Che legame c’è tra fiducia nelle istituzioni e benessere soggettivo di italiani e stranieri? Per Martina Bodo, Angela Paparusso ed Elena Ambrosetti la risposta è chiara: più ci fidiamo delle istituzioni, più tendiamo a sentirci soddisfatti della nostra vita, e questo è ancora più vero per gli stranieri.
Tradizionalmente, il benessere di un Paese è raccontato attraverso i numeri dell’economia: crescita del PIL, consumi, inflazione. Indicatori fondamentali, ma oggettivi, che quindi non sempre riflettono come le persone percepiscono la propria vita. Così, negli ultimi anni, si è affermata una prospettiva diversa, che mette al centro gli individui. Spesso si parte da una domanda tanto semplice quanto significativa: “Quanto sei soddisfatto dalla tua vita nel complesso?”, a cui ciascuno risponde riflettendo su sé stesso, sui propri bisogni e sulle proprie aspettative. Questo sguardo al benessere soggettivo è particolarmente prezioso quando si analizzano gruppi socialmente più vulnerabili. Tra questi, gli immigrati, che devono adattarsi a un nuovo contesto, (ri)costruendo reti sociali e confrontandosi con barriere linguistiche e culturali (Tegegne e Glanville, 2019). Non sorprende quindi che, rispetto ai nativi, riportino livelli di soddisfazione mediamente più bassi: segnale di quanto l’esperienza migratoria possa influire sulla percezione della propria vita.
Il ruolo della fiducia nelle istituzioni
Tra i fattori che contribuiscono al benessere soggettivo, la fiducia nelle istituzioni occupa un ruolo centrale. Quando le persone percepiscono che le istituzioni funzionano e agiscono in modo corretto, tendono a sentirsi più protette e valorizzate. Al contrario, una sfiducia diffusa può generare frustrazione, distacco e un senso di impotenza rispetto al proprio futuro.
Non a caso, diverse ricerche dimostrano che nei Paesi dove la fiducia nelle istituzioni è più alta, anche i livelli medi di soddisfazione tendono a essere maggiori (Röder e Mühlau, 2012). Per gli immigrati, questo rapporto è complesso e non lineare. All’arrivo in un nuovo Paese, la fiducia nelle istituzioni è spesso elevata, poiché ci si confronta spesso con un contesto percepito come più sicuro e più stabile di quello lasciato alle spalle. Questo ottimismo iniziale, noto come “effetto luna di miele”, tende però a ridursi nel tempo, avvicinando le percezioni degli immigrati a quelle dei cittadini nativi attraverso processi di adattamento culturale.
L’Italia: un caso particolare
Negli ultimi quarant’anni, l’Italia è diventata un Paese di immigrazione, con gli stranieri che oggi rappresentano circa il 9-10% della popolazione (ISTAT 2025; Fondazione ISMU 2025). Sul piano istituzionale, l’Italia presenta da tempo livelli di fiducia più bassi rispetto ad altre democrazie europee, complici anche i frequenti cambi di governo. Nonostante ciò, anche in Italia gli stranieri mostrano maggiore fiducia nelle istituzioni rispetto ai nativi, probabilmente per una minore consapevolezza della volatilità della politica italiana (ISTAT 2022). In questa cornice, il nostro studio contribuisce ad ampliare la conoscenza del rapporto tra fiducia nelle istituzioni e soddisfazione per la vita, adottando una prospettiva comparata tra italiani e stranieri.
Per comprendere come fiducia istituzionale e benessere soggettivo si intreccino nel contesto italiano, abbiamo utilizzato i dati ISTAT dell’indagine “Aspetti della Vita Quotidiana” (AVQ, 2015-2021). Il campione, rappresentativo della popolazione residente, comprende oltre 260 mila persone di 14 anni e più.
