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Musulmani in Europa (1). Gli immigrati, 1990-2050

Massimo Livi Bacci
Musulmani in Europa

Quanti sono gli islamici in Europa? La difficoltà di raccogliere valutazioni attendibili non permette di dare precise risposte. Nel primo di due articoli, Massimo Livi Bacci valuta in circa 21 milioni il loro numero nel 2017, con una plausibile crescita a 30-35 milioni verso la metà del secolo. Queste cifre si riferiscono, però, alle prime generazioni di immigrati e trascurano i discendenti nati in Europa.

Nessun paese europeo ha, almeno per ora, una presenza islamica che si avvicini al 20 o al 30% – come i Regni di Aragona e di Valenza quando i Moriscos (musulmani) vennero espulsi dalla Spagna all’inizio del ‘600. Nel paese più islamizzato d’Europa – la Francia – la popolazione di religione e cultura musulmana è stimata (2016) all’8,8% della popolazione totale. Tuttavia possiamo essere certi che l’incidenza dei non cristiani, e dei musulmani che ne sono la parte preponderante, continuerà ad accrescersi nei prossimi decenni. Ma di quanto? Da ottimista quale sono, confido che pur in presenza di notevoli aumenti delle comunità islamiche, si trovino le vie giuste per risolvere i conflitti culturali, religiosi e politici, senza ricorrere alle espulsioni di massa. In queste pagine si azzarderà qualche valutazione circa l’incidenza delle popolazioni islamiche in Europa e le possibili tendenze nei prossimi decenni.

Statistica in difficoltà

Va subito detto che i dati, per motivi diversi, sono avvolti nell’incertezza. Ragioni di “privacy” non permettono ai sistemi statistici ufficiali (salvo eccezioni) di rilevare l’appartenenza religiosa delle persone. Ci si riferisce allora al luogo di nascita della persona censita o indagata, oppure alla sua cittadinanza, asseverata da un passaporto o da altri documenti. In molti casi l’incertezza è trascurabile: un immigrato in Italia che è nato in Afghanistan, o in Turchia, o in Algeria, o in Marocco (o è cittadino di uno di questi paesi) può essere quasi sicuramente ascritto al mondo islamico, perché in questi paesi i non islamici sono meno del 2% della popolazione totale. Ma ad un nato in Libano, o in Nigeria, o in Etiopia – dove i musulmani sono rispettivamente il 60, il 41 e il 34% del totale – non può ascriversi nessuna appartenenza religiosa o culturale¹. Un altro motivo di incertezza riguarda il fatto che mentre si può arrivare a stime credibili per quanto riguarda il numero dei nati all’estero – che vivono in un determinato paese – che (presumibilmente) sono islamici, nulla si sa circa il numero dei nati in questo stesso paese da ascrivere alla collettività islamica, se il censimento (o l’indagine) non rileva la religione di appartenenza. L’ultimo motivo di incertezza ha carattere più generale, e riguarda i criteri per ascrivere una persona alla collettività islamica (o cristiana, o ebraica, o buddista…). E’ la pratica religiosa? O qualche misura alternativa della religiosità? E’ il fatto di riconoscersi nella lingua, o nella cultura del mondo musulmano, o nelle istituzioni del paese (islamico) di appartenenza? Mettiamo da parte questo aspetto, nella presunzione che tutti i provenienti da paesi o collettività islamiche si sentano legati da vincoli di solidarietà, più o meno stretti, che ne fanno una comunità.

Lo stock dei migranti islamici

Date le incertezze esistenti, occorre non essere troppo esigenti in fatto di precisione. Contentiamoci di una stima della popolazione immigrata (quindi delle prime generazioni, e non dei loro discendenti) che vivono in Europa (Russia inclusa)². Si utilizzano le stime delle Nazioni Unite dello stock di migranti³(basate in grande prevalenza sul luogo di nascita) che risiedono in ciascun paese Europeo; i provenienti da paesi che sono “islamici” almeno al 90% sono stati tutti considerati musulmani, mentre i provenienti da paesi con percentuali minori sono stati inclusi pro-quota[4]. La Tabella 1 riporta i risultati della stima per il periodo 1990-2017, durante il quale lo stock dei migranti islamici è cresciuto da 13,1 a 21,4 milioni, con un incremento annuo un po’ inferiore al 2% (1,81%). L’incidenza sulla popolazione europea è cresciuta dall’1,8 al 2,9%. Se questo tasso venisse mantenuto invariato nel corso del tempo, nel 2050 lo stock migratorio islamico salirebbe a 39 milioni, pari al 5,4% della popolazione europea.

