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Gli ucraini in Italia: una comunità numerosa e ben consolidata

Mentre crescono di giorno in giorno i numeri degli sfollati interni e dei profughi dall’Ucraina nei paesi limitrofi, Corrado Bonifazi e Salvatore Strozza ci ricordano come negli ultimi vent’anni si sia consolidata una consistente comunità ucraina in Italia con forti legami con le famiglie italiane. Una comunità che chiede soccorso ed è pronta ad accogliere i propri cari.

Continua l’esodo

Qualche giorno fa Chiara Cardoletti, rappresentante UNHCR per l’Italia, dichiarava che, in meno di due settimane dall’invasione russa, il numero dei rifugiati provenienti dall’Ucraina aveva raggiunto i 2 milioni e mezzo, mentre si stimavano in circa 2 milioni gli sfollati interni. Secondo Filippo Grandi, Alto Commissario dell’Agenzia ONU per i Rifugiati, non si vedeva in Europa un flusso così rapido di profughi dalla seconda guerra mondiale. Dati provvisori destinati a crescere significativamente. Le prime previsioni parlavano di circa quattro milioni di persone che avrebbero potuto lasciare il Paese per sfuggire alla guerra, cifra che probabilmente andrà rivista al rialzo. Più della metà dei rifugiati (3,5 milioni secondo i conteggi dell’UNHCR aggiornatinal 20 marzo)  sono nella vicina Polonia, dove ampia era da qualche anno la presenza di lavoratori stagionali ucraini (Bonifazi e Strozza 2022). Numerosa è anche la presenza negli altri paesi dell’Europa centrale e orientale, crescenti sono gli arrivi in quelli dell’Europa occidentale. Molti profughi sono diretti verso i paesi in cui risiedono familiari e amici, dove più numerosa è la comunità ucraina all’estero. Continuo è il flusso verso l’Italia di persone che scappano dal conflitto, il Ministero dell’Interno segnala che sono quasi 56.000 quelle arrivate entro la mattina del 19 marzo. Si tratta in prevalenza di donne e minori (rispettivamente 28.500 e 22.400), diretti principalmente verso i comuni di Milano, Roma, Napoli e Bologna. Ad accoglierli sono spesso parenti e conoscenti insediatisi da tempo nella penisola. L’Italia è stata infatti una delle principali destinazioni dell’emigrazione ucraina degli ultimi decenni.

L’immigrazione ucraina in Italia: (non solo) donne di mezza età nella cura di anziani e ammalati

Per l’esattezza, l’immigrazione di cittadini ucraini acquista rilevanza nelle statistiche anagrafiche italiane all’incirca venti anni fa, soprattutto a seguito della regolarizzazione prevista dalla legge Bossi-Fini e dalle successive disposizioni. In quell’occasione le domande di regolarizzazioni presentate da Ucraini sono state quasi 107 mila (oltre il 15% del totale) per la gran parte accolte (Strozza e Zucchetti 2006). Con la concessione del permesso di soggiorno si creano le condizioni per ottenere la residenza: nel biennio 2003-2004 sono quasi 75 mila le iscrizioni anagrafiche di cittadini ucraini provenienti dall’estero, in buona parte arrivati in Italia nell’anno della regolarizzazione (2002) o in quelli immediatamente precedenti. Anche i picchi successivi registrati nelle statistiche sulle immigrazioni sono legati agli effetti delle regolarizzazioni (Fig. 1): gli arrivi conteggiati nel 2007-2008 (oltre 37 mila) sono in parte dovuti alla programmazione dei flussi del 2006 di fatto trasformatasi in una sanatoria; quelli del 2009-2010 (quasi 52 mila) alla regolarizzazione prevista all’interno del pacchetto sicurezza emanato nel 2009 dal governo Berlusconi; anche il leggero incremento registrato nel 2013 è probabilmente ascrivibile all’emersione dei rapporti di lavoro informali con cittadini dei Paesi Terzi consentita senza sanzioni nella fase immediatamente successiva alla introduzione di nuove disposizioni sanzionatorie delle irregolarità occupazionali. 

Si è trattato in netta prevalenza di un’immigrazione di donne di mezza età arrivate in Italia per motivi di lavoro e per lo più occupate nelle attività di sorveglianza e assistenza di persone anziane e/o ammalate. La componente femminile si è difatti attestata in un range tra il 70 e l’80% degli arrivi all’anno, con punte percentuali legate alle regolarizzazioni. Le ultraquarantenni sono state oltre la metà delle donne arrivate nel periodo 2003-2014, mentre i minori e, soprattutto, i giovani adulti sono risultati sempre prevalenti tra gli uomini (Fig. 2). 

