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Donne immigrate e politica. Prime riflessioni sul caso italiano

Una delle dimensioni essenziali dell’integrazione degli immigrati è rappresentata dalla partecipazione politica. Il sistema politico italiano, a causa di un regime di cittadinanza restrittivo, limita la partecipazione politica formale, che è legata al possesso della cittadinanza del paese di residenza. Nella loro analisi, Rosa Gatti, Alessio Buonomo e Salvatore Strozza si concentrano sulle differenze nei livelli di interesse e partecipazione politica degli immigrati residenti in Italia in base al genere, facendo così luce su di un aspetto finora ampiamente trascurato. Anche se doppiamente svantaggiate, le donne immigrate sono soggetti politicamente attivi, che a determinate condizioni possono anche mostrare livelli di partecipazione elevati.

Nonostante la crescente stabilità della presenza immigrata in Italia, il sistema politico italiano attualmente appare fortemente restrittivo e incapace di accogliere pienamente la richiesta di integrazione della popolazione immigrata residente. Dal momento che la partecipazione politica formale è legata al possesso della cittadinanza del paese di residenza, i cittadini stranieri nella maggior parte dei casi ne rimangono esclusi. Essi possono prendere parte soltanto a quelle forme di partecipazione politica non collegate alla cittadinanza legale, come proteste, manifestazioni, sit-in, scioperi della fame, boicottaggi, e così via. E anche in questi casi, non tutti sono in grado di partecipare allo stesso livello. Infatti, diversi aspetti legati alla posizione sociale degli individui, come il genere, la provenienza, la classe sociale, l’età, l’istruzione, la condizione occupazionale e l’orientamento sessuale, possono rappresentare fonti di disuguaglianza partecipativa. Da studi precedenti è emerso che coloro che si trovano in posizioni sociali più vantaggiose – maschi, autoctoni, persone più ricche e istruite – sono più attivi in politica. Con particolare riferimento alle donne, è stato osservato che, quando genere e background migratorio si intersecano, il divario di partecipazione si allarga, creando un vero e proprio baratro partecipativo.

L’impegno politico delle donne immigrate in Italia

Nonostante la rilevanza delle migrazioni femminili nella nostra penisola, raramente l’impegno politico delle donne immigrate è stato al centro della letteratura scientifica. Eppure, nel caso delle donne migranti, spesso impiegate come collaboratrici domestiche e badanti, i benefici dell’impegno politico nel paese di residenza sono potenzialmente ancora più rilevanti riducendo le conseguenze negative della segregazione lavorativa con esiti positivi per il benessere.

Pochi studi quantitativi avevano analizzato le determinanti dell’impegno politico degli immigrati in Italia (Ortensi e Riniolo 2020; Gatti et al. 2022), ma nessuno lo aveva fatto finora in termini di differenze di genere. Il tema è stato di recente affrontato (Gatti et al. 2023) sulla base dei dati riferiti al 2011-2012 provenienti dall’indagine ISTAT “Condizione e Integrazione Sociale dei Cittadini Stranieri”, concentrandosi su un campione di 16.851 cittadini stranieri alla nascita (di cui il 55,7% donne) di 15 anni e più.

L’impegno politico è stato misurato attraverso due dimensioni: l’interesse politico (se il rispondente ha dichiarato di interessarsi alla politica italiana) e la partecipazione politica extra-elettorale. Per valutare le differenze di genere negli atteggiamenti e comportamenti politici degli immigrati in Italia si è fatto ricorso a modelli di regressione logistica, esaminando separatamente le due variabili dipendenti che compongono l’impegno politico (tab. 1). I risultati delle analisi hanno confermato quanto atteso. Controllando le variabili strutturali, i risultati hanno mostrato che le donne hanno una propensione significativamente inferiore a impegnarsi nella politica italiana rispetto agli uomini. Questo effetto negativo non è scomparso con l’introduzione di altre variabili nei modelli successivi. In tutte le analisi, le donne immigrate sono meno interessate e hanno livelli di partecipazione inferiori rispetto agli uomini.

