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Rendimento a scuola: quanto penalizza essere stranieri? Un’indagine nella provincia di Pisa

I grandi flussi di immigrazione iniziati dopo gli anni ottanta stanno trasformando l’Italia in una società multietnica. Nell’attuale fase storica in cui, a causa della persistente crisi economica e dei conflitti internazionali, l’intolleranza e l’integralismo stanno aumentando è prioritario promuovere un’efficace interazione tra differenti culture, in un quadro di reciproco rispetto. In questa prospettiva, la scuola può giocare un ruolo fondamentale contrastando le discriminazioni contro i nati stranieri, attraverso il contenimento delle disuguaglianze nell’istruzione, come premessa per ridurre le frustrazioni e l’emarginazione ed alimentare un’armonia sociale e culturale.

Carriere di successo: cittadinanza e titolo di studio dei genitori

Per avere qualche elemento di valutazione sulla funzione della scuola, sia pure limitatamente ad uno specifico contesto territoriale, abbiamo ripetuto, a distanza di cinque anni, l’indagine sulla popolazione scolastica della provincia di Pisa[1]. In particolare, abbiamo seguito la coorte degli iscritti alla prima media (o, se preferite, “prima classe della scuola secondaria di primo grado”) nell’anno 2005/6 (2.872 unità, di cui l’8,7% stranieri) fino al 2013, e cioè per otto anni, il tempo teoricamente necessario a completare il ciclo della scuola secondaria[2]. Anche in questo caso si sono utilizzati i dati raccolti annualmente dall’Osservatorio Scolastico Provinciale (OSP)[3].

Schermata 2015-04-30 alle 14.19.23L’analisi ha permesso di scandire anno per anno la prestazione in termini di successo/insuccesso, dove per successo si intende una carriera scolastica che si conclude senza la perdita di alcun anno di studio, ossia senza bocciature o abbandoni. I risultati mostrano che, nel contesto analizzato, la scuola non riesce a contenere le “nuove” disuguaglianze secondo la cittadinanza dei genitori e nemmeno quelle più tradizionali legate al livello socio-culturale dell’ambiente familiare.Schermata 2015-04-30 alle 14.19.43 Ciò appare evidente dalle Figure 1 e 2 che rappresentano gli alunni di successo della coorte distinta, rispettivamente, per cittadinanza (italiana e straniera) e per titolo di studio dei genitori (AA= entrambi con diploma e/o laurea; BB= entrambi con titolo fino alla scuola dell’obbligo)[4]. Due stranieri su cinque concludono il primo biennio della scuola secondaria superiore senza ritardo a fronte di circa il doppio, quattro su cinque, degli autoctoni; consegue il diploma senza mai essere bocciato solo un quarto degli alunni stranieri contro due terzi di quelli italiani. Neanche sei su dieci alunni figli di genitori con basso titolo di studio concludono in pari il primo biennio della scuola secondaria superiore, mentre ci riescono quasi nove su dieci dei figli di genitori con elevato titolo di studio; al conseguimento del diploma le rispettive frazioni sono meno della metà e quasi quattro quinti.

Poiché tra gli alunni stranieri sono relativamente più numerosi quelli i cui genitori hanno un basso titolo di studio, potremmo pensare che, più che la cittadinanza, il vero fattore discriminante sia il livello culturale della famiglia. Un approfondimento dell’analisi ha però messo in evidenza che, a parità di sesso, titolo di studio dei genitori, giudizio di terza media e tipo di scuola secondaria superiore, la “probabilità” di realizzare una carriera di successo (rispetto a una di insuccesso) è molto più bassa per un alunno straniero che non per un alunno italiano, e pari a circa un quarto.

La condizione di straniero dunque, in quanto tale, influenza negativamente i risultati scolastici. E la selezione a svantaggio degli alunni stranieri si manifesta in modo preoccupante già nel corso della scuola media inferiore: quasi il 40% ha perso almeno un anno prima del giudizio di terza media, contro neanche il 10% degli autoctoni. Inoltre, al più evidente insuccesso in termini di bocciatura o abbandono, si aggiunge una più bassa qualità del successo in termini di giudizio alla conclusione della terza media (il 60% consegue un misero “sufficiente”, cosa che capita solo al 30% degli italiani). Questo è un ulteriore fattore di selezione perché orienta gran parte degli alunni stranieri verso l’istruzione superiore di tipo professionale (il 37% contro neppure il 10% degli autoctoni).

Per concludere: suggerimenti per la Buona Scuola

Per contenere queste disuguaglianze è necessario intervenire precocemente, già nei primi anni della scuola secondaria, se non ancor prima (alle elementari), tanto più che la situazione non pare affatto migliorata rispetto a quanto emerso nell’indagine precedente. Nella coorte del 2001/2, infatti, gli alunni stranieri in pari al termine del primo biennio della scuola secondaria superiore furono circa sei su dieci contro, come osservato, quattro su dieci della coorte 2005/6; la proporzione dei successi per gli autoctoni, circa l’80%, è invece rimasta invariata.

La scuola pare in difficoltà nel far fronte al rapido aumento degli alunni stranieri: la loro incidenza è salita dal 3,5% nella coorte 2001/2 all’8,7% in quella del 2005/6 e al 14% in quella del 2012/13, che inizia ora l’intero iter della scuola secondaria. A ciò si aggiunga il ventaglio assai ampio delle nazionalità: nella coorte 2005/6 se ne contano ben 35, anche se le cinque più numerose (albanese, marocchina, rumena, macedone e filippina) raccolgano complessivamente il 70% del totale degli alunni stranieri.

In sostanza, la scuola, almeno nel contesto considerato, si mostra ancora non sufficientemente adeguata alle complesse esigenze di una società sempre più multietnica. Ma proprio per questo, deve riconsiderare a fondo le finalità, le strategie, i contenuti didattici e l’organizzazione, così da diventare in prospettiva una formidabile risorsa per contrastare le nuove e le vecchie disuguaglianze, senza sacrificare il merito ma anzi valorizzandolo, promuovere l’integrazione, e ridurre le perdite di capitale umano. La Buona Scuola, insomma.

*Dipartimento di Scienze Politiche Università di Pisa

**Dipartimento di Economia e Management Università di Pisa

***Osservatorio Scolastico Provinciale di Pisa

[1] Cfr. O. Barsotti, S. Venturi (a cura di), “Tutti a scuola. Un’indagine sulla popolazione scolastica in provincia di Pisa”, Arnus University Books, Pisa 2010; F. Benassi, L. Porciani, A. Valentini Scuola: studiamo i rendimenti e la futura composizione degli studenti, Neodemos, 15/12/2010; http://www.neodemos.info/scuola-studiamo-i-rendimenti-e-la-futura-composizione-degli-studenti/

[2] La coorte 2005/6 è stata scelta essendo l’ultima, in ordine di tempo, per la quale era possibile seguire l’intero iter scolastico della scuola secondaria. La coorte è stata costruita sottraendo dal totale degli iscritti (3.185) i soggetti che dopo l’iscrizione si sono trasferiti in scuole esterne al sistema scolastico della provincia, per i quali non saremmo stati in grado di conoscere gli esiti dell’iter scolastico successivo.

[3] L’OSP è una struttura della Provincia di Pisa che raccoglie sistematicamente i dati sugli alunni iscritti nelle scuole della provincia. Funge inoltre da Centro di riferimento regionale per lo sviluppo ed il coordinamento del Sistema Informativo Scolastico Regionale

[4] Per necessità di sintesi, abbiamo considerato solamente le due modalità estreme, escludendo quelle intermedie in cui un genitore ha un titolo di studio basso e l’altro alto.

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