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I giovani e l’ingresso nel mercato del lavoro: il ruolo del tirocinio extracurricolare

Il tirocinio extracurricolare è uno strumento sempre più diffuso tra i giovani per fare un’esperienza lavorativa. Pare apprezzato anche dai datori di lavoro. Ma è uno strumento efficace per facilitare l’inserimento occupazionale duraturo dei giovani? 

Gli autori presentano ai lettori di Neodemos una ricerca sul tirocinio extracurricolare contenuta nel rapporto Il mercato del lavoro 2019 Una lettura integrata, frutto del lavoro congiunto di Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Istat, Inps, Inail e Anpal.

Il 9 marzo si sarebbe tenuta la presentazione del rapporto Il mercato del lavoro 2019 Una lettura integrata¹, frutto del lavoro congiunto di Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Istat, Inps, Inail e Anpal.

Il Rapporto analizza, tra gli altri temi, anche il ruolo svolto dal tirocinio extracurriculare per facilitare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Negli ultimi anni si riscontra, infatti, un rilevante incremento del numero di esperienze avviate. I beneficiari, in 8 casi su 10, sono giovani fino a 29 anni e per molti di essi si tratta della prima esperienza nel mercato del lavoro

I tirocini: una pratica che si diffonde

A livello nazionale, il numero dei tirocini avviati è passato dai 227 mila del 2014 ai 349 mila del 2018, con una crescita del 53,9%, raggiungendo il numero complessivo, nel quinquennio, di 1 milione e 615 mila.

Anche il numero di individui coinvolti è cresciuto nello stesso periodo, di 119 mila unità (+57,1%), raggiungendo il valore massimo di 347 mila unità nel 2017, per un totale di quasi 1 milione e 160 mila soggetti² nel quinquennio. In media, quindi, ogni individuo ha realizzato nel periodo considerato 1,4 tirocini.

L’esperienza di tirocinio interessa in prevalenza (63,5%) i giovani di 20-29 anni, ma anche una cospicua quota di adulti di 30 anni e oltre (20,7%), che superano i addirittura i 15-19enni (15,8%). Ciò è dovuto sia al fatto che i trentenni appartengono a generazioni molto numerose, sia per perché a questa età è ancora ampia la platea di non occupati alla ricerca di lavoro.

Le imprese che nel periodo hanno avviato un tirocinio sono state quasi 470 mila, impegnate in media ad attivare nei cinque anni 3,5 tirocini ciascuna. Dopo il picco rilevato nel 2015 (oltre 175 mila unità) e un comportamento ondivago nei tre anni successivi, le imprese presentano nel quinquennio una variazione che sfiora il 60%.

Ma è uno strumento efficace?

L’analisi realizzata, riferita ai tirocini di durata superiore a 13 giorni avviati e portati a termine nel quinquennio 2014-2018 (pari a 1.489.783 tirocini), evidenzia che, a 1 mese dalla conclusione dell’esperienza, il tasso di inserimento si attesta al 36,8%. In effetti, il tirocinio si rivela particolarmente efficace a ridosso della conclusione dell’esperienza.

Entro 6 mesi dal termine dell’esperienza, oltre la metà dei tirocini (52,5%) porta ad un inserimento occupazionale, anche se non necessariamente nel luogo di lavoro dove lo si è svolto. L’analisi disaggregata per tipologia di datore di lavoro mette in luce che nel 13,1% dei casi l’assunzione è avvenuta a opera del datore di lavoro ospitante. In questi casi i contratti di lavoro sono nella maggior parte dei casi più stabili: nel 44,5% dei casi si tratta infatti di contratti a tempo indeterminato, nel 27,2% di contratti di apprendistato.

Il tirocinio come prima esperienza nel mercato del lavoro per i giovani 15-29enni

I dati disponibili hanno permesso, tra gli altri, due approfondimenti dedicati ai tirocini che hanno coinvolto i 15-29enni e che, come detto, rappresentano la quota maggioritaria delle esperienze avviate nel quinquennio considerato (anche grazie agli avviamenti nell’ambito del Programma Garanzia Giovani).

Il primo è relativo ai giovani che hanno avuto la prima esperienza nel mercato del lavoro proprio attraverso questo canale. Il secondo riguarda il confronto degli esiti occupazionali dei tirocini che hanno coinvolto 15-29enni alla prima esperienza e giovani della stessa età che avevano già maturato almeno una esperienza di lavoro alle dipendenze o parasubordinato.

Nel quinquennio 2014-2018, i giovani 15-29enni che erano alla prima esperienza sono 3 milioni e 401 mila³. Di questi il 17,5%, pari a 593mila individui, accede al mercato del lavoro attraverso un tirocinio extracurricolare.

In particolare il tirocinio è la modalità di accesso che cresce maggiormente (+3,2%) addirittura in misura più elevata dei contratti a tempo determinato (+1,7%) (che continuano a interessare il 47,8% dei primi ingressi) e di altre formule contrattuali che presuppongono una discontinuità lavorativa più marcata.

Va anche osservato che l’analisi ha consentito di registrare, fra questi primi ingressi avvenuti mediante l’esperienza di tirocinio, che in quasi il 27% dei casi, per lo svolgimento delle attività erano richieste competenze di livello medio alto o alto (15,9% e 11%;), un valore più elevato di quelli registrati per i primi ingressi regolati da altre forme contrattuali come, ad esempio, il tempo indeterminato, il tempo determinato o l’apprendistato, che fanno rilevare un complesso di competenze medio-alte e alte rispettivamente nell’11,8%, 15,3% e 12,8% dei casi.

Infine, se confrontiamo i giovani tirocinanti alla prima esperienza nel mercato del lavoro con i giovani di età corrispondente che avevano maturato almeno una esperienza di lavoro, si osserva che questi ultimi hanno più successo sia per il successivo inserimento al lavoro, sia per la possibilità di essere occupati dallo stesso datore di lavoro presso cui hanno svolto il tirocinio, riuscendo meglio a capitalizzare le esperienze pregresse.

Qualche considerazione conclusiva

L’ampliamento del volume delle esperienze e della platea di soggetti coinvolti può probabilmente essere collegata alla molteplicità degli obiettivi cui il tirocinio risponde, da quelli formativi e di avvicinamento al lavoro a beneficio dell’individuo, a quelli a favore delle imprese che possono avvalersi della disponibilità di forza lavoro a costi contenuti e della messa in atto di articolati processi di selezione e reclutamento del personale.

Il tirocinio sembra mostrare i più importanti effetti positivi, in termini occupazionali, proprio a ridosso della conclusione dell’esperienza, quando evidentemente si capitalizza meglio il reciproco vantaggio (per i giovani e per i datori di lavoro) che ne deriva. Resta ovviamente aperta la necessità di continuare ad operare per far sì che l’esperienza possa dar luogo sempre di più ad un immediato e più stabile inserimento lavorativo per i giovani.

Note

¹Il contributo contiene una sintesi dei dati presentati nel Rapporto, elaborati sulla base delle informazioni contenute nel Sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie (SISCO) del MLPS. Al Rapporto si rimanda anche per gli approfondimenti metodologici.

² Il numero complessivo di tirocini e di individui coinvolti non coincide dato che, nel periodo, una persona può aver svolto più di un tirocinio.

³ I giovani 15-29enni alla prima esperienza nel mercato sono stati individuati procedendo all’estrazione delle informazioni relative alle attivazioni di contratti di lavoro o di tirocinio avvenute nel quinquennio 2014-2018 e isolando gli individui per i quali non risultavano rapporti di lavoro o di tirocinio nei cinque anni precedenti.

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