale del periodo. L’incidenza varia però sensibilmente tra paesi: Germania, Svezia, Svizzera e Belgio mostrano le quote più alte, mentre Finlandia, Islanda e Danimarca restano su livelli più contenuti (Fig. 1). Gli stessi dati EU-SILC mostrano anche un secondo elemento chiave del dibattito: in tutti i paesi considerati, gli stranieri risultano molto più esposti al rischio di povertà rispetto ai nativi, con divari spesso ampi (Fig. 2). 

Perché l’immigrazione può condizionare i rischi di povertà dei nativi europei

L’immigrazione può influenzare i rischi di povertà dei nativi europei attraverso due canali principali, il canale del mercato del lavoro e quello della finanza pubblica.

Il canale del mercato del lavoro opera nella misura in cui l’aumento dell’immigrazione porta a una più intensa concorrenza sul mercato del lavoro tra cittadini autoctoni e stranieri. Se i cittadini autoctoni si trovano in concorrenza con gli immigrati, potrebbero subire una riduzione dei salari e un aumento del rischio di disoccupazione. Questo potrebbe aumentare a sua volta il loro rischio di povertà. 

Il canale delle finanze pubbliche opera nella misura in cui l’aumento dell’immigrazione rappresenta un onere per il bilancio pubblico. Se gli immigrati utilizzano in modo sproporzionato i programmi di welfare e, allo stesso tempo, contribuiscono negativamente alle finanze pubbliche, i cittadini autoctoni avranno a loro disposizione meno risorse pubbliche per proteggersi dai rischi di povertà. 

Se, d’altro canto e in linea con numerose ricerche, gli stranieri presenti sul territorio non abusano delle finanze statali e non esercitano una significativa concorrenza sul mercato del lavoro nei confronti dei cittadini autoctoni, è ipotizzabile che questi ultimi non avranno maggiori rischi di cadere in povertà al crescere dell’immigrazione.

Non crescono i rischi di povertà dei nativi all’aumentare del numero di immigrati

Per testare quest’ipotesi, lo studio utilizza un database costruito integrando dati EU-SILC con informazioni provenienti da EU-LFS (European Union Labour Force Survey), per 16 paesi dell’Europa occidentale nel periodo 2005–2018. Nello specifico, ha valutato se al crescere della percentuale degli immigrati si registra un aumento dei rischi di povertà tra gli individui nati nel paese.

In questo lavoro sono state prese in considerazione due misure utilizzate dall’Unione europea per monitorare i rischi di povertà: la povertà di reddito e la deprivazione materiale. Un individuo è considerato a rischio di povertà di reddito se il reddito disponibile equivalente della sua famiglia è inferiore al 60% della mediana nazionale della distribuzione dei redditi. Una famiglia è invece considerata materialmente deprivata se non può permettersi un determinato insieme di beni e servizi essenziali.

I risultati dell’analisi indicano che l’immigrazione non esercita un impatto rilevante sul rischio di povertà dei nativi. Questa conclusione risulta sostanzialmente valida usando diverse misure di povertà, facendo cioè riferimento sia alla povertà di reddito sia alla deprivazione materiale, e considerando differenti soglie per il calcolo di queste stesse misure. I risultati vanno inoltre in questa direzione sia che si consideri l’intera popolazione dei cittadini autoctoni sia che si considerino solo i cittadini autoctoni con una bassa qualifica, ovvero coloro che generalmente godono di standard di vita inferiori e appaiono di conseguenza più vulnerabili. A queste stesse conclusioni si giunge inoltre se, invece di considerare congiuntamente i 16 paesi europei, questi vengono suddivisi in due gruppi in base alla percentuale media di migranti poco qualificati. In altre parole, l’assenza di un effetto risulta robusta al variare degli indicatori di povertà utilizzati, dei gruppi di popolazione autoctona presi in esame e al gruppo di paesi europei considerato. Fra i numerosi modelli statistici, solo un numero molto ristretto rivela effetti statisticamente significativi i quali denotano peraltro un’entità irrisoria.

Implicazioni di policy

Se qualcuno ipotizza quindi un’altra guerra fra poveri, la componente autoctona non appare perdente. Questo proprio perché gli europei autoctoni non subiscono un aumento significativo del loro rischio di povertà a seguito dell’aumento della percentuale di immigrati. Questa conclusione ha alcune implicazioni di policy. In primo luogo, appare superfluo supportare le condizioni di vita dei nativi europei più vulnerabili adottando politiche volte a frenare il flusso di immigrati. Se l’immigrazione non aumenta i rischi di povertà dei nativi, è inutile proteggerli restringendo i flussi di immigrazione. In secondo luogo, è altrettanto superfluo aumentare la protezione sociale e le tutele nel mercato del lavoro a favore degli europei autoctoni laddove vi è un numero maggiore di immigrati. 

Note

1 Another battle of the have-nots? the impact of immigration on the poverty risk of Western European natives

Per saperne di più

Bazzoli, M., Madia, J. E., & Podestà, F. (2025). Another battle of the have-nots? the impact of immigration on the poverty risk of Western European natives. Journal of Ethnic and Migration Studies, 1-20.

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