L’Italia ha compiuto notevoli progressi nell’uso di Internet ma persistono forti disuguaglianze legate all’età, al livello di istruzione e al territorio. Il nodo principale, come osservano Laura Zannella e Marina Zannella, resta quello delle competenze digitali ancora limitate.
Nel 2010 l’Unione Europea ha lanciato l’Agenda Digitale Europea, parte integrante della strategia Europa 2020, con l’obiettivo di favorire la diffusione delle tecnologie digitali nei settori pubblici e privati, rafforzando competitività e inclusione sociale.
Il cammino digitale dell’Italia: tra accelerazioni e ritardi
L’Italia, tuttavia, non ha raggiunto uno dei traguardi previsti: entro il 2015, il 75% della popolazione tra i 16 e i 74 anni avrebbe dovuto usare regolarmente Internet, mentre nel nostro Paese la quota si è fermata al 63,4%, ben al di sotto della media Ue27 (74,7%), cui l’Italia si è avvicinata solo nel 2019, col 74%. Successivamente, la crisi sanitaria ha agito da catalizzatore per l’adozione delle tecnologie digitali. Tra il 2019 e il 2022 l’uso regolare di Internet è cresciuto di 9,1 punti percentuali, di cui 3,7 punti tra il 2020 e il 2021. La necessità di comunicare, lavorare, studiare e accedere ai servizi online ha coinvolto anche le fasce di età meno digitalizzate, imprimendo nuova velocità a un processo già avviato ma ancora diseguale.
Nel 2024, l’88,1% della popolazione tra i 16 e i 74 anni utilizzava regolarmente Internet, con una distanza inferiore ai 4 punti percentuali rispetto alla media Ue27 (Figura 1). Se si considerano invece le principali economie europee – Germania, Francia e Spagna – la distanza dell’Italia era pari a 4,1 punti percentuali dalla Germania, 4,5 punti dalla Francia e 7 punti dalla Spagna.

Internet per tutti. O quasi.
L’uso di Internet ha ormai raggiunto livelli prossimi alla saturazione per gran parte della popolazione. Oggi, oltre il 93% delle persone tra i 16 e i 54 anni naviga regolarmente1 online, raggiungendo la media europea. Anche tra i 55-64enni la diffusione è elevata (86,1%), appena tre punti sotto la media Ue27. Nelle fasce più anziane, però, il divario aumenta: solo il 65,6% degli italiani tra i 65 e i 74 anni utilizza Internet, 7,4 punti sotto la media europea e oltre 12 punti rispetto a Germania, Francia e Spagna. Tra gli ultra 75enni, per i quali non è disponibile un confronto europeo, la quota di utenti regolari scende al 31,4%.
Le differenze non dipendono solo dall’età, ma anche da genere e livello di istruzione. Tra gli anziani di 65-74 anni, gli uomini superano le donne nell’uso di Internet di 7,7 punti percentuali, un divario più ampio della media europea (4 punti). Tra i più giovani, invece, le differenze di genere sono nulle.
Il livello di istruzione rimane un fattore determinante: nel 2024, il 96,5% dei laureati utilizza regolarmente Internet, vicino alla media europea (98,2%), mentre tra chi ha solo la licenza media la quota scende al 77,4% (UE27: 81,9%). Il divario educativo si è ridotto dal 56,8% del 2007 al 19,1% del 2024, segno di un progresso generale nell’accesso alla rete, soprattutto tra le generazioni adulte.
A livello territoriale, nel 2024 il Mezzogiorno conferma un ritardo: il 75% della popolazione utilizza regolarmente Internet, a fronte dell’82,7% del Nord e dell’81,8% del Centro.
Competenze digitali insufficienti
Se l’uso di Internet si è ormai diffuso nella maggior parte della popolazione, la vera sfida riguarda la diffusione delle competenze digitali, ormai essenziali per la vita quotidiana, la cittadinanza attiva e la competitività economica.
Nel programma europeo Decennio digitale, la Commissione punta a portare entro il 2030 all’80% la quota di cittadini con competenze digitali almeno di base2. Nel 2023 la media Ue27 si attestava al 55,5%, mentre in Italia la quota era del 45,9%, al 22° posto tra i Paesi dell’Unione Europea (Figura 2). Ampia la distanza da Spagna e Francia (-20 e -14 punti, rispettivamente), più contenuta quella dalla Germania è (-6,4).

