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Nonni e nipoti: una relazione benefica per entrambi (a parole)

Bruno Arpino, Chiara Pronzato
nipoti

L’importanza del ruolo dei nonni è sempre maggiore in Italia, come in molti altri paesi. Sempre più genitori ricorrono ai nonni come fonti di cura dei propri figli, specialmente nei casi in cui i servizi di childcareofferti dallo Stato e dal mercato sono carenti o troppo costosi. Molti studi evidenziano i benefici dell’intervento dei nonni in termini di aumento della fecondità delle più giovani generazioni e facilitazione della partecipazione femminile al mercato del lavoro (v. Arpino, Figli e nipoti sono piezze e’core e  Meroni, Nonni in Europa).

Relazione nonni-nipoti: effetti sulle capacità cognitive dei nipoti

Qual è l’effetto della cura dei nonni sugli esiti cognitivi dei bambini? Daniela Del Boca, Daniela Piazzalunga e Chiara Pronzato (2014) provano a rispondere alla domanda utilizzando dati sui bambini inglesi raccolti dall’Indagine longitudinale “Millennium Cohort Study”. L’indagine raccoglie informazioni su un campione di quasi 19.000 famiglie con bambini nati nel 2000/2001. I genitori, i bambini, i loro fratelli, le insegnanti sono stati intervistati quando il bambino “della coorte”  aveva circa 9 mesi, 3 anni, 5 anni, e 7 anni.  Le autrici confrontano gli esiti dei bambini (a 3, 5, 7 anni) seguiti principalmente dai nonni con quelli dei bambini che vanno all’asilo nido (a un anno e mezzo di età), controllando per il tempo che i bambini passano con altri parenti, baby-sitter, e genitori stessi. Tra i diversi modelli, i risultati che appaiono più robusti sono quelli relativi agli indicatori di “Preparazione scolastica” e “Capacità nel dare nomi agli oggetti” (misurati a 3 anni) oltre che in quello di  “Somiglianza delle figure” (misurato a 5 anni), tre test che vengono somministrati direttamente dagli intervistatori ai bambini.
Le autrici trovano che i bambini che vanno al nido sono più bravi nel riconoscere colori, forme, lettere, quantità (“Preparazione scolastica”) e ad abbinare figure simili (“Somiglianza delle figure”, che misura la capacità di problem-solving del bambino). Tabella_neodemos_arpino_pronzatoI bambini che sono seguiti dai nonni invece conoscono un numero più grande di parole (“Capacità nel dare nomi agli oggetti”): dato un libretto con figure colorate, sono in grado di dire il nome corretto dell’oggetto più frequentemente che non i bambini che vanno all’asilo (tabella 1).

Relazione nonni-nipoti: effetti sulle capacità cognitive dei nonni

Chiediamoci ora, invece, se prendersi cura dei nipoti ha effetti sulle capacità cognitive dei nonni. L’attività di cura dei nipoti può comportare un aumento dell’attività fisica e intellettuale dei nonni. Basti pensare all’aiuto che i nonni possono offrire ai nipoti nel fare i compiti o, nel caso di nipoti più piccoli, all’attività di lettura o narrazione di storie. Avere rapporti coi nipoti può anche stimolare l’uso delle nuove tecnologie da parte dei nonni. Ci sono, quindi, ragioni teoriche per pensare che l’attività di cura dei nipoti possa aiutare il mantenimento di buone capacità cognitive in età avanzate.

Questa ipotesi è confermata da uno studio di Bruno Arpino e Valeria Bordone (2014). Utilizzando dati dell’indagine SHARE (Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe) su diversi paesi Europei, gli autori comparano le capacità cognitive dei nonni che si prendono cura dei nipoti con elevata frequenza (almeno 2 ore e mezza, in media, al giorno) con quelle di coloro che non si prendono cura dei nipoti o lo fanno più raramente. Si sono impiegate quattro misure di abilità cognitive: due di memoria e due relative ad abilità numeriche e verbali.Tabella2_neodemos_arpino_pronzato Come mostrato in tabella 2, mentre non si trova nessuna differenza statisticamente rilevante per le prime tre misure, si scopre invece che i nonni che curano i nipoti almeno settimanalmente hanno migliori abilità verbali (numero di animali che l’intervistato riesce ad elencare in un minuto) rispetto agli altri soggetti intervistati. E non c’è differenza di genere: a parità di tempo trascorso insieme ai nipoti, gli effetti sono simili per nonne e nonni. Più nello specifico, il test di abilità verbali utilizzato consisteva nel chiedere all’intervistato di nominare quanti più animali possibile in un minuto di tempo. Dalla tabella 2, si evince che i nonni che curano spesso i nipoti, in media, riescono a nominare circa un animale e mezzo in più. Si tratta di un risultato non trascurabile dato che la media generale è intorno ai 19 animali.

E’ interessante notare che i due lavori menzionati trovano effetti speculari della relazione nonni-nipoti: da un lato i nipoti accuditi dai nonni hanno abilità cognitive verbali migliori di quelle dei bambini che frequentano l’asilo. Dall’altro i nonni che curano regolarmente i nipoti dimostrano abilità cognitive verbali migliori di chi ha contatti solo sporadici con i nipoti, o non ne ha affatto.

Per saperne di più

Arpino, B. and Bordone, V. (2014) Does Grandparenting Pay Off? The Effect of Childcare on Grandparents´ Cognitive Functioning, Journal of Marriage and Family, 76, 337–351.

Del Boca, Daniela & Piazzalunga, Daniela & Pronzato, Chiara D. (2014)

“Early Child Care and Child Outcomes: The Role of Grandparents,”

IZA Discussion Papers 8565, Institute for the Study of Labor (IZA).

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