Le prospettive demografiche dell’Africa (I parte). Un quarto della popolazione mondiale

Massimo Livi Bacci

Verso la metà del secolo, la popolazione del pianeta si aggirerà attorno ai 9,7 miliardi, quasi due miliardi e mezzo in più di oggi. Benché la velocità della crescita stia diminuendo – si prevede che verso la metà del secolo il tasso annuale si sarà dimezzato rispetto ad oggi (dall’1% allo 0,5%) – sono tanti e profondi i problemi che l’espansione demografica porta con sé. Nei prossimi 35 anni occorrerà provvedere spazio, nutrimento, manufatti, infrastrutture, cure, istruzione, per più di due miliardi di persone, e fare sì che questo avvenga senza compromettere lo sviluppo del pianeta e i suoi equilibri sociali, economici o ambientali. Questa impresa, possibile ma ardua, è resa più difficile dal fatto che la crescita demografica non è diffusa equamente nel pianeta, ma è tutta concentrata nei paesi che oggi chiamiamo “in via di sviluppo”, e dal fatto che la metà di questa crescita avverrà proprio in Africa, che oggi conta un sesto della popolazione mondiale.

Gli Africani: un quarto della popolazione mondiale nel 2050

Fig1liviDella popolazione dell’Africa si sapeva assai poco fino alla metà del secolo scorso, quando iniziarono le prime sistematiche raccolte censuarie. Non mancano però indizi che fanno ritenere che la popolazione africana sia rimasta approssimativamente stazionaria tra l’inizio del Settecento e la metà dell’Ottocento, anche in conseguenza della tratta degli schiavi verso l’America e verso destinazioni orientali. Poiché la popolazione mondiale cresceva, il peso demografico scese dal 15% nel 1700 all’8% nel 1900; questa tendenze si è invertita nel secolo scorso e la proporzione è cresciuta all’attuale 16% e toccherà un probabile 25% nel 2050 (Figura 1). Le previsioni a lungo termine delle Nazioni Unite – che scontano una crescente incertezza man mano che ci si allontana dall’attualità – parlano di 4,4 miliardi di africani nel 2100, in un mondo con poco più di 11 miliardi di abitanti.¹

Una parte – ma solo una parte – della velocità di crescita del continente africano deve ricercarsi nella sua arretratezza, maggiore e più diffusa che in altri continenti. Secondo le valutazioni della Banca Mondiale, oltre un terzo della popolazione dell’Africa Sub-Sahariana vive sotto la soglia di povertà estrema (cioè dispone di meno di 1,90 dollari al giorno, secondo la nuova definizione della soglia di povertà), e in questa regione si concentrano 347 dei 702 milioni di poveri del pianeta, secondo le stime riferite al 2015². Tuttavia altri fattori di natura storica (un’eredità coloniale disastrosa), politica (instabilità e corruzione) e ambientale (densità di agenti patogeni, comunicazioni difficoltose) vanno tenuti in considerazione nell’interpretazione delle complesse vicende demografiche del continente.

La rivoluzione demografica in Africa

L’accelerazione della popolazione del continente – che ha sfiorato il 3% all’anno negli anni ’80 (e che implica un raddoppio della popolazione in 23 anni) – si deve al ritardo del processo di transizione demografica dall’alta alla bassa mortalità e dall’alta alla bassa natalità. Il processo è in genere avviato dal declino della mortalità (migliore nutrizione e igiene, controllo delle patologie, cure mediche), cui segue una diminuzione delle nascite per decisione delle coppie spinte a limitare il numero dei figli sopravviventi e non più falcidiati dall’elevata mortalità infantile. Questa “transizione” avvenuta nei paesi sviluppati nel 19° e nella prima parte del 20° secolo e iniziata nella seconda parte del secolo scorso nei paesi in via di sviluppo, tarda a maturare in Africa. Durante il processo di transizione occorre del tempo – qualche decennio – prima che la natalità si adegui al declino della mortalità, e in questa fase il tasso d’incremento accelera. Più questa fase è lunga, tanto maggiore è l’accelerazione demografica e la sua durata. E’ quanto sta avvenendo in Africa.

Arretratezza e mortalità

La speranza di vita alla nascita sintetizza bene le condizioni di salute e di sopravvivenza di una popolazione. Il ritardo del continente africano è evidente: nel 2010-15 era pari a 58 anni, 20 anni meno del livello dei paesi sviluppati, e 10 anni di meno dell’insieme dei paesi in via di sviluppo. Si deve notare poi il divario esistente tra i paesi del Nord Africa, che hanno una speranza di vita di 69 anni (la stessa dell’Italia nel 1960), e l’insieme della regione sub-Sahariana, la cui speranza di vita è di appena 56 anni (toccata in Italia nel 1933). In alcuni paesi, come quelli colpiti da Ebola nell’Africa orientale, la speranza di vita è ancora inferiore, compresa tra i 40 e i 45 anni. Va anche aggiunto che in molti paesi dell’Africa sub-Sahariana, l’epidemia di AIDS ha fatto arretrare la sopravvivenza negli anni ’80 e ’90, prima che la diffusione dei farmaci antiretrovirali moderasse la letalità della pandemia. Nelle popolazioni dell’Africa meridionale, dello Zambia e dello Zimbabwe, la speranza di vita aveva superato i 60 anni verso il 1980, ed è oggi di 10 anni inferiore; arretramenti meno netti, ma in controtendenza rispetto al resto del mondo povero, si sono prodotti in altri importanti paesi, come il Kenya, la Repubblica Centro Africana, il Congo. L’Africa sub-Sahariana concentra non solo la grande maggioranza delle persone con l’infezione HIV nel mondo, ma ha anche la maggiore proporzione di persone colpite da malaria e tubercolosi, due delle patologie più diffuse, penalizzanti e pericolose del mondo povero. Infine, è nell’Africa sub-Sahariana che sotto-nutrizione e malnutrizione colpiscono più fortemente i bambini sotto i 5 anni: si stima che nel 2012 il 21% fosse sottopeso. Molti esperti ritengono che parte del ritardo della sopravvivenza in Africa, rispetto agli altri paesi in via di sviluppo, possa essere recuperato nei prossimi trent’anni, ma occorrerà un forte progresso degli standard nutritivi, delle condizioni igieniche, dell’accesso a fonti idriche sicure, delle struttura sanitarie.

 

¹ United Nations, World Population Prospects. The 2015 Revision, New York, 2015

² World Bank Group, Development Goals in an Era of Demographic Change, Global Monitoring Report 2015-2016, Washngton, D.C, 2015

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