Popolazione mondiale:

Popolazione italiana:

Giovani (0-19 anni):

Anziani (64+ anni)

La Giovane Italia dell’Atletica leggera: multietnica e vincente!

Ai campionati europei di Atletica leggera svoltisi a Birmingham (Regno Unito), da lunedì 10 a domenica 16 agosto scorsi, l’Italia ha vinto per la seconda volta consecutiva la classifica a punti per nazioni e quella in base al medagliere, bissando i successi di Roma 2024. Salvatore Strozza oltre a ricordare che si tratta in assoluto dei primi due successi italiani, pertanto senza precedenti nella storia passata, mostra come una parte importante delle medaglie raccolte sia il frutto del successo di atleti italiani con background migratorio, segnale di una società multietnica e multiculturale in crescita. 

La staffetta 4×400 maschile, ultima gara dei campionati europei di Atletica leggera, svoltasi nella serata del 16 agosto scorso, è stata davvero entusiasmante per almeno due ragioni. Per il finale praticamente al foto-finish con soli 3 centesimi di secondo a distanziare i primi dai secondi classificati, per la circostanza che a contendersi la vittoria erano proprio le due nazionali ancora in lizza per il primato nel medagliere. Sappiamo come è andata a finire. Ha vinto il quartetto italiano (Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati) che oltre a mettersi al collo la medaglia d’oro ha anche consentito alla squadra italiana di sopravanzare quella britannica nel medagliere. Non poteva esserci finale migliore per tutti gli appassionati di atletica leggera e, in special modo, per quelli italiani che proprio all’ultima gara hanno visto riagguantare dai propri beniamini la prima posizione nel medagliere. 

Dopo i successi di Roma 2024, anche ai campionati europei di Atletica leggera svoltisi a Birmingham questa estate (10-16 agosto) la nazionale italiana è risultata prima sia nel medagliere (10 ori, 6 argenti e 6 bronzi) che nella classifica a punti (226 punti). Un successo corale dovuto agli ori di Leonardo Fabbri nel getto del peso, Nadia Battocletti nei 5.000 e nei 10.000 metri, Dariya Derkach ed Andy Díaz Hernández nel salto triplo rispettivamente femminile e maschile, Sofia Fiorini e Massimo Stano nella maratona di marcia femminile e maschile, Larissa Iapichino nel salto in lungo, Giammarco Tamberi nel salto in alto, a cui si è aggiunto a chiusura della manifestazione l’oro di Scotti, Sito, Soudassi e Benati nella già richiamata staffetta 4×400 metri. A cui si sono aggiunti gli argenti di Sara Fantini nel lancio del martello, Francesco Fortunato nella mezza maratona di marcia, Rebecca Lonedo, Sofiia Yaremchuk, Giovanna Epis e Alessia Tuccitto nella maratona a squadre, Alexandrina Mihai nella mezza maratona di marcia, Pietro Riva nella maratona e Zane Weir nel getto del peso, nonché le medaglie di bronzo di Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione, Eloisa Coiro, Ilaria Accame e Sara Cirillo nella staffetta 4×400 metri, di Andrea Cosi nella mezza maratona di marcia, Fausto Desalu nei 200 metri, Andrea Dallavalle nel salto triplo, Micol Majori nei 5000 metri e Matteo Sioli nel salto in alto. Senza contare i piazzamenti degli altri atleti.

Uno sguardo indietro nel tempo: i successi attuali non hanno eguali nel passato

I successi degli ultimi anni non hanno eguali nel passato. Abbiamo avuto diversi atleti di punta nel corso del tempo, ma mai un numero così elevato come quello registrato di recente. Basta scorrere il medagliere italiano delle edizioni dei campionati europei svoltisi dal secondo dopoguerra in poi per notare come spesso non abbiamo raggiunto un totale di 10 medaglie, soglia che prima dell’edizione del 2022 è stata raggiunta o superata solo due volte (fig. 1): nei campionati europei di Stoccarda del 1986 (esattamente 10 medaglie) e in quelli di Spalato del 1990 (12 medaglie). A Monaco di Baviera nel 2022 abbiamo ottenuto di nuovo 10 medaglie, superando il bottino di ciascuna delle nove edizioni precedenti, per poi salire a quella successiva di Roma 2024 a ben 24 medaglie (di cui 11 d’oro) e confermarci nell’edizione più recente con 22 medaglie. 

Naturalmente il confronto nel tempo sconta diversi elementi di eterogeneità tra i quali forse il più importante è dovuto al cambiamento nel numero di specialità previste. Rimane però il fatto che il numero di medaglie nelle ultime due edizioni è più che raddoppiato rispetto al passato e che per la prima volta nel 2024 l’Italia è risultata prima sia nella classifica a punti (il migliore risultato precedente era stato il terzo posto di Monaco 2022) sia nel medagliere (dove al massimo eravamo arrivati quarti a Praga 1978 e a Spalato 1990), successi entrambi bissati nella recentissima edizione di Birmingham del 2026. 

Di sicuro sono molteplici i fattori alla base di questi successi che potrebbero trarre origine, ad esempio, da decisioni federali e dalle azioni delle società sportive realizzatesi in un passato più o meno recente. Lascio agli esperti del settore una disamina attenta delle cause di questo importante successo che ci rende tutti estremamente orgogliosi e che probabilmente sta avvicinando diversi giovani alle discipline dell’atletica leggera.

