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A proposito di impatto dell’immigrazione. Il caso dell’Emilia-Romagna

L’immigrazione straniera sta cambiando rapidamente il volto demografico e sociale del nostro paese. L’Emilia-Romagna è tra le regioni nelle quali l’impatto di questa variabile sulla dinamica e sulla struttura della popolazione è più rilevante. Presentiamo un esercizio previsivo che consente di fornire un efficace strumento di riflessione sui nuovi scenari che si stanno aprendo nel nostro paese.

Le nuove tendenze

Per alcuni decenni l’Emilia-Romagna ha sperimentato una fecondità in declino, tra le più basse in Italia, compensata appena da uno dei più alti tassi di immigrazione interna. Molto modesto era invece il contributo dell’immigrazione straniera. Ne derivava una popolazione tendenzialmente stazionaria, in rapido e progressivo invecchiamento. Negli ultimi anni del secolo appena concluso, questo quadro inizia però improvvisamente a cambiare: cresce rapidamente l’immigrazione straniera (cresce anche, più lentamente, l’immigrazione interna), e la fecondità ricomincia timidamente a risalire la china. La popolazione riprende di conseguenza a crescere in modo consistente. Gli indici di invecchiamento invertono la loro lunga tendenza al rialzo. Tutto questo rappresenta un’immagine nuova, inedita, determinata in particolare dal rapidissimo sviluppo dell’immigrazione straniera, che insieme agli effetti diretti sulla dinamica demografica produce effetti indiretti positivi sulla fecondità e sulla struttura per età della popolazione. Sono fenomeni, questi, che non si limitano alla regione di cui si parla, ma che si ritrovano, sia pur con intensità e caratteristiche variabili, in molte altre aree del centro-nord. Ci si interroga sul significato di queste nuove tendenze, sulla loro probabile durata, sui possibili scenari per il futuro.

Un milione di abitanti in più

I risultati di un recente esercizio previsivo della regione Emilia-Romagna forniscono risultati abbastanza sorprendenti, pieni di implicazioni per l’intero paese, considerando che le tendenze descritte per tale regione si manifestano in generale nel centro-nord Italia.
Se, dunque, in Emilia-Romagna l’immigrazione dall’estero continuasse a crescere ancora per qualche anno e si stabilizzasse poi su livelli non troppo lontani da quelli attuali, se anche la fecondità continuasse nel suo trend positivo (rimanendo comunque anche nel futuro su valori al di sotto di quelli attuali di molti paesi europei) se, infine, la mortalità diminuisse ancora negli anni a venire (sia pure in misura ridotta rispetto al passato), nei prossimi due decenni la popolazione regionale aumenterebbe ulteriormente di quasi un milione di unità, (tra un quinto e un quarto della sua attuale consistenza), superando abbondantemente la soglia dei cinque milioni di abitanti (Fig. 1).
Se così avvenisse, nei primi venti anni di questo secolo il ritmo di incremento della popolazione sarebbe circa 10 volte quello degli ultimi venti anni del secolo scorso.
Non solo: la popolazione giovanile (da 0 a 14 anni), che è diminuita di circa un terzo negli ultimi venti anni del secolo scorso, crescerebbe di oltre il 40% nei primi venti di questo (Fig. 2), mentre la popolazione anziana (oltre 65 anni) continuerebbe ad aumentare, ma ad un ritmo inferiore a quello del passato.
Il rapporto tra queste due grandezze (indice di vecchiaia) declinerebbe ulteriormente e si riporterebbe gradualmente sui valori dei primi anni novanta (Fig. 3). Anche le nascite ovviamente continuerebbero nella loro crescita e il divario con i decessi si annullerebbe nel giro di una quindicina di anni (Fig. 4).


Differenze territoriali

In queste poche e significative cifre relative all’Emilia-Romagna sta dunque l’essenza delle nuove tendenze demografiche. In tale regione e in generale nel centro-nord sono in atto processi di rivitalizzazione delle dinamiche e delle strutture demografiche, dovuti in larga misura al fenomeno dell’immigrazione, che, oltre a sostenere la demografia nei termini che si sono visti, sostiene fortemente anche l’economia. La fecondità ancora declinante, la scarsa presenza dell’immigrazione straniera, il deflusso migratorio ancora consistente verso il centro-nord, la prospettiva di un invecchiamento in progressiva accentuazione, stanno al contrario penalizzando la demografia e l’economia delle regioni meridionali. Questi sono i termini della “nuova geografia della demografia italiana ”, gia’ illustrati da Rosina in uno dei contributi di apertura di questo sito, con implicazioni rilevanti sulle quali merita ancora riflettere. Lo studio dei nuovi modelli territoriali dello sviluppo demografico del paese potrà certamente avvalersi della nuova tornata delle previsioni regionali in fase di elaborazione presso l’Istat. Mai come in questo momento i risultati delle nuove previsioni sono tanto attesi.

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