La soddisfazione per la vita è misurata su una scala da 0 a 10. La fiducia istituzionale è stata invece costruita come indice medio basato sulla fiducia espressa verso Parlamento, governo, partiti politici, sistema giudiziario e forze dell’ordine. Abbiamo tenuto conto anche di fattori sociodemografici e del capitale umano e abbiamo incluso una variabile macro per rilevare i cambiamenti di governo intervenuti nel periodo considerato. Infine, per distinguere tra cittadini italiani e stranieri, abbiamo utilizzato la cittadinanza come proxy del background migratorio, visto che l’indagine non fornisce informazioni sul paese di nascita e che le naturalizzazioni in Italia restano ancora relativamente contenute (2,35% nel 2021).
Più c’è fiducia, più siamo soddisfatti
Tra il 2015 e il 2021, la soddisfazione per la vita in Italia mostra differenze complessivamente modeste tra italiani e stranieri: i primi riportano in media livelli leggermente più alti (7,05 contro 6,97), con un divario che tende ad annullarisi nel tempo (Fig. 1). Se però la distanza nella soddisfazione appare contenuta, il quadro cambia quando si considera la fiducia istituzionale: all’inizio del periodo, nel 2015, gli stranieri mostrano infatti livelli medi di fiducia sensibilmente più elevati rispetto agli italiani (4,6 contro 3,9), un divario che si mantiene nel corso degli anni (Fig. 2).

I modelli multivariati confermano il ruolo cruciale della fiducia istituzionale nel determinare la soddisfazione per la vita: un aumento di un punto nell’indice di fiducia si associa a un incremento di soddisfazione pari a 0,12 tra gli italiani e 0,14 tra gli stranieri. Sulla base di questo risultato, abbiamo deciso di includere un termine di interazione tra cittadinanza e fiducia istituzionale per verificare se l’effetto della fiducia sul benessere soggettivo differisse in base allo status di cittadinanza. I risultati del modello completo confermano questa ipotesi, mostrando che per i cittadini stranieri la fiducia nelle istituzioni ha un ruolo di mediazione nel determinare il loro benessere.
Infine, è importante sottolineare come anche i cambiamenti di governo contribuiscono a modellare il benessere soggettivo, risultando associati a un aumento della soddisfazione per la vita. Tra gli italiani l’effetto è modesto (0,06), mentre per gli stranieri l’associazione è più che doppia (0,13), suggerendo una maggiore sensibilità di chi non possiede la cittadinanza italiana agli eventi politico-istituzionali del Paese di residenza.
Quali implicazioni politiche
Nel complesso, lo studio offre una lettura aggiornata e approfondita delle dinamiche tra fiducia e benessere in Italia. In un Paese caratterizzato da un’immigrazione ormai strutturale ma al contempo da frequenti cambi di governo, riteniamo che rafforzare la fiducia nelle istituzioni favorisca non soltanto la coesione sociale e l’integrazione, ma contribuisce a far sentire più soddisfatti i cittadini. Riteniamo così di aver gettato le basi per politiche più mirate ed efficaci.
Per saperne di più
Bodo, M., Paparusso, A., & Ambrosetti, E. (2025). Exploring the Nexus Between Life Satisfaction and Institutional Trust: Evidence From Italian and Foreign Citizens. Population, Space and Place, 31(8), e70120.
Fondazione ISMU. 2025. Trentesimo rapporto sulle migrazioni 2024. Franco Angeli.
ISTAT. 2022. La fiducia delle istituzioni del Paese. Statistiche Today.
ISTAT. 2025. Online Dabatase. ISTAT.
Röder, A., & Mühlau, P. (2012). Low expectations or different evaluations: what explains immigrants’ high levels of trust in host-country institutions?. Journal of Ethnic and Migration Studies, 38(5), 777-792.
Tegegne, M. A., & Glanville, J. L. (2019). The immigrant-native gap in subjective well-being in Western European countries: Assessing the role of social capital. International Migration Review, 53(2), 458-485.
La ricerca è stata sostenuta dal progetto PRIN “The subjective well-being of immigrants and natives: Italy in the European context (WELL-MIG)” [2022CHTHEF], finanziata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dall’Unione Europea – Next Generation EU.
