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Gli Italiani all’estero. Quasi un segreto di Stato

Il Ministero degli esteri stimava, nel 2005, che ci fossero 4,25 milioni cittadini italiani residenti all’estero, e calcolava che 3,57 milioni di questi (84%) fossero iscritti all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). Il Ministero degli Interni, cui l’AIRE fa capo, aggiorna il numero degli iscritti, nel 2007, a 3,65 milioni; ci offre inoltre alcuni dettagli del dato aggregato: la distribuzione per grandi classi di età (ma non distintamente per donne e uomini), il numero delle famiglie, la circoscrizione di iscrizione e il paese di residenza, la regione di provenienza. Ma chi volesse saperne di più circa le caratteristiche demografiche (il genere, l’età per classi annuali, i decessi, le nascite, i divorzi e i matrimoni, il luogo di residenza, la composizione familiare) o sociali (grado d’istruzione, professione) resterebbe deluso. I dati non ci sono o, se ci sono, non vengono elaborati o, se elaborati, non vengono diffusi. E’ come se una regione medio-grande, come la Toscana, o l’Emilia-Romagna o la Puglia, sparisse dallo schermo radar delle nostre statistiche, lasciando solo qualche incerta traccia.

 

Chi sono i residenti all’estero?

         L’Aire è stata regolamentata nel 1990 (a seguito della legge 470/1988); in essa debbono iscriversi i cittadini che trasferiscono la loro residenza da un comune italiano all’estero per un periodo superiore a un anno, o per i quali è stata accertata d’ufficio tale residenza. Vi sono iscritti anche i cittadini nati e residenti all’estero con atto di nascita trascritto in Italia e cittadinanza accertata dagli uffici consolari. C’è un’AIRE presso ogni comune e un’AIRE nazionale, presso il Ministero dell’Interno, alla quale confluiscono i dati comunali. Di norma l’iscrizione all’AIRE avviene per il tramite dell’Ufficio consolare nel paese di residenza, che poi trasmette le informazioni al comune di provenienza del cittadino (che provvede alla cancellazione dall’anagrafe e all’iscrizione all’AIRE). I dati vengono poi trasmessi all’AIRE nazionale. Come si vede la procedura è complessa per il numero dei passaggi, per le distanze, per le circostanze geografiche, per le difficoltà degli aggiornamenti. Però la base dati c’è, e potrebbe essere meglio sfruttata.

         Ricordiamo che i maggiorenni iscritti all’AIRE hanno diritto di voto nelle elezioni politiche, e possono concorrere all’elezione di 6 senatori e 12 deputati tra i candidati presentati nelle varie liste nelle circoscrizioni estere. Sotto questo profilo sono svantaggiati rispetto ai residenti in Italia che eleggono un parlamentare ogni 64mila residenti, mentre c’è un parlamentare ogni 203mila residenti all’estero.

 

Vive in Europa la maggioranza dei residenti all’estero

         La distribuzione geografica dei residenti all’estero – sintetizzata nella tabella 1 – offre qualche spunto di riflessione. In primo luogo la maggioranza (il 57%) vive nei paesi europei, come era da attendersi. Infatti i flussi migratori nel quarto di secolo successivo alla guerra sono stati molto intensi, ed hanno formato numerose colonie di connazionali, che, anche per la vicinanza geografica, hanno mantenuto stretti contatti con le zone di origine. Nove su dieci italiani residenti in Europa vivono in Germania (la comunità più numerosa), Svizzera (al secondo posto), Francia (al 4°), Belgio (5°) e Regno Unito (8°). Notiamo di passaggio che, nel lungo periodo, il formarsi di una cittadinanza “europea” (magari con l’inclusione della Svizzera) potrebbe rendere sempre meno significante la distinzione tra cittadinanza di un determinato paese Europeo e cittadinanza “Europea”.

Sono più di un milione gli Italiani residenti in America, dei quali oltre mezzo milione in Argentina (al 2° posto nella graduatoria per paese), oltre 200.000 in Brasile e Stati Uniti (6° e 7°), oltre 100.000 in Canada (9° posto). Salta agli occhi la sproporzione nella distribuzione dei residenti: gli Stati Uniti hanno – storicamente – assorbito quasi i due terzi dei migranti d’America, ma ci vive solo un quinto degli italiani del continente. Gli italiani che risiedono in Argentina sono due volte e mezzo il numero di quelli che risiedono negli Stati Uniti, ma il paese ha assorbito un numero di immigrati che è appena un quinto di quelli che si diressero verso gli Stati Uniti. Questa differenza non si spiega con la “anzianità” del flusso migratorio (simile nei due paesi) ma – probabilmente – con la maggior forza di inclusione degli Stati Uniti e con la convinzione che essere cittadini di quel paese sia una forte garanzia che non richiede ulteriori protezioni. La debolezza politica e economica dell’Argentina, invece, ha presumibilmente spinto molti italiani a conservare la cittadinanza italiana, o a richiederla quando ne avevano titolo.

