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I numeri del digital divide

Laura Zannella

L’Istat con l’indagine comunitaria sull’Uso delle nuove tecnologie e dell’informazione da parte delle famiglie e degli individui produce indicatori condivisi a livello europeo per valutare, monitorare e reindirizzare le politiche attuate dal governo in materia di ICT – Information and Communication Technology

L’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione da parte degli individui e delle famiglie rappresenta uno dei traguardi fondamentali delle politiche d’inclusione sociale e culturale dell’Unione europea. Per divario digitale si può intendere “divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (in particolare personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale”. Ma la definizione di divario digitale è mutata negli anni alla velocità dell’evoluzione delle tecnologie dell’informazione. La prima definizione risale a metà degli anni novanta in occasione del primo rapporto sulle disparità d’accesso alle telecomunicazioni del NTIA (National Telecommunications and Information Administration ), l’organo consultivo degli Stati Uniti sulle politiche del settore delle telecomunicazioni. Nel 2001 l’OCSE ne estende la definizione comprendendo anche le diseguaglianze nella modalità di utilizzo, oltre a quelle legate all’accesso e alle infrastrutture. L’indagine condotta dall’Istat sotto regolamento del parlamento europeo dal 2004, consente un approccio multidimensionale al fenomeno analizzando il possesso degli strumenti, la qualità dell’infrastruttura, le modalità di accesso e di utilizzo. In questo modo è stato possibile monitorare i profondi cambiamenti intervenuti nell’ICT, a partire dalla diffusone di Internet all’avvento della banda larga e alla esplosione del fenomeno dei social network, fino all’arrivo dei dispositivi mobili.
 
Sette anni di storia (di ritardi)
Lo scorso 11 aprile, Confidustria digitale ha organizzato a Roma il primo “Italian Digital Agenda Annual Forum ”. Neelie Kroes, vice Presidente della Commissione Europea e Commissario per l’Agenda Digitale, nel suo intervento ha citato i dati dell’indagine Istat, ricordando come in Italia “il 41% degli adulti italiani non ha mai usato Internet, il doppio o il triplo di Francia, Germania e Regno Unito".
Gli ultimi dati prodotti dall’indagine Istat nel 2011  confermano come l’Italia sia il fanalino di coda dell’unione europea per quanto riguarda l’uso delle ICT. Considerando la percentuale di famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni che possiede un accesso a Internet da casa, l’Italia si posiziona solo al ventiduesimo posto della graduatoria internazionale, con un valore pari al 62% a fronte di una media europea pari al 73% e a paesi che hanno raggiunto livelli prossimi al 100% come Olanda, Lussemburgo, Svezia e Danimarca (Figura 1). Se consideriamo il processo di alfabetizzazione alle nuove tecnologie comunicative come un indicatore della capacità generale di sviluppo di un paese, la dinamica dell’Italia su questo fronte negli ultimi anni è particolarmente preoccupante: si registra infatti una perdita significativa della capacità di stare al passo con gli altri paesi europei. Ad esempio, nel 2004 la Francia e l’Italia presentavano la stessa quota di famiglie con accesso a Internet a casa (34%). Ma in otto anni la Francia ha fatto registrare incrementi tali (+42 punti percentuali) da posizionarsi tra i primi 10 paesi nella graduatoria europea, l’Italia invece ha registrato incrementi più contenuti (+28 punti percentuali), e si trova ora tra gli ultimi 6 paesi.
Riguardo alla banda larga, che rappresenta la vera sfida della contemporaneità, la Kroes durante il già citato intervento nel Digital Agenda Forum, ha affermato che il ritardo dell’Italia nello sviluppo delle connessioni veloci, costerebbe una mancata crescita stimabile addirittura tra l’1 e l’1,5% del Pil. Effettivamente anche per la disponibilità di una connessione a banda larga l’Italia si colloca in fondo alla graduatoria dei paesi europei, con un tasso di penetrazione del 52%, rispetto alla media europea del 67%. Se nel 2006 l’Italia presentava valori simili, di poco superiori, a quelli registrati tra le famiglie irlandesi (16% contro il 13%), in questi anni in Irlanda la disponibilità di una connessione a banda larga è arrivata al 65% contro il 52% registrato in Italia. Questo dato indica probabilmente che l’Italia a differenza degli altri paesi europei non ha avviato politiche adeguate alla diffusione di connessioni veloci. 

 
“Il web? Non do confidenza a chi non conosco”
Se si prendono in considerazione altri indicatori, come la frequenza di accesso alla rete e le abilità informatiche, emerge come la relazione dei cittadini italiani con le tecnologie dell’informazione sia piuttosto arretrata. Tale questione viene usualmente posta in termini di livello di diffusione della “cultura digitale”. Nel 2011 solo il 57% delle persone di 16-74 anni si è connesso al web almeno una volta negli ultimi 12 mesi, rispetto ad una media europea del 73%, e tale percentuale scende al 51% se si considerano gli utenti regolari del web, ovvero almeno una volta a settimana, a fronte di una media europea del 68%: siamo al quartultimo posto in Europa. Anche in questo caso, dal 2004 a oggi i livelli d’incremento sono stati nettamente inferiori rispetto agli altri paesi europei. L’Irlanda, ad esempio, che nel 2003 presentava la stessa percentuale di utenti regolari dell’Italia (25%), nel 2011 passa al 71% collocandosi tra i primi 15 Paesi EU (Figura 2). E’ probabile che a questi incrementi corrisponda una maggior offerta dei servizi pubblici e privati disponibili sul web.  
Per quanto riguarda le competenze digitali dei cittadini italiani, nel 2011 solo il 24% ha un livello medio (rispetto a una media europea del 32%), mentre il 12% ha un livello di competenze elevato (a fronte di una media europea dell’11%). Questo perché nel nostro Paese l’utilizzo delle nuove tecnologie è ancora connotato da una forte polarizzazione, sociale e territoriale, e le famiglie più alfabetizzate alle nuove tecnologie sono quelle in cui il “capofamiglia” è un dirigente, un imprenditore o un libero professionista, e quelle residenti nel Centro-Nord.
Insomma, in questi ultimi anni l’Italia ha accumulato un grave ritardo rispetto agli altri paesi EU sulla questione dell’ICT. Il problema è nell’agenda politica dell’attuale governo, e a breve sarà varato il decreto legge sull’Agenda Digitale, cioè un pacchetto di misure per lo sviluppo di Internet nel Paese. Operazione necessaria, ma dagli esiti non scontati: i fattori che, in questi ultimi sette anni, hanno determinato una battuta d’arresto nello sviluppo e nell’adozione delle ICT sono molteplici (vincoli legislativi, infrastrutture, investimenti, cultura, conoscenza dell’inglese, ecc.) e invertire il trend negativo qui brevemente descritto potrebbe rivelarsi più difficile del previsto.
 
Per saperne di più
Report “ I cittadini e le nuove tecnologie ” Anno 2011.

Internet access and use in 2011 Almost a quarter of persons aged 16-74 in the EU27 have never used the internet:
Report “ I cittadini e le nuove tecnologie ” Anno 2011.

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