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Politiche per la famiglia e differenze di fecondità in Europe occidentale (*)

Sebastian Klüsener

Negli ultimi decenni si è formata, in Europa, una nuova faglia nella geografia della fecondità, con i paesi dell’Europa centrale e meridionale ben al di sotto del livello di rimpiazzo, e tra questi, in particolare, quelli di lingua tedesca. In Germania, il tasso di fecondità totale delle generazioni di donne nate nel 1960 è pari a circa 1,6. E’ un valore sensibilmente inferiore a quello proprio dei paesi dell’Europa nord-occidentale, che hanno tutti tassi di riproduzione vicini al rimpiazzo. Così è, tra gli altri, per il Regno Unito (2,0), il Belgio (1,9), la Francia (2,1) e la Danimarca (1,9). Recenti stime per le generazioni di donne nate nel 1979 suggeriscono che il divario tra le due aree persiste, e anzi si è andato allargando lievemente nel tempo.   

Fecondità, politiche della famiglia, valori

Nell’intento di spiegare queste differenze, alcuni studiosi (Chesnais 1998) hanno sottolineato il ruolo del sistema delle politiche sociali, e in particolare delle politiche favorevoli alla famiglia attuate in molti paesi dell’Europa nord-occidentale. Altri (Sobotka e Testa,  2008) hanno posto in rilievo l’influenza di norme sociali riguardanti la riproduzione, suggerendo che esiste, nei paesi di lingua tedesca, una cultura del “vivere senza figli”, che genera stili di vita altamente attrattivi. Appare però problematico districare il rispettivo ruolo – nella realtà fortemente interconnesso – delle norme sociali da un lato e delle politiche sociali dall’altro, nel determinare le tendenze della fecondità (Neyer e Andersson 2008). E poiché gli attori politici, nelle democrazie, tendono a disegnare le loro politiche in funzione delle aspettative dominanti del loro elettorato, le politiche familiari conservatrici – per esempio – tendono a rispecchiare i valori tradizionali prevalenti nelle loro società. E queste politiche familiari, dal loro canto, rinforzano le norme sociali, dal momento che il contesto delle azioni pubbliche tende a creare incentivi che premiano comportamenti ad esse conformi.

La minoranza linguistica tedesca in Belgio: cultura tedesca, politiche belghe

Uno studio recente cerca di districare il rispettivo ruolo delle norme sociali e delle politiche familiari, su base quasi sperimentale (Klüsener, Neels, and Kreyenfeld 2013). Dopo la prima guerra mondiale, la Germania dovette cedere al Belgio una parte del suo territorio (Eupen-Malmedy). Le 11 municipalità che ne fanno parte sono prevalentemente di lingua tedesca, e costituiscono la Deutschsprachige Gemeinschaft in Belgien (comunità di lingua tedesca in Belgio, di circa 75.000 abitanti). Questa comunità ha le stesse prerogative costituzionali delle altre due comunità linguistiche prevalenti nel paese, quella Fiamminga e quella Vallone. Nella comunità di lingua tedesca, il tedesco è la lingua ufficiale dell’amministrazione e di tutte le istituzioni scolastiche. Ci sono stretti contatti con la Germania per il traffico frontaliero e pendolare e per la diffusione dei media tedeschi. Ma la minoranza tedesca del Belgio è stata inserita nel contesto istituzionale dello stato belga per quasi tutto il corso degli ultimi cento anni, incluse le politiche riguardanti la famiglia e del mercato del lavoro. Le politiche belghe si differenziano fortemente da quelle della Germania occidentale per l’alto livello di copertura delle misure di sostegno che aiutano i genitori a conciliare la cura dei figli col lavoro. Avviene così che la comunità tedesca del Belgio orientale è stata sollecitata da due forze rilevanti per le scelte riproduttive, e cioè: 1) gli incentivi strutturali offerti dalle politiche familiari belghe; 2) le norme sociali prevalenti nella società tedesca come risultato dei frequenti contatti transfrontalieri, così come per l’esposizione al dibattito sulla “fecondità” in Germania e la rappresentazione della famiglia.

