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La legge 194 del 1978 sull’aborto volontario ha raggiunto i suoi obiettivi?*

quarantanni dalla legge 194 sull’aborto volontario si può fare un bilancio: grazie alla legge, gli aborti clandestini sono drasticamente diminuiti. Tuttavia, come evidenzia Gianpiero Dalla Zuanna nel suo contributo, non è vero che gli aborti sono calati grazie a questa legge.

Si torna a parlare di aborto volontario, e riemerge la contrapposizione fra chi equipara l’aborto all’omicidio e chi mette l’accento sulla libertà di scelta della donna. Conviene ricordare che la legge 194 del 1978 è una legge pragmatica, orientata alla riduzione del danno: i suoi due principali obiettivi erano diminuire gli aborti, creando le condizioni affinché le donne e le coppie fossero accompagnate e sostenute in caso di prosecuzione della gravidanza, e azzerare i rischi per la salute della donna connessi all’aborto clandestino. Dopo quarant’anni, questi due obiettivi sono stati raggiunti o almeno avvicinati?

La riduzione degli aborti c’entra poco con la legge 194

Gli aborti legali in Italia sono fortemente diminuiti: erano 18 per mille donne in età fertile nel 1983, 10 per mille nel 2000 e 6 per mille nel 2016 (85 mila). Oggi l’abortività volontaria in Italia è fra le più basse nei paesi occidentali, anche se per alcune categorie di donne – in particolare le straniere e quelle con più figli – è ancora relativamente elevata. Gli aborti potrebbero essere stati contenuti dall’attività dei consultori pubblici e dei centri privati che incontrano le donne incinte, creando le condizioni per portare a termine la gravidanza. Nel corso del 2017, i 350 Centri del Movimento per la Vita operanti in Italia sono stati contattati da 35 mila donne, e hanno accompagnato alla nascita 8 mila bambini (dati comunicati personalmente dal presidente del Movimento per la Vita Italiano, prof. Gian Luigi Gigli). Nel 2016, nei 1.600 consultori pubblici, su 58 mila colloqui pre-IVG, i certificati effettivamente rilasciati sono stati 38 mila: parte di questa differenza è probabilmente dovuta ad azioni per aiutare la donna “a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza”, come dice la legge 194. Altre 20 mila donne sono poi ritornate al consultorio dopo l’aborto, e anche questa può essere l’occasione per una consulenza contraccettiva, contribuendo ad abbassare le recidive.
L’attività di prevenzione all’aborto dei centri e dei consultori non andrebbe quindi sottovalutata né tanto meno sminuita, anzi andrebbe sostenuta e incrementata. Tuttavia, la vera causa del declino degli aborti è stata la diffusione della contraccezione sicura. Nel 1978 solo il 33% delle donne sessualmente attive utilizzava contraccettivi efficaci (in particolare pillola, spirale e preservativo), mentre oggi sono più del 75%. Nel corso dell’ultimo anno sono state vendute più di mezzo milione di “pillole del giorno dopo o dei cinque giorni dopo”, ora acquistabili dalle maggiorenni senza ricetta, evitando migliaia di gravidanze indesiderate. Sono cambiamenti enormi, ma che hanno poco a che fare con la legge 194.

Sempre meno aborti clandestini

Dove la legge 194 ha invece indubbiamente funzionato, è stato nel ridurre gli aborti clandestini, che – secondo le valutazioni più accreditate – erano 100-200 mila l’anno prima del 1978, e stando alle ultime “eroiche” stime dell’Istat sono oggi poco più di 10 mila l’anno.
Sarebbe strano il contrario, perché oggi in Italia è possibile abortire in sicurezza e riservatezza: il numero di ginecologi non obiettori è all’incirca lo stesso del 1983, ma gli interventi sono appena un terzo rispetto ad allora. Inoltre, i tempi di attesa fra il rilascio della certificazione e l’intervento sono da anni in continua diminuzione. Questa situazione di oggettivo miglioramento non impedisce tuttavia fenomeni di migrazione sanitaria, dovuti anche alla non equilibrata ripartizione territoriale dei medici non obiettori.
Contraccezione moderna (e quindi migliore educazione alla sessualità consapevole) e sempre maggiori aiuti concreti alle donne e alle coppie che debbono affrontare una gravidanza indesiderata. Questa è la ricetta per ridurre ulteriormente il dramma dell’aborto.

*versione estesa di un articolo pubblicato sui quotidiani veneti del gruppo GEDI il 13 ottobre 2018

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