Il contributo degli atleti con background migratorio

Va senza dubbio notato però come una parte delle vittorie sportive per le quali abbiamo gioito è dovuta ad atleti italiani con background migratorio. Il richiamo alle origini delle persone coinvolte nei fatti di cronaca è un modo di fare consolidato, che spesso sembra fatto, anche involontariamente, per rimarcare una distanza o quantomeno un’appartenenza meno forte alla società italiana. In questo caso, mi sembra giusto sottolineare il contributo degli atleti con background migratorio non al fine di fare dei distinguo ma per evidenziare l’apporto positivo che l’immigrazione ha fornito all’evoluzione del movimento sportivo italiano. 

Naturalmente non è facile individuare gli atleti italiani con background migratorio. Abbiamo utilizzato un criterio complesso considerando tali sia quelli nati all’estero, sia quelli nati in Italia con almeno un genitore di cittadinanza o di origine straniera. Le informazioni sull’origine familiare non sono puntuali derivando a volte da fonti giornalistiche, inoltre sono considerati con background migratorio anche i figli adottivi con genitori naturali stranieri (adozioni internazionali). Più attendibili sono i dati desumibili dalle schede della Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL). Alla luce di queste considerazioni è chiaro che rimane un certo margine di errore.

Non di meno i dati sembrano estremamente interessanti. Fino all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso non c’erano agli europei di atletica leggera medagliati italiani con background migratorio (fig. 2), se si eccettua il caso al limite di Eddy Ottoz (nato in Francia da padre valdostano e madre francese) che ha vinto la medaglia d’oro nei 110 metri a ostacoli nel 1966 a Budapest e nel 1969 ad Atene. Nel corso degli anni ’90 è invece Fiona May, nata nel Regno Unito da genitori di origine giamaicana, a vincere nel salto in lungo la medaglia di bronzo nel 1994 a Helsinki e quella d’argento nel 1998 a Budapest. 

È negli ultimi 10 anni che il numero di medaglie assegnate ad atleti con background migratorio si accresce sensibilmente. Sono 3 ad Amsterdam 2016, 5 a Berlino 2018 e a Monaco di Baviera 2022, diventano 12 a Roma 2024 e 9 a Birmingham 2026. Di fatto il numero di medaglie vinte da atleti italiani con background migratorio nei campionati europei di atletica leggera svoltisi dal 1946 al 2026 sono all’incirca 40 di cui l’80% negli ultimi 10 anni, periodo nel quale circa la metà del totale delle medaglie conquistate vede coinvolti atleti italiani con background migratorio. Tra l’altro, mentre nei rari casi del passato si trattava di atleti figli di coppie miste o di atleti diventati italiani per matrimonio, la realtà più recente vede una forte partecipazione di atleti discendenti di migranti, cioè giovani di seconda generazione o delle generazioni decimali.

Solo per una parte dei 130 atleti della squadra italiana comunicata dalla FIDAL per gli europei di Birmingham (69 uomini e 61 donne) è stato possibile identificare un background migratorio, visto che in molti casi mancavano le informazioni necessarie. Il numero quindi ottenuto può essere probabilmente considerato come un valore di minimo: sono almeno 31 gli atleti italiani nati all’estero o con documentata origine/cittadinanza non italiana di almeno uno dei genitori ad aver fatto parte della nostra spedizione in terra inglese. Si tratta almeno del 24% dell’intera spedizione, una proporzione senza dubbio significativa probabilmente superiore alla quota dei giovani con background migratorio tra i 15 e i 35 anni residenti in Italia. Linfa vitale per la promozione del movimento sportivo italiano, come osservato anche alle olimpiadi e ai mondiali. 

Conclusioni: l’Atletica leggera non è un caso a sé 

Il contributo degli atleti con background migratorio è linfa vitale non solo per la federazione dell’atletica leggera ma anche per tutte le altre federazioni e per le altre attività sportive. Senza passare in rassegna le diverse discipline, basta fare mente locale sui nostri atleti di punta in alcuni dei più seguiti sport di squadra per rendersi conto del loro contributo alla causa dello sport italiano. I ragazzi e i giovani con background migratorio rappresentano una preziosa risorsa aggiuntiva capace di stimolare e rendere più competitivo l’intero movimento. Questo è quanto sembra emergere dalla storia dell’atletica leggera italiana, ma anche di quella di altri paesi di immigrazione. 

Il rimando all’origine delle persone o non va utilizzato mai o va utilizzato sempre, evitando di farne uso solo nel caso di comportamenti negativi, per etichettare le persone. Se proprio si vuole richiamare l’origine degli individui, facciamolo anche per comportamenti positivi, e quelli sportivi sono sicuramente tra gli eventi che fanno più notizia. Sarebbe poi opportuno provare a favorire la promozione sportiva dei più giovani rimuovendo gli ostacoli alla partecipazione, ostacoli che, ad esempio, hanno impedito ai giovani atleti, per lo più di origine africana, della squadra Tam Tam Basketball di Castel Volturno di accedere alla serie superiore (per un approfondimento ci vedano le conclusioni di Strozza, Conti e Tucci, 2021).

PDFSTAMPA

Condividi questo articolo

Sostieni Neodemos


Cara Lettrice e caro Lettore, fare buona e seria divulgazione è il mestiere che esercitiamo da 15 anni con impegno e entusiasmo e, ci dicono, con autorevolezza. Dacci una mano a fare il nostro lavoro e rafforza la nostra indipendenza con un contributo, anche piccolo. Ci aiuterà a sostenere i costi di Neodemos, e ci incoraggerà a far meglio.

Grazie!

Iscriviti alla nostra newsletter


Due volta la settimana, riceverai una email che ti segnalerà i nostri aggiornamenti


Leggi l'informativa completa per sapere come trattiamo i tuoi dati. Puoi cambiare idea quando vuoi: ogni newsletter che riceverai avrà al suo interno il link per disiscriverti.

Potrebbero interessarti anche