 

Tabella 1 – Italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE (2007) per continente e nei 10 paesi con maggior presenza

  persone famiglie persone per famiglia % delle persone
Europa 2.066.877 1.112.140 1,86 56,6
Asia 31.953 18.640 1,71 0,9
Africa 48.652 28.680 1,70 1,3
America Nord e Centro 360955 219.268 1,65 9,9
America Meridionale 1.018.131 601.842 1,69 27,9
Oceania 122.909 66.840 1,84 3,4
         
Germania 582.111 290.735 2,00 16,0
Argentina 527.570 310.270 1,70 14,5
Svizzera 500.565 261.180 1,92 13,7
Francia 348.722 187.290 1,86 9,6
Belgio 235.673 129.966 1,81 6,5
Brasile 229.746 150.080 1,53 6,3
Stati Uniti 200.534 124.202 1,61 5,5
Regno Unito 170.927 103.729 1,65 4,7
Canada 131.775 78.910 1,67 3,6
Australia 120.239 65.340 1,84 3,3
Resto del mondo 601.515 336.678 1,79 16,5
         
Mondo 3.649.377 2.047.410 1,78 100

Fonte: AIRE, Ministero degli Interni

 

Famiglie minuscole, popolazione invecchiata

Le avare informazioni disponibili indicano che le dimensioni medie delle famiglie residenti all’estero sono molto piccole: 1,78 componenti in media (minimo 1,65 per l’America del Nord, massimo 1,86 per l’Europa) contro 2,4 per i residenti in Italia. Ma questo dato dice davvero pochissimo in assenza di altri elementi; le basse dimensioni potrebbero essere la conseguenza – per esempio – della presenza in questi nuclei di coniugi (o figli, o altri componenti del nucleo) di nazionalità non italiana e quindi non conteggiati come componenti del nucleo. Anche sulla struttura per età (una sola classe sotto i 18 anni e più, dopo i 25, classi di dieci in dieci anni) poco si può dire se non che la proporzione dei giovanissimi (meno di 18 anni) è lievemente più bassa che non per i residenti in Italia (16,3 contro 17,1%) e quella degli anziani un po’ più alta (18,4 contro 16,9%).

 

Le origini regionali

         Nel secolo e mezzo che ci separa dall’unità d’Italia, il Mezzogiorno ha dato il maggior tributo ai flussi migratori, in Europa e fuori d’Europa. I dati sui residenti all’estero confermano la storia (tabella 2): il 55,5% proviene dal Mezzogiorno e il 45% dal resto d’Italia; ci sono 9,7 residenti all’estero ogni 100 residenti nelle regioni meridionali e 4,2 nel resto del paese. Il rapporto tra residenti all’estero e residenti in Italia raggiunge il massimo nel Molise (22,5%), seguito da Basilicata (16,4%), Calabria (16,2%) e Sicilia (12,1%); il minimo si trova in Emilia (2,7%), Lombardia (2,8%) e Toscana (3,0%).

Tabella 2 – Italiani iscritti all’AIRE (2007) per regione di provenienza

  Persone % persone Residenti estero per 100 residenti nella regione
Val d’Aosta 4.037 0,1 3,2
Piemonte 170.547 4,7 3,9
Liguria 89.708 2,5 5,6
Lombardia 269.537 7,4 2,8
Trentino Alto Adige 57.056 1,6 5,7
Veneto 256.291 7,0 5,3
Friuli Venezia Giulia 132.884 3,6 10,9
Emilia Romagna 117.185 3,2 2,7
Toscana 108.668 3,0 3,0
Umbria 27.287 0,7 3,1
Marche 89.854 2,5 5,8
Lazio 303.484 8,3 5,5
Abruzzi 148.059 4,1 11,2
Molise 72.263 2,0 22,5
Campania 386.653 10,6 6,7
Puglia 295.152 8,1 7,2
Basilicata 96.881 2,7 16,4
Calabria 321.759 8,8 16,0
Sicilia 608.613 16,7 12,1
Sardegna 93.459 2,6 5,6
       
Centro-nord 1.626.538 44,6 4,2
Mezzogiorno 2.022.839 55,4 9,7
Italia 3.649.377 100 6,1

Fonte: Aire, Ministero degli Interni

 

Vorremmo saperne di più

         Con poco sforzo si potrebbero ricavare informazioni assai più dettagliate dalla base dati dell’AIRE, anche se non possono essere eliminate le distorsioni insite nella fonte. Prima tra queste l’impossibilità di assicurare che chi si reca all’estero per oltre 1 anno notifichi il suo status (da residente in Italia a residente all’estero) e lo faccia in tempi ragionevoli. Un’altra, più sostanziale, distorsione deriva dalla varietà delle motivazioni di chi si iscrive all’AIRE alle quali corrispondono, presumibilmente, tipologie diverse di italiani. Ci si può iscrivere per fruire del diritto di voto, o per godere dei benefici burocratico-amministrativi dell’iscrizione, oppure per la prospettiva di un rientro in patria, o per la forza del legame sociale, economico od affettivo col paese di origine. O si può rinunciare ad iscriversi all’AIRE, pur avendone titolo, perché ci si ritiene sufficientemente inclusi nella società del paese di residenza. Il mix di queste motivazioni – e sicuramente di altre ancora – è sicuramente diverso  a seconda che si sia residenti alle porte di casa (in Svizzera, per esempio)  o agli antipodi, nell’emisfero australe, influendo sulla significatività delle statistiche.

         Forse sarebbe tempo di iniziare a colmare quel divario di conoscenza che ci fa sapere tutto o quasi tutto –con i censimenti, le indagini campionarie, le statistiche amministrative – dei nostri connazionali che vivono in Italia e ignorare quasi tutto dei milioni di italiani sparsi per il mondo.

 

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