Neodemos e il dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti

Neodemos
e-book sulla cittadinanza dei giovani migranti

Neodemos ospita un nuovo e-book dal titolo “ius soli e ius culturae. Un dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti”, con i contributi di dodici studiosi apparsi negli ultimi mesi sulla nostra rivista online. L’e-book viene presentato oggi, mercoledì 8 Novembre, in Senato (Sala Nassirya, ore 13), con gli interventi della Vice Presidente del Senato Rosa Maria Di Giorgi, dei Senatori Elena Ferrara, Luigi Zanda e Gianpiero dalla Zuanna, e di Massimo Livi Bacci.

Alla fine dello scorso Luglio, quando venne deciso, in Senato, di rinviare all’autunno l’esame del Ddl 2092, “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza”, fu opinione comune che solo un miracolo ne avrebbe permesso l’approvazione prima della fine della legislatura. Neodemos decise allora, quasi a propiziarne l’accadimento, di lanciare un dibattito sulla questione. Per ragioni complesse e contorte – che hanno a che fare più con le tattiche elettorali che col merito della legge – si è riaccesa la speranza dell’avverarsi del miracolo, a più di due anni dal via libera della Camera.

Conosciamo bene gli eventi che negli ultimi tempi hanno reso l’opinione pubblica italiana ed europea guardinga, quando non apertamente ostile, nei confronti delle migrazioni: l’ondata di rifugiati dai conflitti; l’aumento della pressione migratoria dal continente africano; il diffondersi degli attacchi terroristici; la crisi economica non ancora appieno riassorbita. Questi processi hanno nutrito l’avversione crescente per le forze della globalizzazione; hanno rafforzato i nazionalismi, i regionalismi, i localismi, i nativismi; hanno esaltato le pulsioni xenofobe e razziste. Al punto che prender partito per una ragionevole revisione della normativa sulla cittadinanza è apparso un atteggiamento pericoloso sotto il profilo del consenso dell’opinione pubblica e dell’elettorato.

Purtroppo il travisamento del reale contenuto del disegno di legge in discussione, operato da alcune forze politiche, ha avuto successo, anche per l’incapacità dei sostenitori della legge, di comunicarne la portata. Battezzata dello “ius soli”, come se questa fosse la novità e questo principio non fosse già alla base della legge oggi in vigore. Mettendo così in sordina la vera novità, legata allo “ius culturae” o allo “ius scholae”, che riconosce la cittadinanza a chi ha acquisito la cultura del nostro paese ed in essa si riconosce. Il travisamento dei fatti è riuscito a far credere a larga parte del pubblico che basti nascere in Italia per ottenere la cittadinanza, ignorando le tante condizioni restrittive che ne circondano la concessione.

Le legge in discussione è frutto di bilanciamenti e di compromessi, è sicuramente perfettibile e non soddisfa pienamente né i più prudenti né i più generosi. Ma è una buona legge, che viene incontro alle aspettative di un gran numero di famiglie e di giovani e giovanissimi, che vivono in Italia con l’intenzione di continuare a viverci e di farne la loro patria adottiva. Ed è una legge utile in un paese che deve basare la difesa del benessere acquisito e le prospettive di crescita non solo sul ricambio biologico – i nati, che però non nascono in numero sufficiente – ma anche su quello sociale, cioè sull’immigrazione.

La teoria, ma anche l’osservazione empirica, oltreché il buonsenso, suggeriscono che la buona integrazione, l’inclusione, la piena partecipazione alla vita sociale sono fattori che rendono le migrazioni un gioco a somma positiva.      La normativa sulla cittadinanza è uno strumento assai utile per ottenere questo fine e pur con alcune criticità – peraltro messe in luce in questa raccolta – la legge in discussione va nella giusta direzione.

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