Differenze nell’impegno politico all’intersezione tra genere e paese di origine

L’interesse e la partecipazione politica variano in modo significativo a seconda del paese di origine dei migranti (tab. 2), con differenze non trascurabili che emergono dall’intersezione tra genere e paese di origine. In generale, sembra esserci una netta distinzione basata sulla vicinanza geografica e culturale dei diversi gruppi: gli esteuropei e i latinoamericani sono più interessati alle vicende politiche italiane rispetto agli asiatici e agli africani della regione sub-sahariana. Nel caso delle immigrate, l’interesse per la politica italiana è apparso più elevato in quei gruppi nazionali in cui è rilevante il ruolo della donna come primo migrante e capofamiglia, mentre è più basso in quei gruppi in cui la componente femminile migra principalmente per motivi familiari. Questo risultato è probabilmente legato, da un lato, al ruolo positivo che la migrazione autonoma per lavoro di donne provenienti da alcune aree di origine può avere in termini di coinvolgimento politico e, dall’altro, al ruolo negativo giocato dal carico familiare delle donne arrivate per ricongiungimento.

Il doppio svantaggio delle donne immigrate. Come compensarlo?

Precedenti studi su donne e politica hanno evidenziato che le variabili familiari rappresentano un ostacolo all’impegno politico più per le donne che per gli uomini. Le analisi condotte confermano questo svantaggio anche nel caso delle donne immigrate in Italia. In base ai risultati, sembrerebbe che le variabili familiari inibiscano la probabilità di impegnarsi in politica solo nel caso delle donne; viceversa, nel caso degli uomini esse giocano un ruolo piuttosto trascurabile. Questo esito della ricerca fa luce su un aspetto finora non indagato nella letteratura riguardante la partecipazione politica dei migranti. Questa condizione di doppio svantaggio delle donne è sicuramente legata alla diseguale distribuzione del lavoro di cura all’interno della coppia e della famiglia a sfavore delle donne, anche nel caso dei migranti. In altre parole, sono le donne a portare il carico maggiore della cura della famiglia amplificando così il loro svantaggio nell’impegno politico. I risultati emersi dalla ricerca evidenziano per la prima volta che tale condizione di svantaggio vale anche, se non soprattutto, nel caso delle donne di origine immigrata.

Inoltre, i risultati mostrano che l’appartenenza e la partecipazione ad associazioni aumenta la probabilità di impegno politico delle donne migranti, non solo marcando la differenza tra le donne che partecipano alle organizzazioni e quelle che non vi partecipano, ma che il capitale sociale sviluppato in esse permette alle donne coinvolte nelle organizzazioni di superare i livelli di impegno politico degli uomini che non vi partecipano. I risultati delle analisi evidenziano, dunque, il ruolo cruciale del capitale sociale sviluppato all’interno delle organizzazioni e associazioni nel promuovere l’impegno politico, agendo come risorsa alternativa capace di compensare la mancanza di altre risorse che tradizionalmente sostengono la partecipazione politica e di ridurre lo svantaggio (Gatti et al. 2023).

Per evitare che le donne rinuncino alla possibilità di partecipare alla vita politica, sarebbe necessario intervenire con azioni volte a ridurre l’asimmetria e bilanciare i ruoli di genere, favorendo una distribuzione più equa delle responsabilità e del carico di cura all’interno della famiglia e a favorire la vita sociale e associativa come luogo in cui sviluppare il capitale partecipativo, anche di natura politica. Si tratta di azioni che più in generale sarebbe necessario introdurre nella società italiana per consentire rispettivamente la conciliazione tra i tempi e i ruoli interni ed esterni alla famiglia – migrante e non migrante – e per promuovere l’integrazione sociale e politica dei migranti e dei loro discendenti.

Per saperne di più

Gatti R., Buonomo A., Strozza S. (2022), “La partecipazione politica delle donne immigrate in Italia: un’analisi intersezionale quantitativa”, Culture e Studi del Sociale, 7(2), 193-214. 

Gatti R., Buonomo A., Strozza S. (2023), “Immigrants’ political engagement: gender differences in political attitudes and behaviours among immigrants in Italy”, Quality & Quantity, 1-25.

Ortensi L. E., Riniolo V. (2020), “Do migrants get involved in politics? Levels, forms and drivers of migrant political participation in Italy”, Journal of International Migration and Integration, 21, 133-153.

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