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Uscita dalla famiglia di origine e vulnerabilità economica tra i giovani

Utilizzando i dati dell’indagine ISTAT “Famiglie e soggetti sociali”, Silvia Meggiolaro e Fausta Ongaro mostrano che la vulnerabilità economica ha un ruolo diverso sulla propensione a uscire dalla famiglia di origine a seconda dei motivi dell’uscita. Inoltre, per gli uomini delle generazioni più giovani che escono per motivi diversi da un’unione (lavoro, studio, o altro), il ruolo della vulnerabilità economica è sempre meno rilevante nel ritardare l’uscita. 

I giovani italiani in un contesto di trasformazione 

In Europa, l’Italia è uno dei paesi con una delle più alte età medie dei giovani all’uscita dalla famiglia di origine. Inoltre, in Italia, non solo i giovani escono più tardi, ma escono soprattutto per motivi legati alla formazione di un’unione. Alla base di questa tendenza, che viene confermata anche dai dati più recenti1, c’è un intreccio di fattori culturali e istituzionali, che finisce per delegare alla famiglia di origine il ruolo di supportare i giovani nel raggiungimento dell’autonomia residenziale. 

Se è vero che questo è il contesto italiano in cui sono cresciute tutte le generazioni di giovani, è tuttavia vero che i nati negli ultimi vent’anni del secolo scorso (i cosiddetti Millennials) hanno vissuto la loro giovinezza in un periodo di grandi trasformazioni che può aver modificato le loro modalità di uscita dalla famiglia rispetto a chi li ha preceduti. Costoro hanno sperimentato un quadro di prolungata debolezza del mercato del lavoro, caratterizzato, prima, dalle riforme legate alla deregolamentazione del mercato del lavoro degli anni ‘90, e poi dalle conseguenze della crisi economica del 2008-2013 e della successiva crisi del debito sovrano del 2013-2015. Questa situazione ha aumentato la vulnerabilità economica dei giovani e, la mancata autonomia economica ritarda i passaggi che scandiscono la transizione allo stato adulto (si vedano, ad esempio, Bertolini et al. 2017).  I Millennials sono quindi candidati a sperimentare un’ulteriore importante posticipazione dell’uscita dalla famiglia. D’altra parte, non si può escludere che proprio la persistente e diffusa situazione di vulnerabilità economica in cui sono cresciuti potrebbe essere percepita come meno vincolante e rischiosa per scelte legate all’autonomia residenziale, rispetto a coorti precedenti, abituate a contesti lavorativi più stabili. I Millennials sono anche le prime generazioni che sono state più diffusamente esposte a sollecitazioni culturali e a cambiamenti comportamentali (si pensi alla diffusione delle convivenze e ai processi di globalizzazione della cultura giovanile) che più o meno indirettamente possono aver influenzato le modalità di uscita dalla famiglia di origine, rendendola meno tardiva e più simile a quella che si osserva negli altri paesi europei rispetto alle generazioni precedenti. 

Tempi e modalità di uscita dalle famiglie di origine 

I dati (del 2009 e del 2016) dell’Indagine Multiscopo Istat ‘Famiglie e Soggetti Sociali’ permettono di esaminare l’età e il motivo della (prima) uscita dalla famiglia di origine per gli individui che al momento dell’intervista avevano sperimentato questo evento. In particolare, considerando le persone che al momento dell’intervista hanno fra i 20 e i 44 anni, è possibile confrontare le modalità di uscita dalla famiglia dei Millennials (nati tra il 1980 e il 1996) con quanti sono nati una quindicina d’anni prima (1965-79). L’autonomia residenziale viene raggiunta in modi e tempi diversi per uomini e donne (Tabella 1): gli uomini usciti dalla famiglia di origine sono in percentuale più bassa rispetto alle donne, e mentre le donne sono uscite soprattutto per vivere con un partner, gli uomini sono usciti all’incirca nelle stesse proporzioni per motivi legati alla formazione di un’unione e per altri motivi; fra questi altri motivi, per gli uomini prevale soprattutto il lavoro, per le donne soprattutto lo studio. 