L’influenza decisiva delle politiche familiari

Lo studio in questione cerca di comprendere se le tendenze riproduttive e l’inserimento nel mercato del lavoro delle madri nel Belgio di lingua tedesca seguano il modello belga oppure quello tedesco occidentale. E infatti, se le politiche familiari nazionali fossero il fattore principale nel determinare le differenze nei livelli di riproduttività dei due paesi, allora la fecondità della minoranza di lingua tedesca dovrebbe seguire il modello riproduttivo prevalente nel resto del Belgio. Se, invece, fossero le norme sociali a determinare tali differenze, allora i livelli di fecondità della minoranza tedesca in Belgio dovrebbero assimilarsi ai livelli prevalenti nella Germania occidentale. I risultati dell’analisi mostrano che la prima alternativa è vera: lavoro materno e modello riproduttivo della minoranza ricalcano il modello del Belgio. All’inizio del primo decennio del secolo, due terzi delle madri con figli di meno di due anni della minoranza linguistica tedesca erano occupate a pieno tempo o a tempo parziale, contro appena un terzo nella Germania occidentale. Nei modelli multivariati adottati nell’analisi non abbiamo trovato divergenze nei comportamenti riproduttivi tra la regione a minoranza tedesca e quelle fiamminghe e francofone del Belgio. Nella prima, la discendenza finale della generazioni nate nel 1955-59 (escludendo dal computo i cittadini tedeschi presenti nella regione) era pari a 1,88, addirittura lievemente superiore a quella del paese nel suo insieme (1,84). Si aggiunga che le differenze nel livello di riproduttività secondo il livello di istruzione sono assai meno pronunciate nella minoranza rispetto a quelle prevalenti nella Germania occidentale, dove le donne con alto livello di istruzione hanno una bassissima riproduttività.

Questi risultati sostengono assai bene la teoria che il peso della cura della prole è molto rilevante per le persone altamente istruite che si confrontano con alti costi-opportunità se vengono costrette a ridurre la loro attività lavorativa in conseguenza di un limitato accesso a servizi extra-domestici di cura dei figli. I risultati dello studio suggeriscono che i fattori istituzionali sono assai importanti per spiegare le attuali differenze nei livelli di fecondità nell’Europa occidentale.

(*)Questo articolo è apparso sul sito “Openpop.org” dell’Università di Oxford il 17 Dicembre 2013. Con Openpop,  Neodemos ha concluso un’intesa di collaborazione per lo scambio di contributi di comune interesse. Lo studio riassunto nell’articolo compara i comportamenti riproduttivi della minoranza di lingua tedesca in Belgio con quelli del resto del Paese, che ha una forte politica di sostegno alla famiglia e una fecondità vicina al rimpiazzo, e con quelli della Germania, dove la politica familiare (fino a tempi recenti) è stata assai debole. Neodemos suggerisce che un utile, analogo, confronto potrebbe farsi tra la Valle d’Aosta e le confinanti popolazioni francofone della Savoia: culture simili, ma politiche diverse.

Per saperne di più

CHESNAIS Jean-Claude (1998) Below-Replacement Fertility in the European Union (EU-15): Facts and Policies, 1960–1997Review of Population and Social Policy, 7: pp. 83-101 (http://www.ipss.go.jp/publication/e/R_s_p/No.7_P83.pdf).

KLÜSENER Sebastian, Karel NEELS, and Michaela KREYENFELD (2013) “Family Policies and the Western European Fertility Divide: Insights from a Natural Experiment in Belgium”, Population and Development Review,  39(4): 587-610.

NEYER Gerda and Gunnar ANDERSSON (2008) “Consequences of Family Policies on Childbearing Behavior: Effects or Artifacts?”, Population and Development Review, 34(4): 699-724. http://www.jstor.org/discover/10.2307/25434736?uid=3738296&uid=2&uid=4&sid=21103255522037

SOBOTKA Tomá

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