Molto di quel che abbiamo a lungo dato per scontato riguardo alla pensione (il sogno di una quiescenza lunga e agiata, per esempio) non è più vero già oggi, e ancor meno lo sarà in futuro. In parte perché è cambiata la realtà economico-demografica del Paese e in parte perché gli agi del passato sono derivati da una congiuntura eccezionalmente favorevole, ma irripetibile. Che però, sostiene Gustavo De santis, ha distorto la nostra visione della realtà previdenziale
Il sistema previdenziale italiano sta purtroppo scricchiolando. In parte perché l’economia ristagna, e non permette, con l’allargamento della base, di ridurre il peso relativo del carico pensionistico rispetto al Pil, attualmente pari quasi al 16% (il più alto del mondo: la media europea al 2022 era al 12%, Eurostat 2025). In parte perché il Paese sta rapidamente invecchiando: al 2024, la quota di ultrasessantacinquenni sul totale della popolazione era pari al 25%, la quarta più alta nel mondo (World Bank 2025), e il valore è in crescita. Come dappertutto, direte voi. Sì, ma da noi la crescita è più rapida che altrove, per la bassissima fecondità, la lunga sopravvivenza e la (poco lungimirante) politica di chiusura alle immigrazioni. In parte, infine, nonostante le provvidenziali correzioni di rotta delle riforme Dini prima (1995) e Fornero poi (2011), perché ancora soffriamo delle distorsioni di un passato in cui si credeva che al sistema previdenziale fosse lecito chiedere tutto: pensioni anticipate, generose, slegate dai contributi versati, e usabili per correggere ogni vera o presunta precedente “iniquità”: disoccupazione, precariato, lavoro domestico non altrimenti riconosciuto e altro ancora.
Forma (de)mentis
Ma il macigno più grosso che pesa sul sistema è forse quello che deriva dal “lascito intellettuale” del sistema precedente (pre-Dini), che si riflette nel sentire comunque su ciò che “ci è dovuto” dal sistema, e che si riflette, ad esempio, nella riottosità all’adeguamento automatico dell’età pensionabile al crescere della durata media della vita (Balduzzi 2025). In definitiva, il grosso del pubblico (e, temo, anche dei politici – al governo e all’opposizione) non ha capito come davvero funziona un sistema previdenziale a ripartizione, e cosa quindi è lecito attendersi da esso, e se (e come e quando) è opportuno intervenire per modificarlo. Ne parlo diffusamente in un libro appena pubblicato (De Santis 2025). La prima parte è dedicata ai sistemi a capitalizzazione (da adulti si risparmia e si accumula un capitale che poi da anziani si utilizza poco per volta) perché è così che è nata l’idea delle pensioni ed è così che tutti noi ragioniamo quando pensiamo a “quanto ci toccherà”.
Ma la realtà, in Italia e praticamente in tutto il mondo, è diversa: il sistema è a ripartizione, e ciò che gli adulti pagano in contributi viene non “risparmiato”, ma immediatamente utilizzato per pagare le pensioni a chi è anziano, con la speranza che, in futuro, agli adulti di oggi, divenuti anziani, possano pensare gli adulti del futuro, che poi sono quelli che oggi sono giovani o addirittura devono ancora nascere. Per molti aspetti, i due sistemi sono simili (v. ad es. Barr 2002), ed esiste anche una versione del sistema a ripartizione che sfrutta questa somiglianza per ricreare, in ripartizione, una “quasi-capitalizzazione”: si tratta del sistema a capitalizzazione virtuale (o, in inglese, NDC “notional defined contribution”), che noi conosciamo come sistema Dini-Fornero. Del sistema NDC, a dirla tutta, esistono numerose varianti, e la versione italiana non è probabilmente la migliore (Gronchi 2023), ma non entriamo ora in questi aspetti un po’ tecnici, per i quali rimando i lettori interessati al volume citato (De Santis 2025).
Si può far meglio?
Il testo serve soprattutto a presentare, in maniera organica, una proposta di riforma del sistema previdenziale addirittura migliore della miglior versione NDC (beh, a mio giudizio, ovviamente), perché:
1) costringe il decisore politico a esplicitare le sue scelte sulle variabili chiave del sistema (ad esempio quanto presto andare in pensione, quanto prendere di pensione e quanto pagare in contributi), ma all’interno di un meccanismo che
2) garantisce sempre e comunque il pareggio di bilancio (per l’INPS, entrate = uscite), e
3) chiarisce senza ambiguità quale peso si vuol dare all’equità attuariale (la chiave di volta del sistema NDC) e quale invece alla redistribuzione (aspetto anch’esso importante, ma praticamente ignorato dal sistema NDC).
