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Con chi vivranno, domani, gli anziani non autosufficienti? (*)

Joëlle Gaymu
Entro il 2030, ovunque in Europa aumenterà sensibilmente la popolazione di 75 anni o più. Benché la maggior parte delle persone invecchi in buona salute, il rischio di dipendenza fisica e psicologica cresce con l’età e diviene particolarmente elevato dopo i 75 anni. Quando la condizione di dipendenza si manifesta, diventa indispensabile poter contare su un aiuto continuativo per la vita di tutti i giorni. Tale aiuto è normalmente offerto dal coniuge e dai figli, ma se questi mancano, o per vari motivi non sono in grado di fornirlo, occorre un aiuto esterno, di tipo professionale. Viene quindi naturale chiedersi, alla luce del processo di invecchiamento in corso in tutta Europa, se gli europei anziani di domani avranno almeno un familiare su cui sperabilmente contare in caso di bisogno.

Il futuro degli anziani in Europa: luci …

Uno studio finanziato dalla Commissione europea, denominato FELICIE (http://www.felicie.org/), ha di recente esaminato la probabile evoluzione delle strutture familiari degli anziani nel prossimo futuro, fino al 2030, in nove paesi europei: Germania, Belgio, Finlandia, Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca e Regno Unito[1]. Nel 2000, nell’insieme dei paesi considerati, tra le persone di 75 e più anni in condizioni di dipendenza[2] erano molto più spesso gli uomini che non le donne a vivere con un coniuge: 60% contro 19%. La maggior parte delle donne (62%) aveva soltanto uno o più figli su cui contare. Più spesso degli uomini (19% contro 12%), erano le donne a trovarsi senza nessun parente prossimo.
In futuro, la rete familiare che circonda gli anziani è destinata a cambiare, sotto la spinta di due tendenze di base, in parte contrastanti: il declino della vedovanza e la crescita dei divorzi. Ma questi sviluppi differiranno tra i sessi e le classi di età.

Tra le donne, l’aumento dei divorzi sarà più che compensato dal calo della vedovanza, dovuto al calo, molto marcato, della mortalità maschile. Oggi, per esempio, a 85 e più anni, solo 9 donne su 100 hanno un coniuge, ma nel 2030 potrebbero essere 22 su 100. Anche tra gli uomini di 85 anni e più ci sarà un progresso in tal senso, ma meno netto: dal 42% al 53% nel 2030. Tra coloro che hanno un’età compresa tra 75 e 84 anni, invece, la minor vedovanza (13% nel 2030 contro 21% nel 2000) sarà più che compensata dalla maggior frequenza dei divorziati (13% contro 3%).

Con il compimento dei 75 anni da parte delle generazioni nate tra le due guerre, i cui figli sono venuti al mondo durante il baby boom, la quota di persone senza figli in vita tenderà a diminuire, o al massimo a rimanere stabile. Sarà quindi più raro non avere nessuno a cui rivolgersi in caso di non autosufficienza in età anziana. Contrariamente a quel che si potrebbe essere portati a pensare, il numero dei parenti prossimi per i futuri anziani europei dovrebbe essere maggiore di quanto si osserva oggi.

… e ombre

Comprensibilmente, negli sviluppi previsti per il futuro si possono intravedere però anche molte zone d’ombra.

Se anche avere un parente prossimo in vita sarà più frequente, non è affatto detto che questo qualcuno sia effettivamente disponibile a fornire l’aiuto che potrebbe rivelarsi necessario, o che abiti sufficientemente vicino, o che abbia il tempo e le competenze per farlo. In termini assoluti, la popolazione anziana senza una famiglia di sostegno è destinata ad aumentare, nonostante il calo in termini percentuali, per effetto della forte crescita del numero degli anziani. E il numero assoluto dei richiedenti è un fattore cruciale ai fini di ciò che, in futuro, potrà fare la mano pubblica per assistere e curare gli anziani non autosufficienti, o non del tutto indipendenti.

L’entità di questo aumento assoluto varia a seconda degli scenari che si realizzeranno. Se lo stato di salute restasse uguale a quello attuale, l’aumento del numero di anziani disabili di 75 e più anni potrebbe essere di circa il 72%. Se invece le condizioni di salute dovessero continuare a migliorare, come hanno fatto in questi ultimi anni, l’aumento sarebbe minore, ma pur sempre sensibile, in media, non lontano dal 41%.