Forze di spinta e di freno all’immigrazione islamica

C’è tuttavia una considerazione importate da fare. Le dimensioni dello stock degli immigrati dipende da due fattori principali. Il primo è l’afflusso netto degli immigrati (al netto, quindi, dei rientri nel paese di origine). Il secondo è costituito dai decessi: una componente relativamente modesta, stante la composizione per età relativamente giovane dell’insieme degli immigrati. Assegnare dunque alla comunità islamica, un tasso d’incremento pari a quello verificatosi negli ultimi decenni, significa supporre che l’immigrazione da questi paesi possa continuare con lo stesso passo del passato. E’ realistica questa ipotesi? E’ utile guardare alle forze non congiunturali o transitorie che ne potrebbero influenzare il futuro corso. Due sono le forze che eserciteranno attrazione sull’immigrazione in Europa. La prima è la generale debolezza demografica di gran parte dei paesi Europei che, in assenza di migrazioni, avrebbero un calo della popolazione e in particolar modo di quella in età attiva. La seconda è l’esistenza di consistenti comunità islamiche che, per le loro dimensioni, compattezza e solidarietà, eserciteranno attrazione per altri candidati migranti – familiari, amici, compaesani che siano. In direzione contraria operano altre forze, legate alle politiche sempre più restrittive dei paesi di immigrazione, che freneranno questi flussi. Non c’è dubbio che queste ultime forze – sostenute anche dalla diffusa percezione di timore verso il mondo islamico – stiano diventando più robuste e efficaci. Infine, anche la propensione all’emigrazione dai paesi islamici -soprattutto da quelli dell’area mediterranea – potrebbe ridursi, in conseguenza della natalità decrescente e di una minore crescita della popolazione in età giovane-adulta che alimenta i flussi migratori.

C’è, infine, la questione dei profughi o rifugiati da paesi falliti (Somalia), o teatro di guerre civili (Siria) o tra Stati in conflitto. Secondo il Pew Center, tra la metà del 2010 e la metà del 2016, nei 28 paesi della UE, sarebbero arrivati 3,7 milioni Musulmani, tra regolari (2,4) e rifugiati (1,3 milioni)[5], questi ultimi in larga prevalenza dalla Siria, dall’Iraq e dall’Afghanistan. Non c’è dubbio che si sia trattato di un periodo eccezionale per quanto riguarda i flussi di profughi, e non è dato di sapere se vicende analoghe possano riprodursi nei prossimi decenni – né dove, né quando, né con quale intensità. Tuttavia, anche in questo eccezionale sessennio, gli immigrati regolari hanno superato i rifugiati in proporzione di (quasi) due a uno. Anche per quanto riguarda i rifugiati, l’interpretazione dei principi sanciti dalla Convenzione di Ginevra si sta facendo più stringente e selettiva.

Ipotesi per il 2050

L’insieme delle forze in gioco, l’incertezza circa il loro evolversi e intrecciarsi, non permette di dare indicazioni nette circa il futuro. Tuttavia, è difficile che possa ripetersi l’intensità eccezionale dell’immigrazione avvenuta negli anni ’90 e nel primo decennio del nostro secolo, quando l’Europa intera ha assorbito un’immigrazione netta di 26 milioni di persone. E’ pertanto plausibile l’ipotesi di un rallentamento dei flussi. Questo porterebbe anche a rivedere i tassi d’incremento dello stock di migranti islamici previsto al 2050. Adottando tassi d’incremento inferiori all’1,8% (riferito, come sopra detto, al periodo 1990-2017) si avrebbe uno stock in crescita da 21,4 milioni del 2017 a 29,7 milioni (tasso d’incremento di 1,0%) o a 35,0 milioni (1,5%); l’incidenza dei musulmani sulla popolazione totale crescerebbe da 2,1% (2017) a 4,1 e 4,9%.

Vedi anche l’articolo Musulmani in Europa (2). La minoranza religiosa

Note

¹ Esistono poi meccanismi di selezione diversi da paese a paese legati alla diversa propensione all’emigrazione secondo l’affiliazione religiosa i cui effetti sono di difficile valutazione.

² In Russia, sono assai incerte le stime della popolazione musulmana, posta tra i 10 e i 20 milioni

³ United Nations, The International Migrant Stock. The 2017 Revision.

[4] Si è considerato, cioè, che se in un determinato paese i musulmani rappresentano la metà della popolazione, anche la metà dei migranti siano musulmani. E’, evidentemente un’ipotesi assai debole. Tuttavia oltre 1,2 miliardi di musulmani vivono in paesi totalmente, o quasi, musulmani; il criterio pro-quota riguarda il residuo mezzo miliardo di islamici viventi in altri paesi.

[5] Esclusi dal conteggio circa 1 milione di profughi non ammessi alla protezione internazionale. Va comunque notato che anche i rifugiati richiedenti asilo o che hanno ricevuto una qualche forma di protezione internazionale sono “regolarmente” presenti sul territorio nazionale, pur se arrivati nel paese in condizioni anormali.

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