I dati sui nuovi permessi di soggiorno per motivo del rilascio, per quanto disponibili solo dal 2007, consentono di sottolineare la specificità del modello migratorio ucraino che ha interessato il nostro paese. Tra le donne il lavoro è stato il principale motivo di accesso regolare fino al 2014, mentre tra gli uomini le motivazioni familiari sono risultate sempre rilevanti e dal 2011 chiaramente prevalenti (Fig. 3). In pratica, si è trattato di un’immigrazione femminile per lavoro a cui ha fatto seguito nel tempo l’arrivo di figli minori o giovani adulti, principalmente per ricongiungimento familiare. Negli ultimi anni, per effetto del protrarsi della crisi economica iniziata nel 2008 che ha determinato quasi l’azzeramento dei flussi programmati per lavoro non stagionale, gli arrivi sono risultati decrescenti e il principale canale di accesso è diventato per tutti il ricongiungimento familiare, seguito dai motivi umanitari diventati importanti a seguito della guerra di Crimea e dei conflitti interni nella regione orientale dell’Ucraina. 

Si era comunque creato nella seconda metà del decennio passato un serbatoio di presenze irregolari di lavoratori ucraini emerso con la regolarizzazione prevista all’interno del primo pacchetto di misure introdotte per contrastare la crisi pandemica. Infatti, sono state quasi 19 mila le istanze di emersione delle famiglie italiane che hanno riguardato rapporti di lavoro con lavoratore dipendente di cittadinanza ucraina. Oltre il 10% di tutte le istanze presentate per attività di servizio alle famiglie. Comparto nel quale la comunità ucraina appare prevalente rispetto a tutte le altre nazionalità straniere, condividendo il primato con quella filippina (Bonifazi e Strozza 2020).

Un impiego strettamente connesso alla crescente necessità delle famiglie italiane di esternalizzare al di fuori della propria rete parentale l’attività di sostegno dei propri cari, in una società a rapido e intenso invecchiamento. Se negli anni ottanta del secolo scorso erano stati introdotti nel linguaggio comune gli stereotipi del “vu cumprà nordafricano” e della “colf filippina”, negli anni duemila si è fatta largo un’altra semplificazione, quella della “badante ucraina”. Le donne di questa nazionalità hanno infatti trovato impiego soprattutto nella sorveglianza e nella cura di persone anziane e/o ammalate, a supporto delle famiglie italiane.

La popolazione ucraina e di origine ucraina residente in Italia

Se al censimento del 2001 i cittadini ucraini residenti in Italia erano meno di 10 mila, già dieci anni dopo erano diventati quasi 179 mila e alla data più recente (inizio 2021) sono 236 mila, pari al 4,6% degli stranieri che vivono stabilmente nel paese (Tab. 1). A questa cifra vanno aggiunti poco meno di 30 mila nuovi cittadini, cioè italiani per acquisizione di origine ucraina (Strozza, Conti e Tucci 2021). Si tratta complessivamente di 265 mila persone che costituiscono per numero di residenti la quinta comunità (di origine) straniera. Come atteso (si veda la composizione demografica dei flussi migratori), appare evidente lo squilibrio di genere a favore della componente femminile (77%) e la forte concentrazione delle donne nella fascia meno giovane delle età adulte e nelle prime due classi quinquennali delle età anziane (Fig. 4). In queste età la predominanza femminile è schiacciante, mentre invece si osserva un sostanziale equilibrio di genere tra gli under 25 che probabilmente sono in maggioranza migranti per motivi di famiglia. L’età media complessiva del collettivo è di quasi 45 anni, con differenze rilevanti tra maschi e femmine (rispettivamente 32,5 e 48,5 anni). Importante appare anche la differenza tra quelli che hanno acquisito il passaporto italiano (l’età media non raggiunge i 38 anni) e quelli che restano di cittadinanza ucraina (quasi 46 anni). Tra questi ultimi l’età media è cresciuta di oltre 4 anni rispetto alla situazione al censimento del 2011. Gli anziani sono infatti passati da meno del 2,5% ad oltre il 12,5%. 

La distribuzione dei cittadini ucraini sul territorio appare abbastanza concentrata in poche regioni, anche se in modo meno marcato del passato. Lombardia, Campania, Emilia Romagna e Lazio sono nell’ordine le regioni con i numeri più elevati (Tab. 1). Sono più di 150 mila gli ucraini residenti nelle quattro regioni che insieme fanno registrare quasi i due terzi di tutti quelli insediati stabilmente in Italia. Appare pertanto evidente come la gran parte degli arrivi di questi giorni abbia in mente come destinazioni principali i capoluoghi di queste quattro regioni, per poi spostarsi eventualmente nelle località vicine in cui vivono e lavorano familiari e conoscenti.

La comunità ucraina d’Italia rappresenta senza dubbio un riferimento importante per i profughi che in questi giorni stanno scappando dalla guerra. Ma la stessa popolazione italiana non può sottrarsi dall’impegno dell’accoglienza, non solo per le ovvie motivazioni umanitarie ma anche per il forte legame affettivo che si è cementato in questi lunghi anni in cui le donne ucraine, entrate nelle case delle famiglie italiane, hanno assistito e curato i nostri cari. 

Per saperne di più

Strozza S., Zucchetti E. (a cura di), Il Mezzogiorno dopo la grande regolarizzazione. Vecchi e nuovi volti della presenza migratoria. Volume secondo, Franco Angeli, Milano, 2006, p. 220. 

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