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Un database sulle politiche intergenerazionali

Chiara Saraceno
Società diverse hanno aspettative differenti rispetto alla estensione e durata delle responsabilità e alle interdipendenze tra le generazioni entro la famiglia. Si tratta di differenze culturali che sono spesso anche incorporate in normative giuridiche (ad esempio nel diritto di famiglia, o in quello di sicurezza sociale) e che, più in generale, informano le politiche sociali. Queste differenze producono contesti di risorse e vincoli diversi entro cui non solo si dispiegano i rapporti tra le generazioni entro le famiglie, ma anche si definiscono i diritti individuali a prescindere dall’appartenenza famigliare.


Indicatori di politiche intergenerazionali

L’idea che le politiche sociali, insieme alle norme giuridiche, costituiscano forme  di regolazione delle responsabilità intergenerazionali diverse sia tra paesi sia, in maggiore o minore misura, tra padri e madri, figli e figlie, è alla base del database Multilinks, appunto sulle obbligazioni intergenerazionali definite dalle politiche pubbliche –  http://multilinks-database.wzb.eu/info/project-info.[1] Il data base è pensato e organizzato sulla base di un approccio concettuale preciso, che distingue le politiche sulla base di una tripartizione:

1) familismo di default (responsabilità lasciata totalmente alla famiglia),

2) familismo sostenuto (sostegni finanziari e di tempo ai familiari che assumono responsabilità verso figli/genitori),

3) defamilizzazione (parte della responsabilità è spostata sulla collettività).[2]

Esso offre un insieme di indicatori, per un totale di 72,  di policies pubbliche distinte per quattro settori: a) le responsabilità di cura verso i bambini (non solo limitatamente all’età pre-scolare); b) le responsabilità di mantenimento verso i figli; c) le responsabilità di cura verso i genitori anziani; d) le responsabilità di mantenimento verso i genitori anziani. All’interno di ciascun settore sono proposti indicatori che riguardano un ampio raggio di misure, dai congedi ai servizi, dai trasferimenti monetari diretti a quelli indiretti via sistema fiscale. Il data base copre 30 paesi: i 27 della UE più Norvegia, Russia e  Georgia.[3] Il punto di partenza dei dati è la situazione attorno al 2004, con aggiornamenti, ove possibile, fino al 2010.


Un database sulle politiche pubbliche integrato

Questo data base è più integrato sia del Family Policy Data Base dell’OCSE che del Comparative Family Policy Database di Anne Gauthier[4], sotto due aspetti: perché considera sia le responsabilità verso i figli che quelle verso i genitori e perché, accanto alle politiche sociali, considera anche le norme legislative. Inoltre, più chiaramente di quanto non faccia il data base dell’OCSE, distingue tra politiche pubbliche e spesa privata e tra indicatori di input (politiche) e indicatori di output (comportamenti). Dati sugli outcome (ad esempio i tassi di frequenza ai servizi per l’infanzia) sono in alcuni casi disponibili, ma separatamente da quelli sulle politiche. Il database offre anche una accurata documentazione delle fonti, inclusa la loro eventuale divergenza, e spiegazioni il più possibile accurate delle definizioni utilizzate, in modo che sia chiaro in che cosa consiste una determinata misura. Sembra una banalità, ma chiunque abbia utilizzato un database comparativo sa per esperienza quante trappole metodologiche e qui pro quo siano nascoste al di sotto della apparente auto-evidenza di etichette comuni.

Il data base è aperto a qualsiasi ricercatore si registri. Dato che è possibile accedere ai microdati, ciascuno può utilizzarli a partire dalle proprie domande di ricerca e approcci concettuali, senza doversi necessariamente adattare a quello che ha informato l’architettura del data base.


[1] Il database è stato dapprima sviluppato all’interno del progetto MULTILINKS coordinato da Pearl Dykstra e finanziato dall’Unione Europea entro il Settimo Programma quadro [FP7/2007-2011]. Attualmente è collocato presso il Wissenschaftzentrum Berlin für Sozialforschung.

[2] Cfr. C. Saraceno, Social inequalities in facing old-age dependency: a bi-generational perspective, Journal of European Social Policy, 20, 1, 2010, pp. 32-44; C. Saraceno e W. Keck, Can we identify intergenerational policy regimes in Europe? ,European Societies, 5, 2010, pp. 675-696..

[3] La ragione della estensione a questi tre paesi è che essi partecipano al programma Gender and Generation Surveys, che costituiva la base empirica di partenza sui rapporti intergenerazionali del progetto MULTILINKS. La necessità d sviluppare un data base sulle policy è nata da un lato dalla insoddisfazione per la qualità informativa del gender and Generations Policy Database che avrebbe dovuto integrare il lavoro di raccolta dei microdati sui comportamenti e atteggiamenti, dall’altro dalla volontà di estendere le informazioni sulle politiche a tutti i paesi della UE, a prescindere dalla loro partecipazione al programma GGS.

[4] Di entrambi si parla, ad esempio, in Lucia Agostino, “Politiche familiari e fecondità: il Comparative Family Policy Database”, Neodemos, 20/07/2011

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