Le differenze territoriali restano marcate: nel Mezzogiorno solo il 36,1% possiede competenze digitali almeno di base, contro il 51,3% del Nord. Queste disuguaglianze si intrecciano con fattori socio-culturali e demografici, amplificando le differenze già esistenti nell’accesso alle opportunità digitali.
Istruzione come ponte tra le generazioni nella riduzione dei divari digitali
Le competenze digitali sono fortemente associate a età e livello di istruzione. Il divario tra i 16-24enni e i 45-54enni è di circa 10 punti percentuali, e si amplia ancora nelle coorti più anziane. Tuttavia, al crescere del livello di istruzione, le differenze generazionali si attenuano: tra i laureati, ad esempio, la quota di chi possiede competenze digitali almeno di base è del 75,6% tra i giovani (fino a 24 anni), del 77,6% tra i 25-44enni e del 76,4% tra i 45-64enni.
Nel confronto internazionale, i laureati italiani mostrano differenze significative rispetto a Francia e Spagna, mentre con la Germania il divario si osserva solo nelle generazioni più giovani. Rispetto al 2021, la quota di giovani con competenze digitali di base è diminuita in 15 Paesi UE27, con le flessioni più marcate in Lituania (-13) e Grecia (-10). Tra le grandi economie, il livello è in calo in Francia (-4), Germania (-2) e Spagna (-1), mentre in Italia resta stabile.
Verso una società digitale più inclusiva
L’uso di Internet è ormai diffuso, ma non universale, e le competenze digitali restano disomogenee tra territori, generazioni e livelli di istruzione. Negli ultimi anni, si è registrata un’accelerazione nell’uso della Rete, non accompagnata però dalla crescita delle competenze digitale almeno di base. Il raggiungimento degli obiettivi europei previsti dal decennio digitale, per quanto riguarda il capitale umano, richiede non solo investimenti infrastrutturali, ma anche un rafforzamento delle politiche di formazione e di alfabetizzazione digitale, al fine di ampliare la partecipazione alla società digitale, contribuire alla riduzione delle disuguaglianze e sostenere la competitività del Paese nel contesto europeo.
Note
1Almeno una volta a settimana negli ultimi tre mesi.
2Il quadro comune europeo di riferimento declina le competenze digitali in cinque domini: comunicazione e collaborazione, alfabetizzazione su informazioni e dati, sicurezza, risoluzione di problemi, creazione di contenuti digitali. Gli individui sono classificati con competenze digitali almeno di base se hanno competenze digitali almeno di base in tutti e 5 i domini, basse se hanno competenze almeno di base per 4 domini su 5, ridotte se hanno competenze almeno di base in 3 domini su 5 e limitate se hanno competenze almeno di base in 2 domini su 5, nessuna competenza se in nessun dominio hanno competenze digitali almeno di base o le hanno in un solo dominio.
Per saperne di più
Bologna, E., Di Biagio, L., Dota, F., Joffre, V., Musci, M., Zannella, L. & Zannella, M., 2025. Condizioni di vita della popolazione: evoluzione e mutamenti negli ultimi 20 anni. In: D. Vignoli & A. Paterno (eds) Rapporto sulla popolazione: verso una demografia positiva. Bologna: Il Mulino, pp. 237-264.
European Commission, Directorate-General for the Information Society and Media. Digital Agenda for Europe 2010-2020. Publications Office of the European Union, 2010. ISBN: 978-92-79-16336-4; DOI: 10.2759/34369
Eurostat, 2025. Digitalisation in Europe – 2025 edition.
Istat. Rapporto annuale 2024. La situazione del Paese. Roma: Istat, 2024. Capitolo 3, “Le condizioni e la qualità della vita”, pp. 109-155. ISBN 978-88-458-2172-1 (stampa) ISBN 978-88-458-2173-8 (elettronico).
Istat (2025). Cittadini e ICT – Anno 2024.
Zannella, L. & Zannella, M. (in corso di pubblicazione). Percorsi digitali della popolazione italiana: evoluzione, sfide e obiettivi europei. Istat Web Publishing