Questi dati suggeriscono la necessità di esaminare le differenze fra i Millennials e le generazioni precedenti, considerando non solo i tempi in cui si raggiunge l’autonomia residenziale, ma anche il motivo. 

Le figure 1 e 2 (che utilizzano gli stessi dati) distinguono tra le uscite per formare un’unione e le uscite per altri motivi, suggerendo importanti cambiamenti tra le generazioni. I Millennials escono di casa per vivere con un partner più tardi delle generazioni precedenti (figura 1): ad esempio, a 30 anni, il 39% degli uomini nati fra il 1965 e il 1979 aveva già lasciato la famiglia di origine per formare un’unione; a parità di età la percentuale fra i Millennials è del 30%, e risultati simili si osservano per le donne (65% vs 57%). All’opposto, soprattutto fra le donne, le generazioni dei Millennials escono prima dalla famiglia di origine per motivi non connessi alla formazione di un’unione (figura 2)

Il ruolo della vulnerabilità economica

In che modo incide la vulnerabilità economica su questi comportamenti? Analisi più dettagliate, mirate a isolare i fattori che concorrono a influire sulla propensione a uscire dalla famiglia mostrano che la vulnerabilità economica svolge un ruolo diverso a seconda delle ragioni per cui si esce. Nel caso di uscite per unione, gli uomini che sperimentano incertezza economica rispetto al futuro (lavoro a tempo determinato o autonomo) – e più ancora quelli che non percepiscono reddito da lavoro – sono fortemente penalizzati rispetto a chi ha un reddito da lavoro a tempo indeterminato. Per le donne, invece, l’uscita per unione non sembra essere particolarmente influenzata dalla condizione occupazionale (salvo un debole effetto depressivo del lavoro a tempo determinato). È il modello male breadwinner (in cui spetta all’uomo il ruolo di colui che si occupa di procurare le risorse per il sostentamento della famiglia) che, valido per i nati tra il 1965-79, sembra persistere anche tra i Millennials, almeno nel caso in cui la formazione della coppia avviene in coincidenza con l’uscita dalla famiglia di origine.

Completamente diverso è invece il ruolo della vulnerabilità economica per quanto riguarda le uscite non connesse alla formazione di un’unione. Tra chi sperimenta episodi di disoccupazione, ma anche posizioni lavorative in proprio, il rischio di uscita diminuisce rispetto a chi ha un’occupazione stabile, ma l’effetto è meno forte per i ragazzi rispetto alle ragazze. All’opposto, situazioni di lavoro precario addirittura aumentano il rischio di uscita: ciò si osserva già tra i nati negli anni 1965-79, ma per gli uomini della generazione dei Millennials questo effetto si accentua ulteriormente.

Alla ricerca di nuove strategie di indipendenza?

In una società dove la vulnerabilità e l’incertezza economica sono una condizione comune, i giovani sembrano – forse anche per l’effetto della diffusione di una cultura giovanile più globalizzata – trovare nuove strategie per uscire dalla famiglia di origine; sarà interessante approfondire quali implicazioni avranno questo tipo di uscite sulla sperimentazione degli altri eventi della transizione allo stato adulto (formazione di una coppia, responsabilità genitoriali). La disoccupazione e l’incertezza economica derivante da occupazioni temporanee continuano però a ritardare l’uscita di casa per formare un’unione.

Note

1  Eurostat – Estimated average age of young people leaving the parental household by sex

Per saperne di più:

Bertolini, S., Bolzoni, M., Ghislieri, C., Goglio, V., Martino, S., Meo, A., Moiso, V., Musumeci, R., Ricucci, R., Torrioni, P.M. (2017). Labour market uncertainty and leaving parental home in Italy. In A. Baranowska-Rataj, S. Bertolini, V. Goglio. ‘Country level analyses of mechanisms and interrelationships between labour market insecurity and autonomy”. EXCEPT Working Paper No. 11, 16-40, Tallin University, Tallin. 

Meggiolaro, S., Ongaro, F. (2022). Leaving Home over the Recent Cohorts in Italy: Does Economic Vulnerability Matter? SocArXiv doi:10.31235/osf.io/9jukf.

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