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Pensioni: dati freschi per un tema ancora caldo

Gustavo De Santis

Sono usciti a gennaio due volume dell’Istat relativi alla questione previdenziale. Prima “I bilanci consuntivi degli enti previdenziali – Anno 2006” e poi “Statistiche della previdenza e dell’assistenza sociale 2008” che nel tomo I parla de “I trattamenti pensionistici – Anno 2006”.

Nulla di nuovo, per carità, ma anche se simili a quelli dell’anno scorso, i dati fanno lo stesso un po’ paura.

Ricordiamo brevemente le cifre. Nell’Italia del 2006, con circa 59 milioni di abitanti e quasi 23 milioni di occupati, si sono erogate 23,5 milioni di pensioni, pari, in media a circa 9.500 euro/anno ciascuna. Non molto, ma soprattutto, non molto ben distribuito: quasi la metà delle pensioni non arriva a 500 Euro/mese.

La spesa complessiva (224 miliardi di Euro secondo il volume “Pensioni”, 229 nel volume “Bilanci”) ha inciso sul Pil per il 15,2% (in crescita dal 15,1% del 2005) – più di quanto non avvenga negli altri paesi sviluppati.

C’è dunque una prima difficoltà: un forte carico pensionistico che grava sui conti del paese. Ma non è la sola: ricordiamo altre due, tra le tante.


La distribuzione per età

La distribuzione per età dei beneficiari delle pensioni è anomala. Quasi il 30% della spesa va a favore di persone che hanno meno di 65 anni. E va bene che sono qui comprese anche le pensioni di reversibilità e di invalidità, ma il dato rivela essenzialmente che, nel nostro sistema, molti prendono la pensione pur se ancora in età da lavoro.

 

Tab. 1. Distribuzione per età dei beneficiari e delle prestazioni pensionistiche

  2005 2006
  Numero

(%di colonna)

Complessivo

(%di colonna)

Medio

(Euro/anno)

Numero

(% di colonna)

Complessivo

(% di colonna)

Medio

(Euro/anno)

0-14 1,0 0,3 2.411 1,0 0,3 2.425
15-39 2,6 1,0 3.677 2,6 1,0 3.747
40-64 23,7 29,3 11.420 23,4 28,9 11.727
65-69 16,4 19,0 10.727 16,3 19,1 11.166
70-74 15,9 16,2 9.461 15,6 16,1 9.815
75-79 15,4 14,3 8.583 15,3 14,2 8.845
80 e più 25,1 19,9 7.308 25,8 20,4 7.514
Totale 100 100 9.239 100 100 9.511

Fonte Elaborazioni su dati Istat

 

Si vede anche che le pensioni sono mediamente più basse per le persone più anziane: chi si trova in pensione a 40-64 anni prende circa 11.700 Euro/anno, ma chi ci trova a 80+ anni ne prende 7.500: una bella differenza!


Lo squilibrio dei conti

I conti non tornano. E’ vero che gli enti previdenziali fanno anche assistenza – attività in perdita per definizione – ma è anche vero che, nel registrare le entrate e le uscite, distinguono per tipologia. E’ quindi possibile guardare ai conti separatamente per previdenza e per assistenza. Ebbene, limitiamoci pure alla sola previdenza, e tralasciamo le spese di gestione e tutti gli altri oneri accessori: si vede che, a fronte di 229 miliardi di pagamenti previdenziali si sono incassati solo 188 miliardi di contributi, con uno sbilancio di circa 41 miliardi, poco meno del 3% del Pil. Alla faccia dei modellini dei teorici delle pensioni, che, sempre, pongono il vincolo Entrate (contributi) = Uscite (pensioni)!

Naturalmente, alla fine, le entrate eguagliano le uscite, perché la differenza la mette lo Stato, cioè a dire la fiscalità generale. Ma se spendiamo i nostri soldi così, oltre che per le spese militari (Giorgio Tassinari, La mano destra e la mano sinistra dello Stato. Ovvero: spese militari e spese per l’istruzione) non stupiamoci poi se, nonostante l’alta pressione fiscale, settori quali la famiglia e l’istruzione risultano sottofinanziati, rispetto al resto del mondo industrializzato.

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