L’aumento degli anziani con coniuge e figli

Fortunatamente, da qui al 2030, l’aumento più forte si registrerà per gli anziani che hanno ancora in vita sia il coniuge sia almeno un figlio. Questo dovrebbe, presumibilmente, frenare la crescita della loro domanda di assistenza pubblica, perchéil fatto di disporre di un partner o di un figlio li rende, almeno a priori, meno vulnerabili a situazioni di dipendenza.

Ma la situazione può diventare critica quando anche il coniuge versa in cattive condizioni di salute o il figlio si allontana. E, come si è visto, i figli sono gli unici parenti in vita su cui può generalmente contare una donna anziana.

Un ulteriore elemento da tenere presente è la composizione per età della popolazione, sia dipendente sia di sostegno. Questa invecchierà e ciò significa non solo un maggiore bisogno di aiuto, ma anche una minor possibilità di riceverlo dai parenti, anch’essi mediamente più vecchi.

Quel che preoccupa di più è l’invecchiamento delle donne con incapacità, pur se con il coniuge presente, perché i loro mariti, come gli uomini in generale, si sono finora mostrati meno capaci delle donne di far fronte alle esigenze di cura di una persona non autosufficiente.


[1] Distinguendo la popolazione in base allo stato civile, sono state effettuate varie proiezioni, poi utilizzate come base per il calcolo di due scenari previsivi: nel primo, i tassi di disabilità per età e stato civile sono stati mantenuti costanti; nel secondo, si è invece supposto un miglioramento dello stato di salute pari a quello che si realizzerebbe se tutti gli anni di vita che si guadagneranno da qui al 2030 fossero di buona salute. Questa seconda ipotesi porta a una diminuzione del tasso di disabilità ad ogni età pari a circa il 20% entro il 2030. Sviluppi come l’aumento del livello di istruzione tra la popolazione anziana o il miglioramento delle condizioni di lavoro e dei comportamenti di prevenzione suggeriscono che questo secondo scenario potrebbe essere più vicino alla realtà. Le diverse sotto-popolazioni così ottenute (per età, sesso, stato civile e condizioni di salute) sono state successivamente divise a seconda che avessero o meno almeno un figlio in vita. Queste proiezioni non tengono conto di possibili modifiche legislative del legame tra genitori e figli, o dell’evoluzione del desiderio di indipendenza residenziale tra generazioni, delle norme sociali o della politica di cura della disabilità. Il loro obiettivo è quindi mostrare come i cambiamenti nel corso di vita delle persone che diventeranno anziane domani – in parte già avvenuti – trasformeranno le loro reti familiari, dal punto di vista sia numerico che strutturale.

[2] La condizione di dipendenza è stata definita a partire da un quesito presente nel Panel europeo delle famiglie (http://circa.europa.eu/irc/dsis/echpanel/info/data/information.html): “Lei ha qualche impedimento nelle Sue attività quotidiane causato da problemi di salute fisica o mentale, malattie o disabilità?”. Coloro che hanno risposto di avere impedimenti “gravi” sono stati considerati in condizione di dipendenza. La popolazione che vive in istituti come case di cura, strutture ospedaliere per lunga-degenza, ecc., che non è inclusa nel Panel europeo, è stata in seguito stimata e aggiunta alla popolazione dipendente.

Per saperne di più

Delbès C., Gaymu J., Springer S. – «Les femmes vieillis­sent seules, les hommes à deux. Un bilan européen», Popula­tion & Sociétés, n° 419, janvier 2006.

Kalogirou S., Murphy M. – «Marital status of people aged 75 and over in nine EU countries in the period 2000-2030», European Journal of Ageing, 3, 2006, p. 74-81.

Martel L., Légaré J. – «Avec ou sans famille proche à la vieillesse : une description du réseau de soutien informel des personnes âgées selon la présence du conjoint et des enfants», Cahiers québécois de démographie, volume 30, n° 1, 2001, p. 89-114.

Monnier A. – «Le baby-boom : suite et fin», Population & Sociétés, n° 431, février 2007.

Robine J.-M., Romieu I., Michel J.P. – «Trends in health -expectancies», in J.-M. Robine, C. Jagger, C.-D. Mathers, E.-M. Crimmins and R.-M. Suzman (Eds.), Determining health expectancies, Wiley, Chichester, West Sussex, 2003, p. 75-101.
(*) Testo tratto da Joëlle Gaymu, “Comment les personnes dépendantes seront-elles entourées en 2030? Projections européennes”, Population et sociétés, N°. 444, aprile 2008. http://www.ined.fr/fr/ressources_documentation/publications/pop_soc/bdd/publication/1357/. Liberamente tradotto da Gustavo De Santis

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