Come fare a ottenere tutto ciò è troppo lungo da spiegare qui (e poi non vorrei spoilerarvi il capitolo finale del volume), ma i nostri lettori più affezionati ricorderanno forse che le idee di base le ho già espresse su Neodemos nel corso di questi ultimi anni (es. De Santis 2025a,b)
Quattro idee, a titolo di esempio
Accenno qui solo a quattro idee che mi paiono degne di attenzione, non tutte necessariamente legate alla riforma suggerita nel testo: alcune, infatti, sarebbero adottabili anche in molti dei sistemi vigenti (in Italia e anche all’estero).
1) Condivisione dei contributi
Si lamenta spesso, e con ragione, che, in un sistema che punta all’equità attuariale (tanto ricevi in pensione quanto hai dato in contributi) chi ha una carriera discontinua, o ostacolata da impegni familiari, risulterà penalizzato anche in età anziana. Un primo rimedio? Dare alle coppie il diritto (o forse l’obbligo?) di contare i contributi come se fossero versati al 50% da ognuno dei due partner. La pensione individuale che così si forma risentirà in maniera solo attenuata delle fasi della vita adulta passate (parzialmente) fuori dal mercato del lavoro da uno (o una) dei due.
2) Semipensione
Si potrebbe prevedere non una sola soglia di età pensionabile (es. 67 anni), ma due, una un po’ prima e una un po’ dopo l’età pensionabile di riferimento: es. 66 e 68 anni. Nel periodo compreso tra queste due nuove soglie si riceve una pensione che è pari alla metà del valore “normale”. Lo scopo è favorire, senza imporlo, un periodo di passaggio graduale alla pensione, in cui si possa, ad esempio, lavorare part time, a mezzo stipendio, integrando il minor reddito con la mezza pensione cui si comincia a avere diritto.
3) Trasferimenti anche ai giovani
I sistemi previdenziali tradizionali trasferiscono soldi solo “in avanti”, dagli adulti agli anziani. Ma potrebbero, in teoria, farlo anche “all’indietro”, trasferendo un po’ risorse anche ai giovanissimi, non ancora in età da lavoro (tramite le loro famiglie, ovviamente). Vantaggi? Stimolo alla fecondità (che lo stesso sistema previdenziale scoraggia) e attenuazione degli effetti perversi che le oscillazioni demografiche causano sui sistemi a ripartizione (per il meccanismo dei guadagni e delle perdite “in conto quasi capitale”, come si suol dire: per i dettagli rimando ancora una volta al mio testo). Svantaggi? Aumento tendenziale dell’aliquota contributiva e/o abbassamento del valor medio della pensione. In pratica, una variante molto difficile e costosa da introdurre, ma, una volta adottata (se mai ciò avvenisse), benefica nel lungo periodo.
4) Maggioranze qualificate richieste per modifiche a leggi previdenziali
Nei sistemi a ripartizione è molto facile (e politicamente pagante) proporre modifiche che favoriscono i presenti a danno delle generazioni future, che tanto non votano, ma pagheranno il conto. Il meccanismo perverso può essere arginato (pur se non eliminato) in due modi: imponendo la sostenibilità (idealmente, all’infinito) di ogni vecchia e nuova legge previdenziale e richiedere maggioranza qualificate per la sua modifica. Le “furbate elettorali”, pur se ancora possibili, si rivelerebbero però di più difficile attuazione.
Per saperne di più
Balduzzi P. (2025) Le pensioni in Italia nel XXIV rapporto Inps.
Barr, N. (2002) Reforming pensions: Myths, truths, and policy choices, International Social Security Review, 55(2): 3–36.
De Santis G. (2025) Nati con la pensione, Il Mulino, Bologna.
De Santis G. (2025a) Threshold ages and automatic adjustment mechanisms in PAYGO pension systems, Neodemos.
De Santis G. (2025b) Introducing child benefits in pension systems: rationale, pros and cons, Neodemos.
Eurostat (2025) Social protection statistics – pension expenditure and pension beneficiaries.
Gronchi S. (2023) Pensioni contributive: i nuovi coefficienti e la farsa del “tasso di sconto”, Lavoce.info.
World Bank (2025) Population ages 65 and above.